X-Men Apocalisse e gli altri 5

xmen1Madonna quanto mi piace la saga degli X-Men! E dopo aver visto lo splendido Days of Future Past per me questo brand cinefumettoso si è consacrato a vero e unico prodotto commerciale contenente dei super eroi che poteva dire qualcosa di serio. Da Age of Ultron però si nota una certa voglia di evoluzione naturale verso delle tematiche più alte e interessanti anche da parte della Marvel di Topolino che sforna appunto Civil War, intavolando una discussione piuttosto intelligente sui super poteri e sull’uso che se ne debba fare. Da qui ho iniziato a venerare X-Men Apocalisse come il cinefumetto che avrebbe consacrato questa giusta virata verso dei lungometraggi chiassosi ma comunque non del tutto stupidi. Alla fine gli X-Men sono stati i primi che nel nuovo millennio hanno provato a portare sul grande schermo dei super eroi in grado di ragionare su sé stessi, e se anche il primo tentativo di un Marvel Cinematic Univers (vedi Daredevil, Elektra, Blade) si prendeva molto sul serio le tematiche erano quasi sempre personali sul protagonista, sfociando in papponi esistenziali poco digeribili e inconcludenti.

Gli X-Men, oltre a sviluppare dei drammi sui personaggi, provano a inserire un discorso politico e sociale che abbracciava molteplici tematiche tra cui quella dell’uguaglianza, estesa a tutta una razza invece che rimanere confinata in un solo personaggio come si era visto fino ad ora e come si vedrà per qualche altro anno.

Prima di parlare di Apocalisse faccio un volo sugli altri cinque film. Tengo a precisare che non conosco bene gli X-Men cartacei e che quindi non mi impallo con le solite cazzate da nerd da fumetteria: i costumi uguali o meno, i caratteri simili a quelli del fumetto o no, le capigliature meno o più verdi… Non me ne frega un cazzo di queste puntigliosità irrilevanti. Prendiamo il prodotto cinematografico come blocco a sé stante.

X-Men

Quindi è il 2000 e Brian Singer ci regala X-Men, il primo film di una lunga e fortunata saga. E’ sempre molto interessante adesso vedere come era il cinefumetto prima del Batman di Nolan, e prima del periodo Marvel allo scazzo totale: vivevano di questo alone dark trascinato dal Batman di Burton e dal dramma anni ’90 ma si distaccavano da quell’impronta fiabesca unica di Tim (come se fosse il mi’ fratello) per soddisfare un’idea visiva assolutamente più realistica e drammatica, cosa che poi appunto Nolan consacra con Batman Begins, ma che comunque era stata pensata e attuata, in modo ingenuo, prima.


L’unico che si discosta da questa impostazione è Del Toro che con i due Hellboy (2003 e 2008) ha dimostrato già al tempo di essere parecchi anni avanti a tutto il resto, infatti erano troppo intelligenti per piacere e non li ha cagati nessuno. Grazie umanità. C’era arrivato 10 anni prima degli altri, quasi nulla. Ma se ne riparlerà dopo il terzo se mai lo faranno.


X-Men è appunto un film molto realista sia nel visivo che negli intenti, cala da subito i suoi personaggi in quello che sono dei problemi di tutti i giorni estremizzati dalla loro condizione X e mette in chiaro con le prime scene gli intenti del film.

Ci troviamo quindi a dover affrontare amori non corrisposti, insicurezze personali, fallimenti scolastici e rapporti sociali, tutto perfettamente calato nell’universo del Se fossi, in questo caso del Se avessi i poteri. Questo aspetto personale della vicenda è portato avanti dai personaggi di Scott, Jean e Logan, coinvolti in un triangolo sentimentale tra adulti, che rispecchia quindi l’età dei personaggi e il tono del film, e da Rogue e Bobby che si innamorano ma non possono toccarsi per via della singolare mutazione di Anna Paquin.

Abbiamo invece dalla parte della problematica sociale Eric Lensherr e Charles Xavier, rispettivamente Patrick Stewart e Ian McKellen, che con i loro due personaggi ci parlano dell’olocausto e della tolleranza al diverso da parte dell’uomo e soprattutto della società.

