Warcraft

immagine war

Madonna bimbi che caldo.

Spoilero. Ve lo dico adesso così non mi bacate il cazzo.

Nella mia ridente cittadina in estate avviene l’insolita chiusura estiva dei cinemi, rituale singolare che mi fa domandare:

  1. Ma in estate non ci sono più film?
  2. Ma è possibile che l’altro cinema multisala dove trovo due cazzate in croce sia a cinquanta minuti di macchina?

Risposte: e .

In effetti in estate la distribuzione italiana chiude i battenti perché laggente va al mare (e ci mancherebbe) e ci troviamo i cinema pieni di commedie indigeribili, stronzate pretenziose che non ha cagato nessuno, Chris Pine e Warcraft.

Warcraft, sì, che per fortuna è uscito qualche settimana prima della saracinesca ghigliottina che taglia la testa alla mia voglia di lungometraggi.

Warcraft ha una genesi insolita, direi più unica che rara. Forse per la prima volta un film tratto dai videogiochi riesce a non essere una completa stronzata! Ma andiamo con ordine.

Nel lontano 1971 David Bowie ha la brillante idea di ingravidare una modella americana di nome Mary Angela Barnett, a mio avviso un tentativo estremo da parte del duca bianco di fare sesso con sé stesso, è uguale a lui. No davvero. Gugolatela.


Da questa unione nasce Ducan Jones, che in un prossimo futuro ci ritroveremo tra i piedi come acclamato regista. Sinceramente non conosco la storia e la formazione di questo ragazzo, e ammetto che anche una veloce capatina su Wikipedia non mi aiuta, quindi chi cazzo è?

E’ uno che nel 2009 esordisce sul grande schermo con Moon. Film SCIFI con Sam Rockwell. Moon è elogiato dalla critica e ha un buon successo di pubblico. Esordio quindi roseo per il giovane regista che in effetti appare capace nelle scelte visive e registiche nel dipingere la solitaria e malinconica storia di questo tecnico/meccanico isolato per lavoro sulla Luna. Personalmente trovo Moon un buon prodotto ma eccessivamente banale nella narrazione, ingenuamente pretenzioso e alla fine dei conti mediocre. Film trattato indubbiamente bene ma vittima di un pretesto di trama trito e ritrito che purtroppo non viene veicolato con quel guizzo capace di mettere sotto una luce nuova un’idea povera.

Nel 2011 esce Source Code, un action SCIFI che vede protagonista Jake Gyllenhaal e quel pottone di Michelle Monaghan, e anche qui ci risiamo: il film è molto buono, non sbava in nessuna delle sue architetture di messa in scena, però manca quel qualcosa che lo potrebbe elevare da tanti altri suoi odierni simili che ripercorrendo un idea simile cercano la solita risoluzione sfruttando i medesimi stilemi. Per esempio, Deja Vu di Tony Scott, Looper di Rian Johnson o Age of Tomorrow di Liman sono tutti esempi validi di come questo stilema narrativo del viaggio nel tempo a tema action sia già stato ampiamente usato in modo più che decente ma con banalità.

The Prestige di Nolan invece è l’esempio perfetto di come un prodotto commerciale ben fatto possa vivere del guizzo di originalità necessario ad elevarlo dal resto. In questo caso, e come in tutti i titoli citati, si cerca il colpo di scena portando su un piano realisticamente terreno un elemento del tutto fantastico.

Ma a differenza di The Prestige (sì, lo cito perché c’è David Bowie, ok?) questo Source Code rimane nell’anonimato. Certo, calca meno la mano del montaggio frenetico e a tratti confusionario del Tony Scott post 2000, dell’eccessiva linearità di Age of Tomorrow o dell’esasperante climax di Looper, e in questo possiamo dire che è un film più compatto e più solido, chiaramente pensato e realizzato con un occhio per il dettaglio e un gusto artistico meno broccione. Anche qui dunque Ducan Jones si conferma capacissimo ma senza riuscire a portare quel qualcosa in più in un lungometraggio che soffre di una scrittura dal solito scialbo sapore.


Passa il tempo e viene annunciato il film di Warcraft, brand della casa di sviluppo videoludico Blizzard, che nel 1993 sforna Warcraft Orcs & Humans, il primo titolo di una lunga serie.

Il panico.

lo sappiamo che fine fanno i film tratti dai videogiochi! Lo sappiamo tutti. Fanno schifo. Partendo da Super Mario Bross del 1993 fino al delirio mentale di Uwe Boll che dall’inizio del 2000 e fino a due anni fa ha sfornato le peggio cagate senza capo ne coda, ricordiamo con un certo rammarico perle rare del calibro di: House of the Dead, Alone in the Dark, Bloodrayne, Postal, Far Cry.

