X-Files 11° Stagione / My Struggle III

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E’ passato molto tempo da quando si parlò della decima stagione di X-Files, se non avete letto cosa avevo da dire o se volete rinfrescarvi la memoria potete trovare l’articolo qui.


Eccoci signori! Ci risiamo. Chris Carter, non contento di aver devastato la sua miglior’ creazione di sempre, torna alla carica con la nuova stagione di X-Files! L’undicesima, ad essere precisi.

Più volte con amici ci siamo detti di non voler dare spago al buon Chris. Non questa volta. Il problema alla fine è lo spettatore che, incuriosito, cade nella trappola e si trova invischiato in questo contenitore di dolore e ricordi che fa solo male all’anima.

Ma la curiosità è stata più forte di me. Come posso non voler ammirare la dedizione del Sig. Carter nel distruggere e umiliare il suo prediletto delfino?

Quindi, da buon coglione, anche io mi sono fatto intrappolare nella rete dell’undicesima stagione di X-Files, sperando in fondo che potesse in qualche modo essere leggermente migliore della decima, a mio avviso un disastro inenarrabile.

Quindi accendiamo la TV e godiamoci la nuovissima puntata di questo telefilm che per me definisce gli anni ’90 televisivi assieme a Star Trek.

Come? Non è ancora uscita in Italia? 

Ahhh… hem… vedo che siete attenti…

Eh beh.. diciamo che… mmmh… a noi giornalisti del settore, pagati per recensire varie forme d’arte, passano in anticipo certi contenuti. Certo. E’ come il pass della stampa quando…

L’ho scaricata! contenti? E’ successo. La curiosità era troppa e voglio vederla in lingua originale per tirarmela un po’.


My Struggle III

Vi ricordate cosa succedeva in My Struggle II? No? Vi rinfresco la memoria: Scully e Mulder stanno per debellare un potentissimo e pericolosissimo virus alieno che si sta diffondendo con una velocità allarmante tra la popolazione. Ma Scully è immune e dal suo sangue possono ricavare un vaccino che salverà l’umanità da questa catastrofe.

Bene.

Vi servirà ricordarvelo perché My Struggle III è il diretto seguito di quella puntata.

Ottimo, adesso che vi ho rinfrescato le idee POTETE ANCHE DIMENTICARVELE PERCHE’ ERA TUTTO UNA VISIONE.

Esatto! Che plot twist spacca mascella. Era tutto una visione. Chris Carter calmati perché se parti con il botto così qui siamo di fronte ad un capolavoro serio.

ERA TUTTO UNA STRACAZZO DI VISIONE. Di Dana Scully. Che sviene a causa di questo e viene portata in ospedale.

Quindi: alieni con i dischi volanti, l’uomo che fuma mezzo morto bruciato, il virus, la cura… Nulla. Non era vero nulla.

Si parte con il botto! Uno dei cliché narrativi più abusati e banali di sempre. Era tutto un sogno signori. Una bassezza narrativa del genere non credo sia mai stata raggiunta nemmeno da me stesso master di Dungeons & Dragons a quindici anni. Mi ricordo che fu utilizzata anche da Michele Lunella nel CAPOLAVORO del cinema nostrano, Parentesi Tonde (2006) con Raffaella Lecciso e Karim Capuano. Per dire. Chris… eh… Tanta roba!

E su questa bella torta di presentazione ci mettiamo scene scottanti. Aaah, Chris Carter sa come catturare il pubblico. Sa come diventare un personaggio scomodo. Eh sì. Frecciatine al governo, alla società.

Infatti vediamo l’uomo che fuma che prende parte al finto allunaggio del 1969. GOMBLODDO. Il finto allunaggio signori. Mamma mia Chris. Frena frena. Tutto in una puntata?

Tra poco cosa ci proporrai? Il Bigfoot? L’abominevole uomo delle nevi? O forse… forse… i fantasmi?! Quelli con la coperta addosso e i fori per gli occhi che fanno “uuuuh uuuuuh“.

Non oso immaginare. Non oso.

Chris fammi tuo.

Dopo questa incommentabile parata di agghiaccianti banalità buttate nella pentola a caso ritroviamo Mulder al capezzale di Scully.

Lei ha le visioni del futuro, e vede quello che noi abbiamo visto succedere in My Struggle II.

Ecco che in men che non si dica si scade oscenamente nella moda moderna di premere il pulsante parentela per fare presa sul pubblico, sintomo di una narrazione poco brillante. Scully dice a Mulder di cercare loro figlio, perché lo ha visto nelle visioni.

Mulder non ci crede. Non si sa perché visto che negli anni passati abboccava alle peggio vaccate.

Intanto anche l’uomo che fuma cerca questo ragazzo.

E un losco figuro pedina Mulder, che però ribalta la situazione e lo segue fino ad una villa dove trova un set di David Lynch con dentro due personaggi usciti direttamente da Twin Peaks.

Uno è un ciccione che biascia mentre parla e ha un occhio sfatto, l’altra è una donna dai tratti marcati.