Le tematiche della paura verso l’ignoto, della chiusura mentale del popolo che riflette quella dei loro leader e soprattutto questa costante aura di razzismo che vede scontrarsi l’uomo con i mutanti e viceversa si consacrano nel climax, quando Magneto (Eric) vuole trasformare i leader dei più grandi paesi mondiali in mutanti così da cambiare la loro prospettiva verso questo pressante problema. Ho sempre trovato molto interessante come queste tematiche si veicolino praticamente da sole grazie alla trama e ad una scrittura dei personaggi molto buona, e come siano condivise dalle due parti in gioco: Anche se la visione del mondo di Magneto e Xavier è profondamente differente riflette le solite preoccupazioni e punti di vista, ma proprio come si affronterebbe un problema reale non è tanto il problema in sé il dilemma ma quanto la soluzione adoperata per risolverlo.

Nessuno ha torto o ragione negli X-Men, c’è un presupposto condivisibile da tutte le parti in gioco e ci sono modi differenti di affrontarlo.

Un film molto maturo come concetti ma che adesso è invecchiato leggermente sotto il punto di vista degli effetti speciali in CGI e della costruzione narrata della trama che talvolta inciampa in piccole ingenuità: gli aiutanti del villain relegati a macchiette, il castello del male dei cattivi un po’ troppo distante dal concetto di realismo che pervade tutto il film e questo costante americacentrismo che mi è sempre parso fuori luogo.

Comunque secondo me uno dei meglio della saga, un film ben strutturato con delle mire precise, non perde mai di vista i suoi contenuti e soddisfa a pieno la parte super come il ragionamento politico che propone.

X-Men 2

Singer ci ha abituato bene con film tutto sommato abbastanza buoni come Apt Pupil, The Usual Suspects e appunto il primo X-Men. Sentirlo a lavoro su un nuovo film del brand ha reso felici i moltissimi fan del primo titolo e al tempo fece ben sperare, potevamo rivedere in scena i nostri eroi e sperare che non ci venisse propinato un film vuoto o inutilmente drammatico.

Quindi 2003 e X-Men 2.

Sempre rimanendo attaccato alle tematiche del precedente titolo Singer stavolta porta in scena un film molto più personale, più vicino ai personaggi che al loro posto nella società, ma lo fa sapientemente al contrario dei prodotti citati prima che mettono l’eroe come unico espediente di trama. Se questi peccavano di egoismo nei confronti del protagonista, che finiva sempre per fare la parte dell’adolescente permaloso anche quando aveva 35 anni, (ogni riferimento a Daredevil è puramente casuale) senza in realtà creare un’empatia per gli altri aspetti della loro vita, in X2 si ha l’ingegno di mettere tutti i personaggi in una situazione esasperata di pericolo e dramma calcando la mano sulle situazioni già presentate nel precedente titolo. Questo da la possibilità alla scrittura di giocare con le molteplici sfaccettature dei protagonisti per creare un bel film corale che, sì identifica come suo protagonista il Wolverine di Hugh Jackman, ma che riesce a dipingere quasi tutti i personaggi di questa storia di vendetta e risentimenti personali. Un film quindi sulla società dei mutanti, sui rapporti che hanno tra di loro e su come i poteri possono distruggere o rafforzare un legame. X2 umanizza questi mostri agli occhi della società e lo fa nel modo giusto, tirando in ballo una storia di violenza e sofferenza che inevitabilmente romperà il delicato equilibrio di alcuni di loro.

In più riesce a dosare meglio gli effetti speciali, e la costruzione della storia è meno prevedibile risultando anche adesso un film assolutamente godibile che risente marginalmente dei suoi tredici anni, che possono sembrare pochi ma che in questo genere di film pesano come macigni.

Molto bello, molto maturo.