I Tomb Raider con Angelina, Pixels di Adam Sandler (sì, lo so che lo ha diretto Columbus, ma non ho la forza di associarlo a quella stronzata di film), Doom, Mortal Kombat, Street Fighter degli anni ’90. Devo continuare?

Il disastro.

Quando ho sentito dell’ennesimo film tratto dall’ennesimo videogioco ho pensato: “l’umanità non riesce ad imparare dai suoi errori.” Poi è uscito il regista. Ducan Jones.

Ah… Allora forse tutta la caterva indigeribile di Resident Evil e compagnia bella è servita a qualcosa.

Sì, ebbene sì, tutta quella merda che per quasi venti anni ha infestato il grande e piccolo schermo è servita a qualcosa, qualcuno lo ha capito e finalmente hanno dato un film con una sceneggiatura passabile in mano a un regista che per due volte ha dimostrato di saper fare il suo dovere. Ma la fatidica domanda mi torna in mente: sarà riuscito stavolta a trovare quel mancato guizzo di originalità? Quel qualcosina in più?

Eeeeehmmmheeee… boh… Credo di nì.


Warcraft ripercorre a grandi linee la storia del videogioco da cui è tratto, Warcraft Orcs & Humans, ma la rielabora per renderla meno pretestuosa adattandola ad un prodotto cinematografico piuttosto che ad un videogioco con meri bisogni di incipit per giustificare poi il gameplay.

Draenor è un modo ormai consumato dagli orchi che conquistando e distruggendo tutto tramite la magia oscura chiamata Vil lo hanno ridotto ad una landa desertica senza vita; Il capo stregone di tutte le fazioni orchesche, Gul’Dan, apre quindi un portale per la pacifica terra di Azeroth, abitata principalmente da umani, con lo scopo di conquistarla per dare una nuova patria agli orchi.

Partendo da un pretesto simile è difficile tirare fuori qualcosa che si distacchi veramente da un prodotto pretestuoso per il videogioco. Invece Warcraft dimostra di saper elevare una tramina senza pretese a qualcosa che di base rimane molto diretto ma che nel suo essere una stronzata ci mostra un sacco di immagini dai tratti molto vividi, in questo senso è un film molto più disinibito dell’ultimo fantasy a cui siamo abituati, vedi i signori degli anelli e hobbit vari o gli Harry Potter, e sicuramente con meno limitazioni visive del commerciale post 2000 che è pulitissimo e senza sangue né cadaveri, anche se poi è palese che Warcraft ne ricerchi la solita commercialità.

Ma a Warcraft glienefreganasega e se ci deve essere un morto ti fa vedere il morto, il sangue c’è, se la gente si combatte a spadate ne rimarrà trafitta e di conseguenza uccisa, quando Gul’Dan uccide tutta quella povera gente per attivare il rituale di trasporto del portale il film non si risparmia nel dipingere un minimo questa popolazione sottomessa dagli orchi e usata poi come mera merce di scambio tra il Vil e chi ne fa utilizzo. Ci si sofferma su un braccio penzolante, si perde tempo dietro alle gabbie con i prigionieri. E in questo Ducan Jones riconferma il suo occhio per il dettaglio e la sua lucidità nel trattare le scene, mai tecnicamente banali ma sempre dietro ad una ricerca di un punto d’approccio adatto a quello che andremo a vedere.

Il duello iniziale è emblematico e ci fa capire bene cosa intendo: un duello instaura un legame tra i due contendenti molto forte, è quasi un rapporto intimo nato e consumato nel giro di qualche secondo. C’è tensione, gli avversari si studiano, è in ballo la vita di uno dei due e Ducan Jones lo sa. Telecamera sulla spalla dell’orco che crea una quasi soggettiva ma senza togliere dal quadro dell’immagine uno dei due contendenti, si sente il respiro affannoso e si vede il nemico lontano e ostile ma presente. Il golem d’argilla doveva essere imponente e infatti tutta la scena del combattimento con questo poderoso (e deficiente) mostro viene ripresa dal basso verso l’alto, le classiche riprese aeree (in CGI) riescono a inquadrare la vastità e la pericolosità dell’orda orchesca, ma non è un film che ci risparmia un approccio più vicino al personaggio durante le scene sentimentali. Tutti espedienti ampiamente usati nel genere ma che funzionano alla grande e riescono a parlarti anche con la forza delle immagini oltre che con le battute degli attori. Warcraft è uno di quei film che anche senza sonoro riescono a farti capire l’intenzione della scena, cosa non da poco e sicuramente un punto a favore del film e del regista che come ho detto sa cosa cazzo sta facendo.

