Captain America

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Continuiamo a parlare del cinema commercialone più visto di questa seconda decade del 2000 spendendo due veloci (si spera) parole su Captain America una serie Marvel disneyana che nacque nel 2011 con appunto Captain America The First Avenger.

Captain America The First Avenger è nato quando il Marvel cinematic universe era ai suoi primi passi, proponendoci però sin da subito prodotti abbastanza buoni come il primo Iron Man o Thor, quindi era imperativo fare bene per poter regalare a questo ennesimo filone narrativo la giusta longevità che Disney cerca per questi prodotti di grande impatto commerciale.

Il film viene dato a Joe Johnston che ricordiamo per tante stronzate come Jurassic Park 3 o Jumanji e che con questo film sancisce la sua carriera da mestierante senza spina dorsale, scritto da Christopher Markus e Stephen McFeely, non nuovi a questo tipo di cinema commerciale disneyano, e fotografato da un certo Shelly Johnson che in passato aveva già lavorato con Joe, il film appare sulla carta come un prodotto abbastanza artefatto senza particolari richiami nel cast tecnico e con un sentore di preconfezionato che fa spavento.

Invece si dimostra più che accettabile ma comunque traballante in qualche punto.

Il primo Captain America dipinge il suo protagonista molto umanamente, un super eroe molto poco super e molto poco eroe che vuole servire la sua patria in un momento di crisi mondiale (siamo nel 1943 durante la seconda guerra mondiale), ma che viene sfruttato da questa e relegato a ruolo di cavia prima, e poi di marionetta iconica che però fallisce nel suo scopo motivazionale per le truppe, arrivando a sentirsi distrutto non solo come simbolo ma anche come uomo. Mi è sempre piaciuta questa tematica dell’eroe di guerra svilito in una posizione di mero ingranaggio mediatico, mi ricorda Flags of our Fathers di Clint Eastwood o Jarhead di Mendes. Non voglio fare impietosi paragoni ma Captain America riesce a veicolare le solite sensazioni di una guerra che non riesce ad accettare sé stessa e chi la combatte.

Un film dunque molto umano, sull’amore e le amicizie e su un protagonista fragile e combattuto.

Interessante la scrittura quindi ma con sporadiche pecche soprattutto nella parte concettuale e visiva, questo film infatti soffre di una fotografia digitale troppo evidente e spesso satura di colore che esce dall’ambientazione storica stonando con molte scenografie e costumi, pecca in un immaginifico SCIFI del tutto fuori contesto per il tempo in cui è ambientato (l’Hydra sì è in possesso di materiali alieni ma li rielabora per renderli usabili dagli uomini, mi dispiace ma il concetto di estetica degli anni ’40 era notevolmente differente da quello attuale e certe forme non erano ancora state concepite, vedi il treno o certi armamenti) e registicamente parlando non offre nulla di interessante.

Possiamo comunque considerare The First Avenger una buona partenza che pone solide basi per il futuro e che riesce ad intrattenere dipingendo tutti i suoi personaggi in mondo più che riuscito.


Tre anni dopo questa saga passa nelle mani di Anthony e Joe Russo, registi e produttori televisivi che sporadicamente fanno della capatine nel cinema. Nasce Captain America The Winter Soldier che si lascia alle spalle le tematiche della guerra e del dramma di un uomo per entrare a gamba tesa nell’action thriller con leggere influenze da spy story attuale, un film quindi estremamente in linea con l’azione commerciale odierna e che ci ricorda i Mission Impossible di Abrams e di Brad Bird, i Bourne di Greengrass o i Bond con Craig nella parte dell’agente segreto più famoso del mondo.

Winter Soldier sfoggia un comparto tecnico davvero splendido che ci rimanda al Mann di Heat con le sue sparatorie senza colonna sonora accompagnate da un missaggio audio invidiabile e estremamente ambientato, una regia pulita che serve la trama con sicurezza senza mai strafare e, finalmente, una comicità più dosata e meno forzata quasi sempre inserita nel contesto e spesso intelligentemente anticlimatica.