X-Men: The Last Stand

Tre anni dopo esce il film che dovrebbe concludere l’arco narrativo degli X-Men adulti, ma SingerJames Marsden (Cyclops) si levano dalle palle per andare a fare Superman Returns (‘na merda indigeribile) e quindi tutta la baracca cade in mano, oltre che alle major (dài, si sa), a Brett Ratner, regista conosciuto per i Rush Hour e Red Dragon. C’è da dire poco ma Singer come tecnico gli va via di tacco, e anche se questo tizio non è nuovo all’azione e al cinema cinetico si trova davanti una sceneggiatura non brillante con un solo grosso problema.

PHOENIX.

Il terzo film del franchise ad essere onesti tenta di ripercorrere le orme del primo portando in primo piano le problematiche sociali della comunità dei mutanti piuttosto che i problemi personali dei protagonisti che, comunque, ci sono. Nel fare questo ci propone un intelligente ragionamento a proposito di una presunta cura per il gene X, che in sintesi sopprime i poteri speciali. Questa visione di una realtà che per alcuni individui è vissuta come una quotidianità, mentre per altri è una malattia da curare, pone molti interrogativi su cosa è considerato normalmente tollerabile dalla nostra attuale percezione morale e cosa non lo è, tirando in ballo argomenti come l’omosessualità, le associazioni religiose o moralmente estremiste, i transgender o l’amalgama razziale sempre più presente in ogni paese del mondo.

Se da una parte allora troviamo un buon punto di partenza per quello che poteva essere un film intelligente, dall’altra ci scontriamo con la devastante Phoenix, forma ultima della dottoressa Jean Grey al massimo del suo potenziale.

Questo apre una parentesi che poi vedremo meglio in Apocalisse: un villain così prorompente quanto spazio ruba al film? Come lo tratti? Non puoi lasciarlo da parte, né lo puoi mettere al centro della questione perché come in ogni X-Men stai anche tentando di passare un messaggio allo spettatore. Se da una parte è giusto che in questi film ci sia una concreta difficoltà dall’altra c’è sempre il rischio che la cinetica e la confusione rubi spazio al resto instupidendo il film, in questo caso diciamo che ci siamo andati estremamente vicino inserendo un cattivo troppo dirompente che non ammette nessuna forma di rapporto o ragionamento se non quello degli schiaffoni.

Ammetto però che il film ci propone molte scene interessanti come la morte di Xavier, le scene di Jean da piccola, o il climax con il sacrificio sentimentale di Logan. Però è frettoloso in molte parti, come nel dipingere i cattivi che rimangono in disparte o finiscono dentro siparietti davvero poco felici (vedi la risoluzione di Mystique nei confronti di Magneto) o nel provare a farci pesare la situazione di rottura tra Bobby e Rogue che è veicolata in modo spicciolo, frettoloso e con poca empatia.

Quindi, un mezzo fallimento narrativo e un film che visivamente ci prova ma che ha poco da dire.

X-Men: First Class

2011, gli X-Men tornano dopo quattro anni di silenzio cinematografico con un progetto di rispolvero del brand proponendoci una nuova trilogia (dopo la scena finale di Apocalisse forse tetralogia o pentalogia?) che vede protagonisti i vecchi personaggi da giovani. Idea ottima ma come viene sviluppata?

First Class è un signor film con delle piccole pecche che secondo me potevano essere evitate facilmente e che si vedono, ma che comunque non né pregiudicano la qualità generale.

Prima di tutto l’introduzione dei vecchi personaggi nella loro forma giovanile è perfetta: si inizia come fu per il primo X-Men di Singer da un Eric Lensherr bambino nelle mani dei nazisti costretto ad assistere alla morte della madre, per poi continuare con una timida e insicura Mystique che trova il suo primo amico in una società che la rifiuta, Charles Xavier. E’ chiaro da subito che l’eredità di Singer e le tematiche affrontate nei precedenti tre capitoli non verranno messe da parte, anzi, in questo First Class si ha l’ottima idea di calarle in un contesto storico molto marcato che tenne il mondo con il fiato sospeso: la crisi dei missili di Cuba nel 1962.