Andando però oltre al comparto visivo devo dire riuscito in toto (il mondo fantasy Blizzard è reso molto bene e regala delle botte visive notevoli) si arriva forse alla nota dolente del film: le fazioni in conflitto.


Come detto ci sono due fazioni, gli orchi e gli umani, ovviamente composte da personaggi e intrighi che poi andranno a costruire la trama nel senso stretto del termine distaccandosi dal pretesto iniziale che da il la per far funzionare il film. Partiamo da chi funziona!

Orchi

Gli orchi di Wacraft sono delle creature in CGI assolutamente credibili nel loro grottesco aspetto e incredibilmente umane nel carattere. Anche qui dunque vediamo l’umanizzazione del mostro messo in un contesto empatico di comprensione e uguaglianza, cosa che avevamo già visto e di cui si è parlato con gli X-Men, nell’impero del nuovo Star Wars, in Gollum o in Darkness del Legend di Ridley Scott (come cazzo mi è venuto in mente?), tanto per rimanere nel fantasy. Questa umanizzazione del mostro però non è solo un pretesto per far sì che lo spettatore leghi con i personaggi orcheschi, infatti viene ampiamente usato anche dalla trama stessa come ingranaggio per muovere gli eventi. E questo aspetto della fazione orchesca è apprezzabile e ben realizzato. Questi bestioni che all’inizio sembrano insensibili mostri senza cuore si rivelano amorevoli padri e mariti modello, hanno un codice d’onore solido e strutturato e un senso di amicizia spiccato che anche, anzi… soprattutto nel tradimento porterà i personaggi a esternare i loro sentimenti elevando del tutto queste creature dallo status mostro per metterle al pari degli umani. Alla fine Warcraft è un film che parla di guerra e affetti, e come tutti i prodotti decenti del genere mette sul solito piano tutte le parti in causa riuscendo a non puntare il dito contro nessuno ma invece a proporre un ragionamento sull’uguaglianza e su come alla fine in un conflitto non ci siano vinti né vincitori.

Dal punto di vista di questa fazione tutto fila liscio, la storia funziona e i personaggi sono pochi e ben caratterizzati, anche se rimangono negli stereotipi classici che il film da subito pone e pretende che si accettino. Nota di demerito alla bravissima e topissima Paula Patton che interpreta un’orca dalle fattezze umane che rimane coinvolta sentimentalmente con il protagonista della fazione degli uomini, a mio avviso una scelta di trama abbastanza banale che sfrutta la bellezza dell’attrice e il carisma di Travis Fimmel, che porta in schermo un valoroso e sicuro guerriero, per mettere in piedi quello che a me è parso una forzatura: La figa con il bellone. Meh… stona con il resto del film che sì sfrutta moltissimi cliché del genere ma tenta spesso di ribaltarli o porli in modo leggermente più ragionato della solita minestra insipida.

Umani

Contrapposti agli orchi ci sono gli umani. Insediati nel mondo di Azeroth da generazioni gli umani sono i padroni di queste terre che governano con rettitudine e difendono con valore. Inutile dire che come gli orchi hanno anche loro le loro piccole sottotrame interne alla fazione che però vanno leggermente oltre e sfociano in un pappone di eventi e personaggi dimenticabili. C’è il protagonista con il figlio nella milizia, la madre morta e la figa orca, il guardiano corrotto anch’esso dal Vil che oscilla tra il tradimento e la lealtà, il re con figlie e mogli al seguito, il mago non più mago che riscopre la sua maghità, scene fini a sé stesse come quella del nano che fabbrica le armi da fuoco. Boh. Tutte queste convolute storielle di contorno mischiate con la storia principale appesantiscono il film e scadono in un problema comune nel panorama cinematografico e televisivo odierno: il troppo.

Mentre gli orchi funzionano perché devi tenere di conto di due cose, la fazione umana ha una marea di personaggi da sviluppare e di situazioni da sbrogliare che alla fine o si risolvono in modo banale (vedi la morte del figlio del protagonista) o trovano una soluzione frettolosa e insipida (vedi il giovane mago esiliato che torna al castello dei maghi del vattelapesca… ho scordato il nome). Grosso errore da parte del film che ricerca degli incastri di trama animosi per dare vita ad un regno che in effetti ha storia da prima che arrivassero gli orchi, ma che comunque inciampa nel dipingerlo come una classe di ragazzi delle superiori in gita scolastica, invalidando alla fine questi pregressi pretesti mostrandoci qualcosa che al tatto sembra nato da trentacinque anni. Al massimo.

