The Neon Demon

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Qualche spoiler, vi ho avvertito, non iniziate a piangere.

Ogni tanto Nicolas Winding Refn deve fare un lungometraggio, e andare nel culo a praticamente il 90% della roba che esce durante il periodo in cui il suo film è out e relegato alla sala più piccola del multisala più vicino. Mi ritengo già fortunato ad aver potuto vederlo in un luogo non troppo lontano da casa, che si trova praticamente nel nulla atomico. Cinematograficamente parlando.

Ogni volta che guardo un film di Refn finisco per notare sempre due cose: la prima è che nuovamente non lo ha cagato nessuno: sala mezza vuota, distribuzione estiva tirata all’osso, doppiaggio mediocremente insulso. La seconda è che è una bomba visiva incredibile.

Dando per ovvia la mia impotenza rispetto al primo fenomeno, e saltando un’analisi acida che inevitabilmente mi porterebbe a parlare male della massa che si muove con il cinema commerciale, che come dico sempre adoro, passo mesto a parlare di come questo film sia una festa per gli occhi. Ma in che modo?

The Neon Demon è un film che avvicinare allo horror ci fa capire meglio di cosa stiamo parlando, ma come succede per Lynch in molti dei suoi film, per Rob Zombie in The Lords of Salem, per Polanski in Rosemary’s Baby o Le Locataire, per Vontrier in Antichrist, o Miike con il suo stupendo Auidition, non ci troviamo di fronte allo horror fatto di jumpscare, fatto di mostri in primo piano, o di ammazzamenti splatter, di urla e fughe.

The Neon Demon è prima un film psicologico e poi uno horror. I film che ho citato possono avere poco in comune ma condividono l’intento di spaventare la mente dello spettatore prendendosi il loro tempo, sono lenti nel montaggio e srotolano le loro scene con calma facendoti crogiolare nell’ansia che trova poi una catarsi nella risoluzione di questi labirinti mentali, catarsi di solito esplosiva o eclatante.

The Neon Demon è destabilizzante nella sua risoluzione, e splendidamente costruito nel suo svolgimento. Refn torna sulle orme tecniche dello splendido Drive, o di Only God Forgives, regalandoci un mare di silhouette in controluce colorata, una composizione cromatica molto varia e molto satura e una costruzione della messa in scena quasi maniacale. Ogni scena ha una sua composizione geometrica spesso simmetrica, talvolta asimmetricamente armonica, raramente caotica. Il film è un dipinto. E’ pensato e composto, c’è chiaramente una ricerca stilistica dietro questa perfezione surreale che decontestualizza il film dalla sua cornice realistica e lo porta dove dovrebbe stare, nella perfezione artefatta, parola usata in mondo non dispregiativo ma affermativo. Alla fine un film è per sua natura artefatto.

Ma tutta questa ricerca visiva è fine sé stessa? In che contesto è calata? Refn ci ha abituati spesso alle contrapposizioni visive, questa sua armonica calma che dipinge situazioni del tutto non armoniche e sicuramente non idilliache. Basti vedere Valhalla Rising, o Dirve.

Quindi di cosa si parla in The Neon Demon?

Di bellezza e di come la società e in particolare il mondo dell’apparire, che in questo caso trova nella moda il suo portabandiera, la pretende questa bellezza.

Quindi un argomento che abbiamo già rivisto, anche se in modo differente in altre recenti pellicole: Map to the Stars di Cronemberg, The Wolf of Wall Street di Scorsese, La Grande Bellezza di Sorrentino, per citarne alcune.

In tutti questi lungometraggi si critica la società, o almeno un aspetto di essa, c’è chi se la prende con la borghesia, chi con il consumismo e il capitalismo, altri sparano a zero sull’entourage hollywoodiano. Refn ci parla del bello reale contrapposto al bello artefatto.

In una società che contempla solo il bello artefatto e che idolatra il mondo finto che gira attorno a questa deviazione divulgata dai media arriva una luce di speranza, una bellezza non contaminata dalla chirurgia, non ancora corrotta dal male. Una bellezza innocente interpretata da Elle Fanning (ha diciotto anni! Sono in safe zone: Bòna, Dio pisano!) che approda nel buisness della moda e lo scombussola: porta gli annoiati elementi che lo compongono, ormai assuefatti alla noia di queste bellezze senza difetti e senza anima, a scoprire una nuova linfa vitale in un mondo di plastica che ormai di interessante non ha più nulla.