Idea a mio avviso splendida, si ha la possibilità di parlare di una società che gira attorno alle armi, alla guerra e all’autodistruzione prendendo il discorso dalla parte della paura del diverso che se esiste tra umani e mutanti esiste anche tra uomini, tra le culture e i popoli. In questo caso ottima l’umanizzazione delle parti chiamate in causa, americani e russi, che incornicia i vertici militari come freddi e spietati ma le truppe che poi sono chiamate a fare il lavoro sporco impaurite ed emotive.

La scelta del cast per questa nuova saga degli X-Men è splendida: McAvoy, Fassbender e la Lawrance sono sempre grandissimi e poi mi mettono in campo la bellissima Rose Byrne che secondo me è un attrice sottovalutatissima, e lo splendido Kevin Bacon.

Un film quindi che ci racconta un passato fantapolitico estremizzando, come avviene sempre in questa saga, ogni aspetto della narrazione. Situazioni, sentimenti, società. E’ tutto in un piano più vivido e pressante. Con i personaggi che si fanno carico non solo dei loro problemi ma anche di un integrazione necessaria per la convivenza.

Come detto il film soffre di piccole pecche: gli effetti speciali sono troppo evidenti e finti, certi personaggi sono di cattivo gusto e i cattivi rimangono un po’ tutti anonimi, escluso Kevin Bacon che fa uno splendido Sebastian Shaw, grande villain. Matthew Vaughn e il direttore della fotografia John Mathieson potevano fare di meglio con il visivo che spesso passa immotivatamente per scelte da teen movie di bassa categoria, e non riesce a gestire a pieno le scene in CGI che sono trattate come dei filmati da videogioco, molto poco dinamiche molto poco mobili. Si ha la sensazione che ci sia una camera finta dietro la scena finta, che poi c’è ma che non si dovrebbe vedere.

Alla fine però è un buon film che mette le basi per quello che si spera sarà una saga di alto livello.

X-Men: Days of Future Past

2014, torna Singer e BEM. Il capolavoro. A mani basse, fatto forse per caso non lo so. Una bomba secondo me, sicuramente il mio cinefumetto post 2000 preferito.

Days of Future Past racchiude tutte le idee buone dei precedenti film e le porta ad un livello narrativo davvero invidiabile.

Come per il suo predecessore il film è fortemente calato in un periodo storico che tutto il mondo ricorda: il periodo di guerra del Vietnam con Nixon alla guida degli U.S.A. contrapposto ad un distopico futuro dove invece la guerra totale è una realtà quotidiana. Molto interessante questo rapportare la guerra alla guerra parlando di un governo e dei governanti impauriti di quello che non riescono a computare, inevitabilmente questa paura porta ad un conflitto. La guerra come in Vietnam, come nel futuro, la guerra come se ne è già parlato nel primo titolo della nuova saga, e come poi si è rivista in praticamente ogni film degli X-Men.

La guerra che in questo film è generata in tutti e due i casi dalla solita paura e dalla solita entità, che fa il bello e il cattivo tempo. Come unico vero pericolo quindi la società, pericolo per sé stessa oltre che per chi vorrebbe eradicare ed imbrigliare. Infatti il futuro è oscuro anche per gli uomini, non solo per i mutanti.

Days of Future Past dosa gli effetti speciali e li riserva per poche ma bellissime scene nel mondo distopico dove la sapiente idea di rendere tutto più scuro (e oscuro) aiuta un po’ questo comparto visivo che in First Class ha dimostrato di non essere brillante, qui troviamo una fotografia violacea scurissima che è un piacere per gli occhi e che nasconde i non perfetti effetti visivi che nelle scene del futuro sono splendidi mentre quei pochi che ci vengono mostrati nella loro pienezza in scene diurne, o magari più illuminate, non fanno proprio gridare al miracolo.

Il film ci regala scene memorabili come la corsa di Quicksilver, o lo splendido stand off contro le sentinelle di Magneto McKellen.