Ci troviamo davanti ad un mondo di giovani e di quarantenni brizzolati, sembra d’ésse andati a l’aperitivo a Terrazza Mascagni alle 19:36. Non fraintendetemi io adoro quando il film è pieno di gente giovane! Come Star Wars nuovo, Hunger Games, Fast & Furious, i nuovi Star Trek. Mi piace vedere questa gente vogliosa e bella che mette tutto nella sua performance anche se alla fine il film è ‘na zotta, ma in questo Warcraft il regno umano è tanto bello da vedere quanto artefatto da vivere. Hanno tutti trentacinque anni! O ammazzano i vecchi e li ficcano in una buca o c’è una scelta di casting a mio avviso errata. Manca una figura paterna o materna, un saggio, un personaggio carismatico, un nonno! Ma che ne so! Sono tutti ragazzi frettolosi e dalle doti attoriali mediocri che pare giochino a Peter Pan.

Ecco che tutte le trame che tentano di dare una forma a questo mondo collassano perché questo mondo di per sé è surreale, e non un surreale giustificato dall’ambientazione, non può semplicemente essere preso sul serio. A questo punto snellisci lo screenplay e fai qualcosa di più diretto.

Voglio però spezzare una lancia a favore del film e precisare che la versione cinematografica ha ben quaranta minuti circa di tagli. Nel bene o nel male quaranta minuti possono pesare come un macigno, potrebbero appesantire il film e renderlo indigeribile o sviluppare meglio delle storie che sinceramente appaiono insipide e messe li tanto per fare, quindi mi riservo un articoletto di precisazioni appena ho visto la versione intera che spero venga rilasciata con l’uscita del bluray. Per adesso prendiamolo così come è stato passato.

Comunque anche la parte umana ha i suoi pregi: il Vil ci ricorda che tutti sono corruttibili anche i più ligi e valorosi, la linea tra bene e male è sottile e spesso varcata, e completa l’altra parte della medaglia che erano gli orchi.

A questo proposito ho apprezzato molto certi passaggi di testimone e simbologie che il film ci offre: interessante come la nascita di una nuova vita orchesca sia contrapposta alla morte di un figlio umano e come, in una scena dai richiami biblici a mosè, questo figlio di un mondo distante si diriga verso la sua nuova casa per colmare quel vuoto appena creato. Interessanti anche le scene di sacrificio presenti in tutte e due le fazioni che creano una specularità narrativa che ci riporta al tema del film, questo non puntare il dito evitando accusatorie sentenze.


Quindi! Warcraft di Ducan Jones! Un filmetto di intrattenimento ben fatto che prova a dire qualcosa allo spettatore e che ci offre tante scene evocative e un po’ d’azione ben diretta, qualche inciampo narrativo che spesso pesa nel ritmo generale del film che comunque è buono e ci fa passare due ore senza pentirci della nostra scelta. Attori e colonna sonora mediocri (visto doppiato, con la versione originale mi farò un’idea migliore anche in questo campo), bella l’ambientazione e i costumi questi molto colorati e sinceramente fantasy ad un passo dall’essere pacchiani ma comunque credibili e in tema con l’idea visiva della Blizzard di questo periodo, basta dare un occhiata al gioco Free to Play Hearthstone per capire cosa intendo.

Ganzetto, diciamo che mi è piaciuto perché le aspettative erano molto basse (non un complimento), comunque dall’idea e da una sceneggiatura del genere mi pare che sia stato fatto un lavoro più che buono e che ben vengano le stronzate fantasy trattate con un occhio del genere.

Allora, questo Ducan Jones è riuscito a trovare la sua scintilla? Quel qualcosa per farci dire: bravo, sei andato oltre.

Nì, secondo me sì e no. Si riconferma un ottimo regista con un occhio per il dettaglio invidiabile, e secondo me questo è il suo film meno pretenzioso e più singolare dal punto di vista di cosa fosse l’idea e di come poi questa è andata a svilupparsi, quindi forse il più onesto. Però non riesce a uscire dalla mediocrità anche se il risultato finale è più che apprezzabile.

Aspettiamo dunque il seguito visto che come va di moda adesso anche questo film è l’incipit per una sarà saga di non so quante puntate (che palle) e nulla, bon. Ci si risente sicuramente per Star Trek Beyond, se riesco a vederlo, e che finisca ‘sto caldo infernale che mi fa passare la voglia di fare qualsiasi cosa!

Addio.

 


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