Star Wars Episode VII – The Force Awakens

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Spoiler a tutto razzo. Non scassate il cazzo. Tanto ormai lo ha visto anche lo spirito santo.

Se vi avessero detto che la trama del nuovo Star Wars sarebbe stata questa: un droide con informazioni importanti sta scappando dal nuovo impero per tentare di raggiungere una base ribelle, aiutato da un eroe solitario che vive in un pianeta deserto e desertico con sogni e speranze più grandi di lui, in possesso di un potere magico e di un arma singolare. Voi cosa avreste detto? Cazzo ma è Star Wars! Cioè, il primo Star Wars! Perché rifarlo? Perché fare un surrogato di una cosa che ha già dato quello che doveva dare? Perché non c’è un’idea originale?

Vediamo di fare chiarezza. Proviamoci.

Lucas, dopo la triste ma redditizia avventura dei suoi prequel, che abbiamo ripercorso e analizzato poco tempo fa, decide di vendere tutta la baracca alla Disney, che ricordiamo conquisterà il mondo a breve. Subito le menti geniali della casa di produzione, che è una delle più prolifere degli ultimi 70 anni, vogliono mungere soldi dal brand e organizzano una nuova trilogia con tanto di costruzione dell’universo in pieno stile Marvel, con spin off e film ambientati nel solito mondo che avranno poi collegamenti con il filone principale.

E lì: Spettacolo! Strabello! Vedi il primo teaser trailer e sei tutto eccitato, vedi il trailer che ti spiega tutto il film e sei eccitatissimo, vai al cinema e mentre lo guardi sei super emozionato, all’uscita ti senti immortale! Strabello! Strabello!

Ma dopo… pensandoci. Cioè bello, però… Magari quel plot hole si poteva evitare, forse il solito climax per la 4° volta si poteva evitare, magari trattare il prodotto come film unico e non come primo pezzo di una trilogia sarebbe stata una scelta migliore, forse Luke una parola poteva dirla. Però cioè, strabello. Kind of… Bellino. Visivamente strabello… però… magari se chiami Lupita Nyong’o non me la tramuti in una nana in CGI. Vabbè, STRABELLO. Credo

Pre-produzione

La Disney ha bisogno di un team tecnico con i controcazzi, e non deve fallire. Non può permettersi che i fan della saga si ritrovino davanti ad una nuova seconda trilogia. Sarebbe la morte del brand, o comunque una bella mazzata. Ma sono comunque sicuri del successo del film, quindi ok fare le cose per bene ma cazzo è Star Wars, lo andranno a vedere anche i cani. Vi ricordate le interviste della gente all’uscita di The Phantom Meneace o addirittura di Attacks of the Clones? Erano film ok, voglio dire non perfetti ma comunque avevi visto Star Wars. Tutti felici. Adesso sono giustamente considerati i due peggiori film dell’intero brand, ma a noi interessa la prima settimana di proiezione e poi tanto il DVD il fan lo compra anche se il film è una merda. Quindi pff…

Cose fatte bene ma fino a un certo punto, in realtà serve molto rimbombo e un’idea visiva che riporti Star Wars alla sua vera immortale forma, e non quel pasticcio strafinto di Lucas all’inizio del 2000. Tanto alle trame la gente non ci fa caso, fa caso ai personaggi (distorsione indotta dalle troppe serie televisive, poi ci scriverò qualcosa ma adesso non mi dilungo) e vuole tanta azione figa. Il resto si può omettere o trattare leggermente peggio.

Quindi, serve J.J. Abrams che in questo momento è un regista molto acclamato (tengo sempre a precisare che a me lui piace, soprattutto come tratta visivamente la roba), Kasdan alla scrittura che a suo tempo sceneggiò The Empire Strikes Back e altre perle tipo Raiders of the Lost Ark, Williams alle musiche e Mindel alla fotografia, ottimo tecnico che ha già lavorato con Abrams (a me piace molto come ha colorato Domino di Tony Scott).