Winter Soldier quindi è un film d’azione più che un film di super eroi: le armi automatiche sono una minaccia e si sostituiscono ai super poteri, si combatte molto fisicamente senza strafare con la CGI, gli stunt con le auto sono tangibili e realistici, un film dove il bossolo espulso dalla pistola merita il soffermarsi della regia tanto da ricordarci la sua reale pericolosità. E come succede per il suo predecessore il protagonista è quasi più umano che super, spaventato dalle armi e spesso sofferente, anche se però stavolta riesce ad essere molto più eroe di quello che era stato nel primo titolo.

Con questo film il brand ci propone un ragionamento sociale su quanto sia giusto punire l’uomo per i crimini da lui commessi e quando questa punizione supera il limite, vediamo dunque l’Hydra messa alla stregua di una muti nazionale della giustizia che in una azione disperata dedita a eliminare il mondo da tutto quello che reputa sbagliato crea un programma di sorveglianza estremo in grado di uccidere ogni uomo sulla terra. L’idea alla base è buona e potrebbe portare a varie elucubrazioni su cosa sia la giustizia e fino a che punto debba essere usata e tollerata, ma il film non vuole palesemente focalizzarsi sull’etica che inevitabilmente porta questa trovata della trama ma sull’imminente pericolo che essa rappresenta buttando tutto su un piano molto più cinetico che contemplativo. Scelta ovvia per il brand ma che poteva essere trattata diversamente, il film infatti ci presenta dei personaggi inseriti in un’ottica doppiogiochista che purtroppo non regge il colpo di scena risultando sin da subito chiaro dove si cela la vera minaccia, e proponendo un’investigazione abbastanza riuscita ma molto convenzionale.

Questo soldato invernale quindi riesce alla grande nella ricerca dell’intrattenimento ma poteva fare leggermente di più sulla trama, che anche se si sposa perfettamente con gli intenti del film è comunque un po’ rivista e troppo dipendente dagli stilemi odierni per questo genere di prodotti. Comunque un buon film, sicuramente uno dei miei Marvel preferiti.


Anthony e Joe Russo tornano due anni dopo con il terzo e ultimo (non si sa in realtà, volevano fare delle trilogie ma credo che spremeranno la vacca ancora un po’) capitolo della saga del Capitano Americano con un film molto chiacchierato sulla rete, Civil War.

Civil War è un film con un titolo che ha fatto drizzare le orecchie a tutti gli amanti della Marvel cartacea perché richiama inevitabilmente una delle saghe più famose e apprezzate, appunto Civil War, e ha avuto un’attenzione mediatica social devastante. Per mesi su Facebook non si è fatto che parlare di questo terzo capitolo della saga e i profili delle star coinvolte nel progetto sono stati sfruttati al massimo nel lancio del film, ma a fronte dello hype altissimo il film come si è comportato? Devo dire abbastanza bene regalandoci un ottimo prodotto di intrattenimento che però, anche qui, poteva osare di più invece che farsi spaventare troppo facilmente nel ricercare immotivatamente di piacere a grandi e piccini, sì perché il film affronta stavolta delle tematiche molto serie che avrebbero meritato un trattamento leggermente meno asettico da quello proposto dal film.

Civil War è un film di Captain America ma che si avvicina molto ai toni corali della saga Avengers imponendo allo spettatore una conoscenza approfondita dell’universo cinematografico Marvel (cosa che non è mai successa all’interno delle saghe personali) cambiando ancora una volta stile, stavolta cadendo nel puro cinecomics con contaminazioni thriller ereditate dal secondo titolo, ma ci ricorda a più riprese che comunque stiamo guardando un film di Captain America incentrando la storia sul personaggio e sui rapporti affettivi, d’amore e amicizia, che lo circondano.

La Guerra Civile ci fa sentire il peso delle vite umane e propone per un momento di soffermarsi su chi poi è la vera vittima degli scontri surreali tra super eroi, e cioè i civili. Un film molto emotivo che vuole commuovere e che porta questi esseri quasi divini ad un piano più umano mettendoli per la prima volta difronte a delle responsabilità, introducendo un concetto caro al mondo dei super eroi chi controlla i controllori?

Who watches the watchmen?