Inutile che mi dilunghi, ne parlerei per ore: Jennifer Lawrence usata al suo massimo, splendida in questo film. Il cattivo umano d’aspetto (Peter Dinklage) e di animo, inserito nell’ingranaggio sociale che olia per sé stesso sfruttando il dolore di chi è diverso, mi piace che abbiano scelto una persona affetta da nanismo che a sua volta dovrebbe comprendere la situazione di chi non viene considerato normale.

Torna Ottman a curare le musiche, come nei primi titoli, e rielabora il suo tema per X-Men 2 creando una suite più corposa ma molto delicata. La fotografia è affidata a Newton Thomas Sigel che ha curato Drive, Confessions of a Dangerous Mind, i primi due X-Men e che ha già lavorato con Singer. Basta vedere Drive per rendersi conto di come lavora questo tizio.

E’ un filmone, io lo adoro.

X-Men: Apocalypse

Gasato come un cinghiale vado a vedere Apocalypse, è il 2016 e gli X-Men arrivano al loro sesto film.

Apocalisse è un film corposo, grosso, con tanti personaggi e tanta azione, tante le sottotrame e le situazioni. E’ un film che straborda e che, purtroppo, trovo fallimentare a più riprese.

Per adesso il peggio di tutti.


Premetto una cosa: l’ho visto doppiato in italiano al cinema, e davvero questa volta non è possibile scusare una direzione del doppiaggio del genere, sembra la parodia di sé stesso ridoppiata a scazzo e messa su Youtube. I polacchi che parlano col finto accento italiano rumeno che ha anche la badante che ti guarda il nonno sono da padellate nel muso. Ovviamente se sei nero dici: “Zi buana zi badrone“.

Invece se vieni dal centro europa parli il tedesco marcatissimo di Torakiki da Hello Spank, ve lo ricordate? Accento attaccato al povero Nightcrawler che è in praticamente ogni scena pronto per trapanarci il cazzo con il suo: “ioh nonh zapreh se potereh fareh kwestah kosah

Vi dico questo perché mi ha scocciato non poco mettendomi in una situazione di intolleranza molto marcata, quando lo rivedrò con le voci originali vediamo se la cosa cambia. Chiudo qui il discorso sul doppiaggio che ci faccio notte.


Dicevamo: Apocalisse non funziona nemmeno un pochino, perché? Cosa è che lo affossa e lo rende indigeribile? Il cast tecnico è praticamente uguale al precedente e l’idea di fondo poteva portare a molti ragionamenti intelligenti.

Quindi cosa è successo? Secondo me sono successe tre cose in particolare che sviliscono questo pappone.

  1. Il cattivo è troppo invadente.
  2. C’è troppa roba.
  3. La storia è Sailor Moon in chiave X-Men.

Andiamo con ordine e tentiamo di essere concisi, per quanto mi possa riuscire.

1: Il cattivo è troppo invadente.

Come succede per Phoenix in The Last Stand anche qui ci troviamo davanti ad un cattivo fisico che gioca sulla potenza che imprime nella sue azioni, questa tipologia di villain è difficile da trattare perché tende a svilire la dialettica narrativa ponendo tutto sotto un piano più fisico e cinetico che potrebbe rubare spazio a cose più interessanti come lo sviluppo di una motivazione o un ragionamento dietro i suoi comportamenti. Come sempre di per sé non è un problema che ci sia un cattivo più dirompente, anche in un brand che per adesso ha sempre funzionato bene con villain su cui potevi fare un ragionamento.

Magneto ha delle motivazioni solide nel primo X-Men, ci parla di uguaglianza e punti di vista.

Striker nel secondo mette a nudo l’umanità e la fragilità dei mutanti mettendo quelli che erano un tempo nemici sul solito piano, di fronte al solito problema.

Sebastian Shaw e Bolivar Trask fanno leva sulla paura umana.

Apocalisse poteva sollevare un ragionamento sui dittatori, sullo strapotere delle potenze politiche, sull’avidità dei mutanti, sul seguire i falsi dei, sui media. Non lo so, quello che ho visto è che non solleva nessun quesito se non quello di innescare delle scuse abbastanza banali per picchiarsi. Che come detto va anche bene ma in questo brand non era mai successo, purtroppo anche il mediocrissimo X-Men The Last Stand prova a dirci qualcosa, lo fa in modo goffo ma ci prova.