La carte ci sono tutte, soprattutto J.J. che in questi anni ci ha insegnato come è più importante lo hype per un film che non il film stesso, e alla fine sembra proprio che l’intento principale della campagna di marketing di questo nuovo Star Wars sia stata vendere l’intento e sconvolgere il web. E chi meglio di J.J. appunto, che con il suo cassetto dei misteri riesce sempre a costruire un’aspettativa che poi si rivelerà più interessante del prodotto finale. Si è già visto bene in Into Darkness, Super 8 e in Cloverfield (in cui è accreditato solo come produttore), e lo abbiamo rivisto durante la pre-produzione e la campagna pubblicitaria di questo Star Wars, perfetta nella sua essenza mediatica 2.0 che ha saputo sfruttare il web perfettamente e ha creato un rimbombo gigante portando al cinema ogni tipo di spettatore e facendo parlare di sé prima e dopo.

Un esplosione programmata dal corpo volatile e infiammabile che dopo una grossa vampata continua a fare luce, ma cosa è rimasto? Dei tizzoni.

Star Wars Episode VII – The Force Awakens

Quindi è bello o è brutto? Eeeehm… è bellino. Ha tante cose belle e tante cose lasciate a sé, è un po’ tronco e secondo me J.J. non ha saputo capire a fondo Star Wars.

Ma torniamo al discorso iniziale e alla critica che tutti muovono a questo film: è identico all’originale Star Wars con dei piccoli espedienti tratti da Empire Strikes Back e Return of the Jedi. Questa accusa secondo me è più che valida. Un amico, Nicola, che ne sa molto più di me in fatto di cinema mi ha detto: “Mi pare una critica un po’ facile e fine a sé stessa, che male c’è? Non ci vedo nulla di così grave.

No, non la penso così: è vero che, come ho detto anche parlando di Hunger Games, le storie alla fine sono sempre quelle, ed è anche vero che di per sé non è un male avere la trama, l’idea o l’impronta di un altro film, o che ricalca uno stereotipo. Dipende come poi veicoli le cose.

Però qui stiamo parlando di un film che ricopia la storia di un prodotto nel suo solito brand, e ricopia proprio l’originale Star Wars! Che fa della sua forza l’idea narrativa, quindi ogni giustificazione decade di fronte a questo ingenuo errore.

Mi spiego: Star Wars introduce per l’epoca un’idea decisamente innovativa, fonde la narrazione fantasy con un’ambientazione atipica, nello specifico la fantascienza. Questa commistione non ha però fondato un nuovo genere, ha solo creato un’idea che poi ha avuto un ottimo responso, ma di per sé l’esperimento è concluso. Con successo ma si è concluso. Tutti gli Star Wars dopo abbandonano lo schema fantasy classico per portare la narrazione verso altri lidi, sempre mantenendo l’impronta di partenza ma distaccandosi dai cliché più marcati del genere fantastico. Non ha fatto quello che hanno fatto altri titoli, tipo Alien di Scott, cioè creare un sottogenere partendo da una base. Per Alien è stato lo horror in space, il film ha praticamente gettato le basi per tutto quello che ci sarebbe stato dopo dentro quella cornice. Se invece guardate i cloni di Star Wars sono tutti delle scopiazzature oscene, perché appunto non c’è stata una genesi di un nuovo genere da sfruttare ed esplorare ma Star Wars in primis sfrutta un genere esistente e lo mette sotto una luce differente. Questo fa sì che il tuo film sia un’ennesima scopiazzatura come a suo tempo fu Starcrash di Luigi Cozzi, per dirne uno. L’esperimento non ha più nulla da dire, e Star Wars è fatto in quel determinato modo non perché la storia fosse interessante o chissà quale colpo di genio (il prescelto salva la principessa e sconfigge il male guidato da un mentore. Non ti sforzare troppo…) ma perché ha la forza di ribaltare uno stilema narrativo classico inserendolo in un contesto del tutto avulso.

Quindi: rifare la storia non ha senso perché è un esercizio di stile per vedere se hai capito come funzionano gli stilemi di un genere, e replicare l’esperimento non ti è possibile visto che è già stato fatto con successo.

