Dunkirk: recensione del film

DUNKIRKLo aspettavo da tanto tempo e finalmente è arrivato anche l’ultimo film di Christopher Nolan: Dunkirk. E’ difficile scrivere di qualcosa di Nolan, che è ormai diventato un mostro sacro con schiere di fanZ pronti a difenderne ogni opera, anche le meno riuscite. In molti dei canali di cinema che seguo su Youtube, per esempio, di Nolan esaltano anche Insomnia, suo film abbastanza dimenticabile del 2002 salvato giusto dalla presenza del carismatico Al Pacino. L’unico film che sembra aver messo d’accordo tutti sulla sua mediocrità è The Dark Knight Rises (2012), ricchissimo di buchi di sceneggiatura come il precedente The Dark Knight (2008), ma con personaggi meno interessanti del Joker interpretato da Heath Ledger. Ovviamente la fama di Nolan è tutt’altro che immeritata: Memento (2000) e The Prestige (2006) sono due capolavori del cinema! E Batman Begins (2005) è uno dei più solidi film tratti da fumetti degli ultimi quindici anni! E Inception (2010) e Interstellar (2014)… meglio non parlarne in questa sede, che non si finisce più.

Torniamo a Dunkirk. Il film parla di uno degli episodi più importanti della seconda guerra mondiale, quando nel 1940 il corpo di spedizione inglese mandato a salvare la Francia dall’invasione nazista fu costretto alla ritirata e si ritrovò appunto a Dunkirk in attesa di essere salvato. Per motivi che gli storici devono ancora chiarire del tutto, i panzer dell’esercito nazista si fermarono e dettero una finestra di una decina di giorni agli inglesi per organizzare la traversata della Manica dei 300mila soldati di sua maestà più 100mila soldati francesi. Non è che i nazisti “graziarono” gil inglesi: in quei giorni la Luftwaffe non smise di attaccare dal cielo (contrastata dagli Spitfire della RAF) e la fanteria fu tenuta a bada da una stregua resistenza francese! Ma senza i panzer, gli inglesi ottennero insperatamente alcuni giorni per organizzare la traversata. Long story short, con l’aiuto di tutte le barche che la marina inglese riuscì a racimolare, inclusi yacht e pescherecci, riuscirono ad evacuare quasi tutti i soldati inglesi e francesi intrappolati a Dunkirk, pur subendo pesanti perdite. Questo film ci racconta questa storia, storia che è ben presente nel DNA dei britannici, tanto che lo spirito di Dunkirk è un’espressione presente nel loro vocabolario per descrivere la determinazione nel superare grandi difficoltà da parte di un gruppo di persone (stoicism and determination in a difficult or dangerous situation, especially as displayed by a group of people). Churchill trasformò una sconfitta militare in una vittoria morale, e per alcuni questo episodio chiave determinò la volontà della Gran Bretagna di continuare la guerra contro la Germania di Hitler.

Perché questo pippone storico, vi chiederete? Perché è importante per capire cosa ha voluto fare Nolan, secondo me, in questo Dunkirk. Nolan non ci mette di fronte a degli eroi inglesi che non si arrendono di fronte all’inarrestabile esercito di cattivi nazisti. Non fa fare dialoghi strappalacrime ai protagonisti su quanto vogliano sopravvivere e quante persone care li stiano aspettando in patria. Non fa una versone inglese di Saving Private Ryan, dove Spielberg, a parte i primi venti minuti di massacro, crea dei soldati statunitensi che sono praticamente dei supereroi invincibili in lotta per una giusta causa contro il male.

Nolan ci presenta una massa di migliaia di soldati spaventati su una spiaggia, e ne seguiamo un paio che fanno di tutto per provare a salvarsi, incluse azioni poco onorevoli. Ci presenta le azioni della RAF concentrandoci sulla squadriglia di Tom Hardy (anche stavolta con una bella mascherona sulla faccia nella sua quest di avere le sopracciglia più famose di Hollywood). E ci presenta le barche (senza dimenticare i destroyer della marina, senza i quali l’evacuazione sarebbe stata impossibile) che partirono dal Regno Unito e andarono fino a Dunkirk a salvare i soldati sconfitti, seguendo quella di un bravissimo Mark Rylance (il cui personaggio è costruito su Charles Lightoller, cercatene la storia perché merita: dal Titanic a Dunkirk, passando per la prima guerra mondiale!).

Nolan fa un film quadrato, costruito su tre piani spaziali (la spiaggia, il mare, il cielo) e tre piani temporali (una settimana, un giorno, un’ora) che si intrecciano in un montaggio che non lascia un attimo di tregua allo spettatore. Finalmente torna a giocare con il tempo in maniera efficace (e non pasticciata come in Inception) come non faceva dai tempi di Memento! Il tutto condito da una colonna sonora devastante, per me la migliore di Zimmer fino ad ora, basata sullo Shepard tone (tre linee di suono separate da due ottave che danno l’illusione di un suono in continuo crescendo, vedi una semplice spiegazione qui) e sul ticchettio di un orologio, tante volte non ci fosse già un senso di urgenza veicolato dalle immagini e dalle esplosioni sullo schermo. Bellissimo. Per un’ora e quaranta sono rimasto incollato alla sedia a vedere questi eventi tremendi di fronte a me, assordato da musica e esplosioni e grida e spari… ed è superfluo dire che la fotografia è da paura, che Nolan gira benissimo in acqua, in mare e in terra, e che Kenneth Branagh e Cillian Murphy fanno un ottimo lavoro!

Andate a vedere Dunkirk senza esitare. Non c’è una trama da seguire, non ci sono dialoghi pesanti, ci sono solo immagini spettacolari, un sonoro incredibile e tanto materiale per farvi pensare per parecchio tempo su quello che avete visto. Il film veicola sì il messaggio dello spirito di Dunkirk, ma ci fa anche capire una volta di più quanto faccia schifo la guerra e di quanto sia stupido sprecare le vite di così tante persone e distruggere il mondo che tanto faticosamente abbiamo costruito in secoli di sviluppo. A tal proposito, vi rimando a questa toccante intervista a uno che c’era per davvero a Dunkirk e la cui famiglia ha portato a vedere il film. Le sue parole non hanno bisogno di commenti…


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10 risposte a "Dunkirk: recensione del film"

  1. Beh, a me è piaciuto, quindi a te non potrà piacere! Non mi è piaciuto tutto, e probabilmente è il più debole di Edgar Wright fino ad ora, ma… mi dirai! :–)

    La musica mi è piaciuta un sacco, e non so se farà troppa presa su di te…

    Piace a 1 persona

  2. capisco il tuo entusiasmo, ma come ti ho già scritto, la vedo un po’ diversamente…
    a me il film non ha toccato le corde giuste…
    mi riservo però di rivederlo, cosa che ancora non ho fatto…
    sulla colonna sonora le opinioni sono contrastanti: conosco gente (tra cui anche dei critici cinematografici) a cui è piaciuta moltissimo e che davano per scontato l’Oscar a Zimmer (che poi è andato a Desplat, che comunque non ha rubato nulla, a mio avviso)… e c’è gente che invece l’ha trovata poco riuscita…
    quel che è certo – e su cui concordano tutti o quasi tutti – è che il sonoro di questa pellicola è davvero pazzesco, e che anche per questo motivo Dunkirk andava visto al cinema!
    infine ti confido una cosa: la prossima settimana andrò a fare un viaggio in Belgio e passerò da Dunkerque, dato che si trova in Francia ma a pochi chilometri dal confine belga… ovviamente solo per vedere la spiaggia del film e il museo sull’operazione Dynamo 😉

    Piace a 1 persona

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