L’invadenza di questo cattivo tronca sul nascere ogni possibilità di poter ragionare sulla sua presenza in questo mondo, non è come il bellissimo Ultron che si interroga sul significato della sua esistenza, o ancora meglio il combattuto Nuada di Hellboy 2. Lui vuole conquistare il mondo perché gli uomini sono cattivi e lui è meglio. Ragionamento che di fondo c’è sempre stato in X-Men ma che stavolta non trova giustificazione nella trama né un solido appiglio narrativo che lo possa supportare. Siamo davanti al pretestuoso: il mondo è corrotto e allora si rifà fine a sé stesso. Giusto perché dovevi metterci qualcosa dietro a questo bisteccone che altrimenti era un altro Majin Bu. O Shredder delle tartarughe ninja.

Il paradosso è che nella sua invadenza e potenza questo Apocalisse non è minaccioso: vive sotto i tappeti e viene venerato da due straccioni, si risveglia per caso e ammazza solo comparse. Non lo senti. E’ un parolaio. Soffre di un’invadenza fittizia che si risolve nel nulla, certamente lo devi far vedere che riorganizza la materia e che comanda le macchine a suo piacimento ma ogni azione che fa sembra non avere conseguenze. Spacca mezzo Cairo e non si vede un morto, tira le bombe atomiche di tutti i paesi in aria e le fa marcire nello spazio. Ma scusa non volevi distruggere il mondo? Falle detonare! Sceglie i quattro cavalieri protettori di apocalisse che sono incompetenti e volubili, anche questi villain pessimi (quando è bona Olivia Munn) e inutili.

Un cattivo su cui non si può ragionare e che non prevedere ragionamenti, potevano esserci ma sono stati omessi. Orribile.

2: C’è troppa roba.

In questo film c’è così tanta roba che finisce per essere tutta trattata in modo pretestuoso e marginale, arrivandoci a pezzi e bocconi già masticati che sinceramente fanno schifo anche al cane.

Magneto si è fatto una famiglia e ha un lavoro da qualche parte in Polonia.

Quicksilver sa che Magneto è suo padre.

Xavier si ricorda di quanto è bòna Rose Byrne e che in First Class si erano dati un bacino quindi: IL MEGA AMORE.

Mystique è adesso un eroina rinnegata, c’è la Stasi che opprime i mutanti, c’è quello credente che non crede in sé stesso, Jean Grey sviluppata zero ma che ha più tare mentali di tutti gli altri messi assieme, e arriva Ciclope con il fratello che è Havock che muore, Magneto passa dalla parte di Apocalisse poi no poi sì, c’è Striker che rapisce la gente.

Che casino! Troppa roba, spesso tutta questa roba è messa in secondo piano. Magneto con la nuova famiglia e Quicksilver con la madre che sanno realmente chi è loro padre, non era più bello se ce lo facevano vedere e magari ci si concentrava SOLO su questa cosa, che mi pare abbastanza. Invece no, è un antefatto che ti viene veicolato così: “sì è il mi babbo, vabbuò, faccio la scena al ralenty

E tutto questo avviene off screen. in un imprecisato periodo tra il Days of Future Past e questo. Orribile, buone idee buttate via. Perché Magneto non è più con loro? La madre di Quicksilver ne parla come se fosse una cosa che ha sconvolto la famiglia. Perché saltare questa cosa? La vedremo più avanti? Però qui mi mancano delle informazioni importanti.

Empatia per questi personaggi zero, è tutto frettoloso, sviluppato di corsa, frammentato, narrato a singhiozzi con dei pezzi volutamente mancanti che rendono questo film, di 2 ore e 20, incompleto. Allora lo fai durare 4 ore me lo spezzi in due episodi e sono più felice.