Abrams e un po’ di strizza

E allora si entra in pieno campo Abrams, in cui si prende un film e ci si piantano nel mezzo dei fan service casuali collegati al brand in questione. Devo ammettere che in questo Star Wars questa cosa è stata fatta decisamente meglio che in Star Trek, e anche se a volte un po’ forzati risultano comunque molto più armonizzati con la trama. Però si capisce subito quanto dicevo sul non capire Star Wars e rifarlo sulla falsa riga: c’è il pianeta desertico ma non è Tatooine, c’è il ghiaccio ma non è Hoth, c’è la repubblica ma non sono su Coruscant, c’è il droide con le informazioni vitali per la resistenza ma non è R2-D2, c’è l’impero ma non è l’impero. Il punto in sintesi è: non basta ricopiare la successione di eventi e la genesi dei personaggi per rifare un film di un brand, devi carpirne l’epica e la memoria.

Collegandomi al discorso sul marketing e rimanendo in tema immagino perché sono andati così sul sicuro: paura. Come detto la pressione su questo film è stata tanta, se ne è parlato per anni, e il cast tecnico messo assieme non poteva fallire. Quindi alla fine è stato più facile per tutti incassare una critica del genere ma portare sullo schermo un prodotto visivamente ottimo e tutto sommato godibile ed evitare di replicare il passato Lucas. Eh sì, perché la trilogia di Anakin Skywalker ha gettato sotto un ombra oscura il futuro cinematografico di Star Wars, nessuno si poteva permettere di fare peggio e quindi scontentare ancora di più i fan. Tutta questa aspettativa e la posizione critica del nuovo film di un brand ai corsi di recupero di cinema ha messo una bella strizza addosso alla produzione. Ecco perché non hanno tentato nulla che stordisse lo spettatore: “guarda spettatore, è tutto come ti ricordi!

E uno si tranquillizza. Forse troppo.

Avevo detto che questo film è bellino, non un cesso, e da come sono partito pare che lo debba distruggere. No, cioè non troppo, Il Risveglio della Forza ha tantissime cose positive, visivamente soprattutto. Questo film secondo me, nel minestrone dei filmoni commerciali usciti nel 2015, è uno dei più belli visivamente. Poco sotto a Mad Max Fury Road, che è perfetto, questo talvolta inciampa su qualche inutile creatura in CGI… ma cazzo!

I costumi sverniciano, le creature animatroniche sono bellissime e le spade laser vibranti! Splendide. Fotografia bilanciata con un risalto sui toni saturi e scuri, è splendida. I giovani sono tutti belli ed energici, la colonna sonora è molto buona anche se non memorabile, e i suoni! I suoni sono veramente una delle cose meglio del film, riportano indietro di molti anni e si nota la cura in ogni minimo aggeggino che fa plip plop splip splop.

Elogio a J.J. per questa regia profetica, questo essere sempre sul posto prima che l’azione si trovi li. Le introduzioni alle scene sono molto ambientate nelle location grazie a questo espediente. Camera sul luogo e poi ci spostiamo lentamente dentro questi campi lunghissimi per cercare e trovare il vero soggetto, che per un momento è stata l’ambientazione: lo spazio, il deserto, la neve, il silenzio dei corridoi della base del Primo Ordine. Movimenti di macchina ampi e ariosi che ben si sposano con la vastità in cui tutto il film è calato. Grande scelta registica, bella idea, bravo.

Certo quando il film parte e ti desti dall’ipnosi visiva che inevitabilmente induce vengono a galla i primi problemucci di trama, che a dispetto del fatto di essere una fotocopia del primo film della saga ha anche delle idee buone, ma fatica a essere coerente e sfrutta degli incastri molto ingenui.

Trama e personaggi

Partiamo dall’analizzare il rapporto tra Poe Dameron (Oscar Isaac) e BB8, il simpatico robottino introdotto in questo capitolo: Poe è un pilota di caccia della resistenza e BB8 è il suo personale droide, che come tutti gli altri droidi protagonisti della saga è dotato di una personalità marcata e di un ben preciso carattere.