Quindi un reprise di qualcosa che avevamo già visto in questo cinema, già visto nel 2010 con Super di Gunn che mette il vigilante davanti alla cruda realtà della violenza, nel 2008 con The Dark Knight di Nolan che ci parla di responsabilità e di conseguenze delle azioni, nel 2009 con Watchmen di Snyder vicino alla fragilità dei suoi controllori e più recentemente con Batman V Superman sempre di Snyder che propone una riflessione sul libero arbitrio. Quale è l’impatto dello scontro di queste forze così devastanti sul normale? Civil War però, a differenza dei titoli che ho citato, focalizza questo suo dilemma sulle vittime accertate di queste azioni oltreuomo, imponendo un controllo governativo per vigilanti e super eroi andando inevitabilmente a parlare di libertà.

Dunque un perfetto commistione dei due passati film, abbiamo il Captain America con gli affetti e quello che si confronta con la società e il mondo; molto serio in confronto a tutti gli altri Marvel riesce ad essere un punto di arrivo di questa trilogia unendo tutte le idee narrative fino ad ora sfruttate e ponendo le parti chiamate in causa nella difficile posizione del torto / ragione che in questo film non sta da nessuna delle due parti.

Purtroppo in un film che parla di vittime, di morti, di dolore e cadaveri c’è molto poco sangue e molti pochi cadaveri, i combattimenti sono molto edulcorati quasi artefatti, non ci da mai un’idea visiva e chiara di questa distruzione che porta inevitabilmente a genocidi, basta vedere il climax di Age of Ultron. Rimane tutto in questo contesto cinematic universe disneyano che mostra la distruzione di strutture ipotizzando quindi la morte delle genti ma non mostrandola (succede anche in X-Men Apocalisse), se questo si sposa con il tono degli altri prodotti del genere qui stona leggermente perché come ho detto abbiamo fatto un passo avanti rispetto allo scazzo degli Avengers, o all’omissione volontaria della tematica del civile come vittima. Se ne parla ma non si vede, capisco che cercando una distribuzione mondiale senza restrizioni devi omettere delle cose, ma stavolta lasci fuori la tua carta per commuovere e coinvolgere il pubblico abbandonando il film in un ambiente sterilizzato che poco si sposa con gli intenti della trama.

Il film inciampa sul voler inserire un villain alla fine dimenticabile e fondamentalmente inutile ai fini del pretesto di trama, che poteva funzionare benissimo senza visto che la scena iniziale inserisce perfettamente i personaggi nel contesto, ma che comunque viene caratterizzato in modo impeccabile dal bravissimo Daniel Brühl, e traballa nell’introdurre qualche nuovo personaggio come il tanto osannato Spider Man che personalmente ho trovato disgustoso, o la figa di Captain America che passa troppo poco tempo in schermo per essere giustificata.

Captain America Civil War è però un ottimo titolo: scontri dinamici e ben trattati, molto corposo con i suoi tantissimi super eroi che gestisce coralmente senza perdere di vista il focus della narrazione, ed emotivamente e personalmente vicino ai tre protagonisti principali della trama (Steve Rogers, Tony Stark e Bucky Barnes) che riesce a veicolare in modo molto umano giustificando quindi la trama di sottofondo e le loro motivazioni, anch’esse più vicine ad una realtà tangibile che a quella fantastica che solitamente avvolge questi tizi.


Oooooh, come sono stato serio. Mi faccio schifo da solo. Dài, mi ero sfogato in quella prima con Fast & Furious.

Avete visto? Stavolta sono stato conciso, addirittura sotto le 2000 parole. Un record. Come sempre speriamo di non aver scritto troppe cazzate.

Ti piace Captain America, eh? Confessa? Sì, mi piace molto, la considero una saga molto dinamica che in tre film ha sempre cercato di rinnovarsi ed evolvere riuscendo a creare una trilogia molto varia e piacevole da vedere, mi piace di più di Iron Man e di Thor, dei Guardiani della Galassia e degli Avengers. Mi piace il suo tono action e questa voglia di “realismo” più marcato che nelle altre saghe marveliane.

Quindi? Passato con un buon sette e mezzo il nostro Chris Evans nei panni del patriottico, e mal vestito, Captain America.

Addio.


7 risposte a "Captain America"

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