Troppe cose, negli altri episodi ci si concentra su molte meno cose e comunque sono film zeppi di roba, qui si è strafatto e si perde l’attenzione.

3: La storia è Sailor Moon in chiave X-Men.

La trama è così: un cattivo che cerca proseliti come i testimoni di Geova e i buoni che ci girano attorno fino al combattimento finale, che è un mero e noioso scontro di poteri dove vincono i buoni perché, e cito: “noi abbiamo gli amici e te sei solo“.

La morale da bimbi delle elementari veicolata banalmente con una frase detta in punto di  (quasi) morte dal buono di turno.

Vi ricorda qualcosa? No perché a me ha ricordato la prima stagione di Sailor Moon, molto più dignitosa devo ammettere.

In un brand maturo che ha sempre parlato di società e politica sentire queste morali da anime dell’ultim’ora mi ha fatto cadere le braccia. Davvero vincete perché avete gli amici e lui è solo? Il cattivo che perde perché non prova amore.

Patetico e infantile, non il messaggio in sé, che è condivisibile e sempre giusto, ma come è veicolato e soprattutto DOVE è inserito. Vedi film, questa cosa si era capita anche senza la frasina per il bimbo demente. Se Xavier non me lo diceva era comunque palese, tutti assieme lo sconfiggono, fine. Invece così si finisce nella parodia degli stilemi più banali usati nel modo più scialbo e telefonato possibile.

Andate avanti senza di me, sono solo un peso!” “Sparami cosa aspetti! avanti fallo!

Tenente, lei è sospeso dal servizio” “Hai fallito per l’ultima volta

E’ anche stupido parlarne di questa cosa.

Che poi il combattimento tutti contro uno poteva essere interessante se sfruttato in modo dinamico, con gli eroi che usano i poteri per aiutarsi e creare degli espedienti visivi e dinamici ganzi da usare. Qui c’è un tizio che fa una barriera e tutti gli altri che ci sparano contro delle stronzate.

Ad un certo punto: “ma noi abbiamo la forza dall’amiciziaaaaaaaaaaa

Vinto.

Queste cose in questi film non le voglio vedere nemmeno da lontano.

X-Men e il cristallo del cuore.

Altre cose a caso

Il film soffre di un mare di scavallamenti di campo che da Singer sinceramente non mi aspettavo, soprattutto nelle scene iniziali e nella delirante scena in cui il personaggio di Rose Byrne, per caso, risveglia Apocalisse. Questa sena è il delirio: tralasciando il fatto che concettualmente è una scelta orribile quella di porre il potentissimo cattivo in questo fortuito mix di eventi randomici in cui lui non ha diritto di parola, la scena è anche costruita malissimo. Si passa da una serie di inquadrature molto vicine a Rose che non ti fanno capire come è il luogo, che pare stretto e desolato, per poi scoprire invece che è una grotta con della gente che canta attorno a un artefatto, posto inizialmente nel fondo della stanza ma che poi non si sa per quale motivo è davanti all’entrata. Le soggettive sono del tutto scazzate stordendo lo spettatore che non capisce dove si trovano le cose, e soffre di questa idea errata che se una cosa non è nel campo di ripresa non esiste. Un film registicamente molto claustrofobico che non ha mai una chiara visione di insieme delle scene.

Quicksilver rifà la scena della corsa, che paraculata orribile. Sì ok è ganza, anche se un po’ lunga, ma l’hai già fatta! Lo hai già fatto! L’idea buona te la sei già giocata, ha funzionato e ora basta. Inventati altro, adesso in ogni film con questo personaggio mi devo sorbire una scena al ralenty con una canzone identificativa del periodo in cui è ambientato? Non sei ad uno spettacolo di cabaret in televisione, non sei su Youtube. Non è che siccome la scena dell’esplosione della Morte Nera è una figata si può rifare altre quattro volte sarebbe stupido… No?.. ah… no aspetta. Comunque ci siamo capiti. Non ti ripetere all’infinito perché una cosa è venuta bene, non tirare la corda. La solita barzelletta ripetuta all’infinito, anche se divertente, dopo un po’ rompe il cazzo. Perde la forza, perde il guizzo.