Poe non funziona per nulla, sta troppo poco tempo in schermo per riuscire a sviluppare un legame con il pubblico e alla fine è il solito dipinto dell’eroe che sa fare una cosa strabene, in questo caso pilotare, senza molto altro da dire. E sì che Isaac è un attore eccelso, peccato che il personaggio sia introdotto marginalmente in questo film, cosa che mi fa supporre che venga sviluppato in futuro. Spero. Questo è uno degli altri evidenti problemi di questo capitolo: non riesce a dipingere i protagonisti con decisione, lasciando sì molto interesse per il prossimo Episodio VIII, ma risultando inconcludente di per sé. Una costruzione sospesa con dei cliffhanger quasi da serie televisiva, anche la Marvel riesce sempre a chiudere il discorso senza dare l’idea di essere stata inconcludente. Dobbiamo ricordarci che non siamo difronte a un prodotto televisivo, questo modello di sospensione nel cinema ha quasi sempre fallito. Vi ricordate l’orribile Continua… di Matrix: Reloaded? Non siamo a quel livello ma l’idea è quella. The Empire Strikes Back sospende la narrazione ma mette il puntino sulle i dei suoi personaggi: Lando si delinea, Boba Fett si delinea, preparano la strada a quello che poi sarà una risoluzione futura e non cadono vittima di inconcludenti sub plot.

BB8 invece è un droide molto simpatico e a mio preavviso una delle cose meglio riuscite del film, certo il personaggio è relegato a essere la parte comica e pucciosa così da stare simpatico a tutti, bambini adulti femmine e maschi. Però riesce nel divertire e commuove grazie a un’estetica molto cucciolosa (che cazzo di termini sto usando) e delle animazioni bellissime, ricordo che è interamente animatronico.

Poe e BB8

Il rapporto tra questi due però è molto freddo anche se vengono introdotti come amici, il droide è chiaramente legato al suo padrone come potrebbe esserlo un cane, un legame molto istintivo ma forte. Poe però no, è freddo quando ci si rapporta e spesso quando sono assieme non lo degna di uno sguardo. Errore madornale: hai creato un personaggio istintivo e affettuoso attaccato ad un essere freddo, il rapporto non funziona perché sembra, e in effetti è, unilaterale.

Sempre parlando di questo ribadiamo uno dei più grossi plot hole del film: BB8 ha le informazioni più importanti del film ma nessuno lo cerca. Il film inizia con una scena bellissima, forse la meglio di tutte: Poe e BB8 stanno cercando una mappa che conduce al jedi in esilio Luke Skywalker, questa pare essere nelle mani di Max Von Sydow in un remoto pianeta della galassia, Jakku. Anche il Nuovo Ordine è sulle tracce della stessa e attacca il villaggio di Von Sydow, quindi Poe nasconde la mappa in BB8 e lo fa scappare. Fin qui tutto ok, peccato che poi nessuno cerca più BB8! Anche se sono a conoscenza che la mappa la custodisce lui. Poe torna alla base della ribellione, infatti dopo lo vedremo impegnato in una battaglia contro il Nuovo Ordine, è plausibile quindi che non abbia detto nulla ai generali ribelli di cosa è successo su Jakku? Perché? Durante la battaglia alla taverna di Maz Kanata, Poe non sembra minimamente turbato dalla perdita del suo amico, né dal fatto che l’importantissima missione che stava svolgendo è finita malissimo, per fortuna che li ci sono Finn, Rey, BB8, Han e Chewbe che spiegano tutto e consegnano le informazioni nelle mani giuste, altrimenti non sarebbero state mai più trovate visto che la sensazione è quella che se ne stessero fregando. Questa cosa svilisce tutto il plot della ricerca della mappa e lo relega a semplice meccanismo di trama dedito solo a sbloccare un espediente per far incontrare i personaggi. Davvero brutta questa cosa, è molto ingenua e pesa come un macigno sulla scrittura.