Analizziamo al volo le cose fino qui.


La puntata è strutturata come un film d’azione di bassa lega con il montaggio frenetico e la colonna sonora di Jonas Friedman che pare voler ricordare un trailer del Batman Di Nolan. In questo bel potpourri maleodorante di eventi del tutto avulsi dal tono che avrebbe dovuto avere X-Files ci mettiamo un colpo di scena ogni cinque minuti, sottolineato dall’effetto sonoro “bomba” tanto caro ai trailer attuali.

Il risultato è un prodotto a metà strada tra 24, Twin Peaks, e Maccio Capatonda che prende per il culo Lost.


I loschi figuri si riveleranno essere… dei loschi figuri. Bene. Che parlano per enigmi e dicono cose a mezza bocca riproponendo, anche qui, abusati cliché del tipo “i nomi non sono importanti” “lei sa chi sono io” “salvi almeno se stesso” Orribile. Questi tizi propongono a Fox Mulder di unirsi a loro e salire su delle navi spaziali che farebbero parte di un piano segreto per la colonizzazione di altri mondi e lasciare la terra al suo destino: la distruzione per mano del virus alieno.

Vi giuro non mi sto inventando nulla.

Mulder rifiuta. E vabbè… Cosa che avrebbe fatto ogni uomo sano di mente.

Intanto Scully vuole andare a trovare suo figlio spinta dalle visioni. Esce dall’ospedale, monta in auto, fa un incidente, torna in ospedale.

Ergo, scene completamente inutili e di riempimento.

Intanto il tizio che pedinava Mulder e che poi viene pedinato da quest’ultimo torna indietro, va all’ospedale di Scully e prova ad ucciderla.

Io… io… non… io… non ho capito.

L’uomo che fuma nel frattempo intercetta Skinner e gli propone di trovare il figlio di Scully e Mulder per suo conto.

Perché? Replica Skinner.

E qui. E qui signori. La madre di tutti i plot twist. Il figlio che per anni pensavamo essere di Mulder e Scully invece è di… rullo di tamburi… L’uomo che fuma e Scully!

Succede di tutto. Monica Reyes, che adesso lavora per l’uomo che fuma, chiede a questo se ama Scully, lui risponde con un flashback in cui addormenta la povera Dana e la ingravida. Skinner si attiva e dice a Mulder di lasciare stare Scully, i due si spintonano che nemmeno una contesa per la Girella alle elementari. Vengono separati.

L’uomo che fuma intanto confessa a Skinner che tutto questo casino di eventi fa parte di un piano per creare il primo super uomo! E che questo è il figlio di Scully!

FINE


My Struggle III sembra una parodia cosciente della stagione nove di X-Files, quando le cose iniziavano ad essere sopra le righe. My Struggle III è una parodia. Come potrebbe esserlo Space Balls di Star Wars, o come faceva a metà degli anni ’90 Crozza con i Broncoviz quando, con lo splendido programma televisivo Hollywood Party, parodiava in modo credibile i più celebri capolavori del cinema.

My Struggle III questo è. E’ una parodia cosciente e volutamente sopra le righe di quel frangente di X-Files che stava già affondando e che, adesso, è un relitto in fondo agli oceani del buon gusto.

Altra critica da muovere a questo tremendo inizio di stagione è che è sparito tutto il mistero, tutto il tipico ‘vedo non vedo’ che caratterizzava lo show e che era parte integrante della narrazione.

Non fraintendetemi, sono d’accordo con il cambio di tono e con il cambio di intenti che un telefilm, ormai alla sua undicesima stagione, si propone di fare, però qui travisiamo i toni di quello che un tempo era un perfetto contenitore horror psicologico e di atmosfera e scadiamo nella banale e poco interessante complottistica da quattro soldi internettiana. Con la banconota da un dollaro che si piega e viene fuori l’immagine delle torri gemelle.

Ne esce un qualcosa molto più vicino a prodotti come 24 ma che purtroppo manca della coscienza narrativa del telefilm con Kiefer Sutherland, che si conosce e quasi si parodizza da solo.

E anche quando vuole farlo, come abbiamo assistito nella passata stagione, risulta esagerato e stupido.

My Struggle III è l’inizio di quella che sarà una lunga serie di articoli sulla nuova stagione di X-Files, qualcosa che mi sento di fare perché stavolta va analizzato a fondo il dolo, imperdonabile, che Chris perpetrerà verso la sua creatura. Un tempo unica nel suo genere. Adesso tristemente banalizzata.

Addio!


3 risposte a "X-Files 11° Stagione / My Struggle III"

  1. Dice la mia fonte informata su the X-Files che gli episodi dal 2 al 9 sono tutti stand-alone (il decimo invece continuerà con questa delirante mythology) e già se ne parla bene, o almeno meglio degli stand-alone della precedente stagione.

    Io continuo a rifiutarmi di vedere anche solo un fotogramma di questo obbrobrio.

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