Il pezzo di Striker è inutile ai fini della trama, non è divertente, non aggiunge nulla e alla fine sono 20 minuti di nulla cosmico messi dentro un film già pieno di cose che certamente non né richiedeva altre. Sì c’è il cameo di Wolverine bla bla, il fumetto bla bla, l’arma X. CHI SE NE FREGA. Il film soffre di queste cose, delle scene fini a sé stesse che non aggiungono nulla alla narrazione e non sono né divertenti né simpatiche né nulla, e dura 15 dannati minuti! Tagliatela! Trovate un modo differente di fa volare loro al Cairo dove c’è Apocalisse e sfruttate questi 20 minuti per sviluppare i personaggi principali, che ne hai duemila. Orribile, inutile. Non so che dire. Vengono catturati e poi scappano. Senza conseguenze, senza aver ottenuto nulla. Per un cameo inutile. In più Striker non aveva il tempo utile per captare Apocalisse alla scuola prendere la truppa di militari volare dalle montagne a lì e fare l’assalto, dove so ‘ste montagne? Dietro il pratino? No.

Orribile oltre ogni immaginazione la smelensaggine di Bambi della figlia di Magneto, da contrapporre poi alla crudeltà umana. Con i camosci, le colombe, i pettirossi in volo. Un simbolismo spicciolo banale e grossolano che non porta da nessuna parte. Poi ditemi come fa una freccia di legno sparata in quel modo moscio a trafiggere due persone perché io non lo so. Magneto non aveva bisogno di queste motivazioni per fare quello che poi farà nel film, è un riscaldare la solita minestra per la seconda volta. Inizia anche questo a diventare una parodia di sé stesso, nemmeno la signora Fletcher porta così merda.

Orrendo come Magneto dal nulla passa dal distruggere il mondo a salvarlo, per cosa? Senza motivazioni senza nulla. Prima salva la gente, poi la vuole ammazzare, poi la salva, poi la rivuole ammazzare. E deciditi bello. Tanto hai distrutto mezzo mondo, se smetti ora il tuo casino lo hai fatto uguale. Sempre per la forza dell’amore di Bambi? Sembra che il film lo abbiano scritto dei bimbi delle elementari.


Alla fine la mia delusione è stata cocente, mi sento triste e sconsolato e provo un dolore immenso nell’ammettere che Civil War, in questo periodo di cinecomics che provano a ragionare su qualcosa, per quanto possa avere dei problemi è molto più riuscito e arriva al punto. In questo Apocalisse ci perdiamo dietro a sottotrame inutili, molte delle quali pretestuose, troppa gente troppi personaggi, un villain inconsistente e banale, climax con dei simbolismi e una morale che veicolata in modo più puerile era davvero difficile.

Un fallimento molto grosso. Si salva comunque un buonissimo cast, belli i costumi e gli effetti pratici, bella la colonna sonora.

Peccato.

Un mio amico, Andrea, parlandone su Facebook mi ha scritto:

“ci voleva una bella setta di mutanti un po’ cattivi un po’ perseguitati che lo risvegliava, lui dava i superpoteri e spaccava tutto e facevano lo scontro finale. Magneto come personaggio secondario e dai spazio ai ragazzini. Invece fondamentalmente Apocalisse non fa niente per tutto il film. È un testimone di sé stesso, va dai mutanti “buongiorno, ha un minuto per parlare di apocalisse?” Aveva più senso perché ci facevi un bel discorso sul seguire i dittatori con le risposte facili, e poi facevi scontrare i ragazzini buoni un po’ froci di Xavier con altri che magari erano uguali a loro ma più disperati, e veniva una cosa un po’ più emozionante.”

Pienamente d’accordo.

Apocalisse è un film sui super poteri dei mutanti e non sui mutanti con i super poteri, cosa che svilisce quello che X-Men è sempre stato.

Speriamo di non aver scritto troppe cazzate via!


8 risposte a "X-Men Apocalisse e gli altri 5"

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