Già che ci siamo, finiamo di parlare dei giovani: Rey, Finn, Kylo Ren e il generale Hux, cioè Daisy Ridley, John Boyega, Adam Driver e Domhall Gleeson. I bimbi giovani in questo film so tutti belli e tutti bravi, peccato per lo script che ne svilisce le prestazioni e il potenziale, e per una piccola ingenuità nel casting.

Finn e Rey

Iniziamo dai buoni! Finn e Rey sono dei personaggi interessanti ma uno scade un po’ nel banale e l’altro viene sviluppato frettolosamente anche se l’idea alla base è buona. Rey è un’eroina abbastanza standard e senza molto da dire, ha un passato misterioso e cerca una redenzione per la sua grama vita, ha un potere magico nascosto che dovrà padroneggiare per destreggiarsi durante l’avventura e brandisce un arma iconica per il character design. Il personaggio è costruito su una linea abbastanza identificabile per questa tipologia di eroe, e ci ricorda i più classici protagonisti delle avventure anni ’80, mi piace che sia una femmina anche se il periodo attuale forza questa scelta che sta ormai diventando maistream. In questo primo episodio però non riesce a scrollarsi di dosso lo stereotipo del prescelto che, se aveva funzionato nel primo Star Wars per le motivazioni dette prima, riproposto in salsa differente risulta più una parodia che altro. Capisco l’accostamento con il giovane Luke ma la formula scade una volta che si ripropone per la terza volta (ricordiamo che anche Anakin è un prescelto) nel solito brand. Possiamo considerarla come un must have della trilogia, come un marchio o una consuetudine, però le similitudini con i passati episodi ne sviliscono la forza, ponendola sotto una luce ingenua e banale che sa quasi di eroe stereotipato da shonen manga per i più giovani e nulla più. Daisy Ridley comunque è splendida e bravissima, nulla da dire.

Finn è un personaggio con una genesi molto interessante e introduce perfettamente una delle cose più belle del film, l’umanizzazione dei trooper, che in Star Wars sono sempre stati molto freddi e quasi robotici. Qui c’è da aprire una parentesi perché se nei precedenti capitoli la rappresentazione asettica dell’esercito imperiale e della repubblica rappresenta perfettamente il concetto di narrazione fantasy del male contrapposto al bene senza bisogno di alcun pretesto (è praticamente lo stilema più classico di quel tipo di costruzione fiabesca: i cattivi che non hanno bisogno di introduzione né giustificazione, sono cattivi e punto). In questo si ha un intelligente ribaltamento dello stereotipo che però si scontra con le intenzioni del film iniziando a non farci capire bene l’intento narrativo finale. Vuoi ricalcare i passi del primo Star Wars o no? Non era più intelligente a questo punto creare una trama originale distaccata completamente dai precedenti capitoli inserendo queste buone idee in un incastro narrativo più adatto a riceverle? In The Force Awakens ogni cosa ha una giustificazione e una genesi, ma tutto è molto pretestuoso finendo per oscillare tra una narrazione fiabesca che non chiede categoricamente una spiegazione dettagliata degli eventi, e una narrazione più realisticamente romanzata che invece sfrutta le motivazioni dei personaggi come primaria leva di interesse.

Parlavamo di Finn che introduce questa interessante lettura umana del primo ordine: in questo capitolo l’impero è molto più visivamente nazista che nel resto di tutta la saga, i leader parlano alle truppe, addirittura ci sono trooper che si staccano dal branco di pecore e agiscono d’impulso (come il tizio che etichetta Finn traitor), ancora Capitan Phasma con un look differente dagli altri, o i trooper usati per le scene comiche. Insomma, un Primo Ordine molto umanizzato e quindi più fruibile per lo spettatore.

Finn è a sua volta un trooper emotivo, che sceglie di abbandonare le crudeltà del Primo Ordine per essere in pace con sé stesso, interessante concetto ma sviluppato con troppa facilità. Comunque è il personaggio più intrigante e riuscito, anche grazie a Boyega che è spettacolare nelle parti ironiche e credibile in tutte le altre scene a lui dedicate. Quindi molto bella questa voglia di umanizzazione degli antagonisti e molto bello Finn, anche se in leggero contrasto con l’impronta narrativa già di per sé poco chiara.