E il film non si risparmia nel dipingere tutto quello che gravita attorno alla nostra Elle come morbosamente malato, un mondo dove non c’è più speranza ne redenzione e dove la risoluzione per una creatura così ingenua può essere solo una: venire fagogitata dalla società stessa. Un processo di annichilimento mentale che inevitabilmente colpirà la consapevole protagonista che accoglierà con distensione questo cambio di spirito e di Io, iniziando a diventare anch’essa un ingranaggio di questo malato microcosmo.

Microcosmo che non risparmia nemmeno chi ne fa già parte e che estremizza i modi di ogni suo protagonista così da renderlo mostruosamente inumano.

Come Keanu Reeves, stupratore e assassino, come la cerchia delle modelle più simile ad una congiura di streghe intenta a fermare il tempo per impedire alla vecchiaia di mostrarsi, come Jena Malone ossessionata dalla perfezione e dal sesso.

E di contrappasso umanizza estremamente chi è fuori dalla cerchia delirante dei demoni: il povero Dean che viene isolato dalla stessa Elle Fanning perché provinciale, appunto Elle prima del cambiamento, così innocente e gentile, e la povera innocente tredicenne scappata di casa, di cui se né sente solo parlare dovendo immaginare la fine che potrebbe aver fatto.

Dicevamo di Elle fagogitata dalla società: prima ho usato la parola Iniziando parlando del suo mutamento, perché purtroppo la nostra protagonista rimarrà ingenua e innocente, vera e non contaminata. Bloccata nel tempo. Il fagogitare della società in questo tremendo The Neon Demon non è solo un intenzione o un processo mentale, avviene anche nel senso stretto della parola.

La società delirante, rappresentata dalle amiche ossessivamente folli di Elle, ingloba fisicamente la Fanning. In pratica la mangiano, nel senso vero del termine. In un banchetto macabro le amiche disilluse della Fanning se ne cibano tentando di assimilare in un ultimo estremo gesto quella odiosa perfezione destabilizzante per un mondo ormai statico, in pratica impediscono al personaggio della Fanning di venire corrotto uccidendola per assimilarla.

Se questo ci dice tante cose, come ad esempio che l’unico modo di mettere fuori il capino dalla onnipresente società è morire, fa anche da catalizzatore per la fine. Splendida. Dove questo microcosmo inizia a traballare non reggendo quello che ha assorbito perché non ancora predigerito e quindi assimilabile. Elle viene mangiata da pura, la trasformazione non ha avuto luogo ancora, e infatti viene rigettata dalla modella più rifatta più ossessionata con la chirurgia, più mentalmente corrotta da questo inesistente potere che alimenta se stesso.

The Neon Demon come detto è un film di attese, di suspense e ansia, con una risoluzione morbosamente macabra e con una ricerca visiva tremendamente assuefacente.

Ma in tutta questa critica alla perfezione finta e al mondo dell’apparire cosa troviamo? Non troviamo forse un film che come ho precedentemente detto è artisticamente perfetto, appunto artefatto. Il cinema alla fine ricerca l’artefatto, fa parte del suo essere.

Il film ci mostra anche una lotta intestina molto forte tra modelle, fotografi, stilisti e chi più ne ha più ne metta, interessante dunque ingaggiare Elle Fanning che è passata lateralmente dallo spietato mondo di Hollywood, basti vedere sua sorella: venerata come una dea e adesso praticamente sparita perché non più la bambina innocente di dieci anni fa. E’ cresciuta e non ci sono più parti di rilievo. O anche Keanu, tornato alla ribalta con John Wick ma che è ben lontano dal ragazzo scapestrato anni ’90 che piaceva a tutti.

Non è uguale? Da che punto la credibilità delle tue accuse non scade nel pretenzioso? Prima ho citato La Grande Bellezza non a caso, tante critiche da parte di chi poi in quel mondo ci sguazza.

The Neon Demon ricerca la perfezione visiva ma contemporaneamente la critica. Forse una frecciatina da parte di Refn che venne accolto come Dio in terra grazie a Drive dalla Hollywood che si spompina, ma che adesso lo snobba? Sinceramente non ho capito se questa cosa ha un senso o se questo periodo visivo del regista non ci appiccica un cazzo con le scelte di trama e attori, è un film con dei messaggi fatto così ma senza che tra i due ci sia per forza un nesso concettuale.

Voi lo avete visto? Che ne dite?

Comunque un filmone che mi ha emozionato e stupito per la sua bellezza.

Bravo.

Addio.


5 risposte a "The Neon Demon"

  1. Finalmente l’ho visto pure io e sì, spacca di brutto!

    Ho in mente di fare un riassuntino della tua recensione per postarla in versione inglese (se me lo permetti), sono d’accordo con tutto quello che hai detto e trovo molto intelligente ciò che hai tirato fuori dal film!

    "Mi piace"

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