Ren e Hux

E adesso i cattivoni! Kylo Ren e Hux. Iniziamo dal più facile: Hux è l’erede spirituale di Grand Moff Tarkin e Gleeson lo costruisce molto bene, è forte è cattivo è sicuro, addirittura sfida apertamente Kylo Ren finendo un po’ per emulare quello che fu Richard LeParmentier nel primo Star Wars (I find your lack of faith disturbing). Quindi un personaggio che sta nel suo ruolo benissimo e che non richiede molto tempo sullo schermo per funzionare, c’è sempre questa eredità dei vecchi personaggi di Star Wars che aleggia su tutto e che poteva essere tranquillamente evitata ma si perdona a Gleeson ,attore molto competente:  basta guardarlo in Ex Machina.

Kylo Ren è il main villain del film e…. ahi ahi… nota dolente. E non per colpa di Adam Driver che comunque considero una scelta di casting un po’ azzardata (è troppo bonaccione, dài), nemmeno per la scena in cui si toglie la maschera e mostra il suo volto da bravo bimbo, come detto mi piace questa umanizzazione dei cattivi. Non funziona per una semplice cosa: non ha nessuna motivazione apparente per aver abbandonato il lato chiaro della forza, ma ancora il film pretende una spiegazione al passato di ogni personaggio che introduce. È un controsenso.

Mi spiego al volo: Darth Vader è cattivo. Punto. E’ il cavaliere nero della fiaba, non c’è bisogno di altro, non devi dirmi nulla di più, già il contesto narrativo ne giustifica l’esistenza. E infatti nel primo Star Wars non ha bisogno di altre spiegazioni per funzionare, alla fine non c’è bisogno di sapere le motivazioni più intime che hanno portato una brava donna di paese a diventare la strega maligna di Biancaneve, nessuno si domanda del perché Sauron è uno stronzo così grosso. E se vi dessero una spiegazione decadrebbe la cornice in cui è inserito il personaggio. Kylo Ren dovrebbe essere l’erede spirituale di Vader, però è implicato già da subito in torbide faccende di parentele strane e passati oscuri, questo lo mette nella scomoda posizione in cui lo spettatore cerca una spiegazione ai fatti ma non la trova, e Kylo Ren diventa la principessa bizzosa che emula il nonno perché intrappolato in un non ben definito teen drama che in questo episodio non si capisce né si conclude, lasciando il povero personaggio aleggiare nel limbo della demenza adolescenziale. Kylo Ren è assolutamente incapace di reggere una parte così importante e, ripeto, solo per colpa di una sceneggiatura insicura.

A tal proposito va sempre ricordato che anche quando l’originale trilogia inizia a seguire le vicende intime dei personaggi esce dalla cornice del primo film per mettere i piedi in altri generi, senza però dimenticare la sua genesi. Se ne sono accorti: “qui non siamo più nello stereotipo fantasy, va cambiata dialettica”.

Han e Leia

Tutti sono entusiasti di Solo e Leia, personalmente li ho trovati orripilanti senza appello. Anche dopo aver visto la versione in lingua originale, perché? Cosa rendeva belli Han e Leia? Il fatto che sono dei vecchi rincoglioniti che devono pagare il mutuo e hanno un figliolo bizzoso? No, cazzo! Era il loro spirito libero di giovani ribelli, in tutti i sensi, una ventata di sensualità e forza che andava oltre la lotta tra male e bene e trascendeva nell’amore, ma non l’amore platonico da vecchi impotenti. Senza baci né passione, era una cosa che sentivi a pelle. Erano belli, forti, vogliosi, si piantavano i ciuccioni, non dovevano badare ai figli e alle mogli, ai matrimoni falliti. In Empire Strikes Back lo vedi che si sarebbero trombati a vicenda fino allo sfinimento. Era quello che li rendeva immortali, più di Luke che anche da giovane comunque regge la parte del prescelto che impara a conoscere sé stesso e la forza, e infatti in questo film anche se appare per poco ha un’aura di saggezza enorme e ci sta. Ma Han e Leia sono la principessa maschiaccio e l’anti eroe! Sarcastici, iconici, la loro forma immortale risiede nella scena del salvataggio alla corte di Jabba, non durante l’abbraccino moscio che telefona la morte di Solo in modo molto puerile. Pensate a tutti i principi e principesse che finiscono per “vivere felici e contenti”, adesso pensate di vedere il loro post matrimonio quando la passione è finita e i figlioli spaccano le palle. Vogliamo davvero vedere questo? Siamo davvero così ansiosi di esplorare quel “vissero felici e contenti” per portarlo in un più grigio contesto terreno con le tasse, la vecchiaia e gli acciacchi? Per quanto mi riguarda assolutamente no. Orribili, non mi sono piaciuti nemmeno un pochino e non salvo nulla della loro presenza, forse la figliola di Carrie Fisher. Smettete con questi amarcord tremebondi che rovinano le memorie dei personaggi iconici di una generazione. Bocciatissimi.

Gli ultimi 4 punti

Ci siamo! ci siamo! Lo so che vi siete rotti le palle, dai ho quasi finito!

Ho già detto mille volte che il film non coglie l’epica dei vecchi titoli, e che ci sono dei plot hole abbastanza bruttocci, ma voglio esaminare dei punti che per adesso ho messo da parte: Politica, cinetica, Rey e la forza e il climax.

Politica

Dopo la trilogia di Anakin e Padmé, quando si accostano Star Wars e la politica tutti drizzano il pelo e scappano in preda al panico. Questo film non è da meno e per non ripetere gli errori dei suoi predecessori la elimina del tutto. Peccato che si parli di una nuova repubblica e che il primo colpo della Starkiller Base distrugga il pianeta dove questa avrebbe dovuto formarsi. Non mi dilungo troppo su questo punto ma devo dire che l’ho trovato molto debole come meccanismo emotivo. In Star Wars la Morte Nera distrugge il pianeta di uno dei protagonisti della storia, qui… cioè sono dei tizi mai visti. Chi se ne frega. Ok, siete stronzi, lo avevo capito nella prima scena. Ennesimo accostamento facile e pensato in modo banale con i vecchi film.

Cinetica

Il film soffre della cinetica moderna che ti riempie di esplosioni e confusione rubando spazio ai personaggi, per fortuna che le scene di questo film sono tutte molto belle altrimenti ci saremmo dovuti sorbire una sfilza di inutili momenti action fini a sé stessi e magari pure brutti! Il caccia è bloccato dal filo e non possono scappare per poi farlo un minuto dopo senza conseguenze, il Falcon scappa dai caccia nemici senza riportare conseguenze, il Falcon atterra in modo rocambolesco sulla Starkiller Base senza riportare conseguenze, ci sono i mostri a giro per la nave di Solo ma nessuno riporta conseguenze. Insomma, tutte queste scene a cosa servono? A nulla. Certo è un film d’azione e anche gli altri film del brand non sono da meno come casino cinetico, ovvio. Ma anche nel primo Star Wars le scene più lunghe hanno un fine, o introducono un personaggio o chiudono una fase. In questo le uniche scene d’azione che sento utili sono il climax ovviamente dovuto, il genocidio iniziale, e la battaglia alla locanda di Maz Kanata. Tutto il resto era evitabile e poteva essere una buona occasione per dare un po’ più di spazio ai personaggi. E non ditemi che Solo aveva bisogno del pretesto dei mostroni orribili per andare dietro a Rey e Finn, la scoperta della locazione di Luke mi pare abbastanza forte già di per sé!

Rey e la Forza

Rey utilizza la Forza dal nulla anche se ne ha sentito parlare poche ore prima, e a me questa cosa andrebbe anche bene se non smentisse tutto quello che conosciamo in proposito su questa energia magica. La Forza deriva dalla saggezza, dalla calma, dal ragionamento. È una sorta di presa di coscienza tra il tuo Io e il creato, ce lo dice Yoda in ogni film, anche in quelli di merda. In Star Wars addirittura Obi Wan si sacrifica durante il duello con Vader per unirsi a essa e guidare Luke nei momenti più critici. In questo episodio la Forza cambia faccia e diventa il Cosmo dei Cavalieri dello Zodiaco, che basta crederci e… PER IL SACRO LEO! Eh no signori, qui si perde l’epica di tutto il baraccone. Anche ipotizzando che Rey sia la figlia di Luke Skywalker e che quindi sia predisposta a recepire la Forza in modo più facile il discorso non regge, deve comunque allenarsi e imparare cosa significa usare questo potere, chiudere gli occhi non basta, volerlo fortemente non basta. Almeno, non bastava fino ad ora, magari lei è a un nuovo livello di jedaggine e può usare la Forza come se fosse una cazzata, giustificherebbe l’aver sconfitto Kylo Ren in duello, ma confermerebbe quanto ho detto prima: Rey è un’eroina molto facile, molto sbrigativa, quasi infantile, una costruzione del personaggio più adatta ad un manga per adolescenti o a un fumetto supereroistico che a quanto si è visto fino ad ora in Star Wars. Se a voi va bene questa cosa non ci sono problemi, di per sé non è un errore narrativo, è solo in forte contrasto con quanto detto fino ad ora.

Climax

Questo punto per molti potrebbe essere un po’ debole ma lasciatemi spiegare: in un brand di 7 film per 3 volte assistiamo ad una struttura sferica che viene fatta detonare dall’interno. Per 3 volte su 7 film. Se vi ricordate bene c’è anche in The Phantom Menace. Ora… a me sembra una cosa oltre lo stupido, come se nell’esalogia della Terra di Mezzo di Jackson i protagonisti della storia buttassero un anello dentro un vulcano per 4 volte, vi sembrerebbe normale? Già la solita idea in The Return of the Jedi mi è sempre sembrata forzata, ma adesso poi! Non c’è suspance, non è divertente, non sono interessato. L’ho già visto 3 volte! Inoltre è affidato a Poe Dameron che non abbiamo avuto tempo di conoscere, almeno negli altri film (mi sento stupido solo a parlarne) era in mano a personaggi bene o male importanti, qui no.

In più il film finisce con Rey davanti a Luke, che sembra ancora una volta l’ultima speranza per la galassia. Anche qui c’è un’ingenuità: il Primo Ordine è stato sconfitto! Sì ok, c’è Andy Serkis che è a bischero sciolto per la galassia e fa casino, però manca quel senso di urgenza che avrebbe enfatizzato ancora di più la scena finale! Pensate a questo: La Starkiller Base riesce a sparare il colpo sul pianeta dei Ribelli e rimangono solo gli eroi principali, Repubblica e Ribelli distrutti. Allora sì che serve Luke! Sei nella merda. Ma qui hai vinto… HAI VINTO… e rilassati!

Basta

Via… si è finito! Ma alla fine questo Star Wars come è? Ti è piaciuto? Sì e no, . Mi piacciono tantissime cose: Tutta la parte tecnica, le battute e l’umorismo, l’energia degli attori giovani e le spade laser (WOW!). Ma ci sono tantissimi problemi: troppo cinetico, leggermente fuori epica rispetto agli altri, trama a tratti forzata, film ingiustificatamente incompleto, i vecchi e questo voler rifare Star Wars solo nell’involucro ma non nello spirito.

QUINDI: aspetti Episodio VIII? Sì! Sei contento che Star Wars sia in mano a Skynet, hem.. cioè, Disney? Sì, Lucas lo aveva devastato. Ti sei divertito a guardarlo? La seconda volta sì, la prima no. Chiaramente sapevo cosa aspettarmi e l’ho incassato con molta più leggerezza. E Rogue One? Non me ne frega una sega, e trovo l’operazione commerciale davvero troppo dietro alle mode del periodo, però mi piace l’immaginifico dell’ambientazione e c’è Mikkelsen! Credo che lo vedrò!

Mi sto intervistando da solo, la smetto. Che Ego. Addio.


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