The Fisher King: recensione del film

the-fisher-king-8E quindi ieri mi sono rivisto The Fisher King, film del 1991 di quel genio assoluto di Terry Gilliam. The Fisher King sta nel mezzo del suo periodo d’oro che va da Brazil (1985) a Fear and Loathing in Las Vegas (1998), passando per The Adventures of Baron Munchausen (1988) e Twelve Monkeys (1995). Cinque film, cinque capolavori. Una combinazione più unica che rara! Ma parliamo di questo re pescatore, e se non l’avete ancora visto magari è meglio se ve ne andate da qui, lo recuperate, e ve lo guardate! Se vi piace il cinema, non averlo visto è una mancanza imperdonabile.

In The Fisher King, Jeff Bridges è Jack Lucas, un conduttore radiofonico di successo con pochi principi morali e a punto di fare il botto con un nuovo show televisivo. Ma un suo ascoltatore folle prende troppo sul serio le sue parole alla radio e fa una strage insensata in un ristorante. Jack si sente responsabile e si chiude nella depressione. Lo ritroviamo tre anni dopo con tendenze suicide quando incontra per caso Parry, un Robin Williams in forma strepitosa, che lo salva da un pestaggio in guisa di cavaliere medievale. Quando Jack scopre di essere (in)direttamente il responsabile delle condizioni di vita di Parry, tenta di migliorarle dapprima goffamente e poi invischiandocisi sempre di più, in quella che diventerà una storia d’amicizia meravigliosa, mischiata pure a un paio di splendide storie d’amore. Non voglio scrivere altre cose della trama che, nel caso non l’abbiate visto, non voglio rovinarvi niente. Però, ripeto, guardatevi ‘sto film quanto prima perché è un capolavoro imperdibile!!!

E come mai, mi chiederete voi? Prima di tutto per Terry Gilliam. Questo film è pieno zeppo di idee! Ogni inquadratura è ricercata e lo è per dare un senso a quello che vediamo: per esempio Gilliam abbonda con le inquadrature sghembe quando i soggetti hanno le percezioni alterate o sono direttamente dei folli (e non mancano le soggettive col fisheye per darci un senso di spaesamento). Ci sono scene memorabili come quella del valzer nella stazione di Grand Central o della calvalcata del cavaliere rosso in Central Park. Ogni dialogo è acuto, tagliente, e credibile e realistico allo stesso tempo. Gli attori sono diretti magistralmente (Mercedes Ruehl c’ha vinto un Oscar con questo film) e la chimica tra Bridges e Williams è stratosferica. Anche tutte le scenografie sono spettacolari e la fotografia non fa che esaltarne la qualità. Ogni location ci rimane impressa, dai freddi grattacieli di Manhattan al fangoso Central Park, dallo scantinato dove vive Parry al videonoleggio di Anne, dal castello nella 4th avenue allo studio radiofonico di Jack.

E poi la trama… pure la trama ha dell’incredibile! Tutto funziona alla perfezione e, come in ogni film di Terry Gilliam che si rispetti, i piani di lettura sono molteplici. I temi dell’amicizia, della carriera, dell’amore, della redenzione, dell’avere uno scopo nella vita, del successo… sono tutti analizzati in maniera per niente banale in queste due ore e poco più in maniera davvero emozionante. Nonostante non fosse la prima volta che vedevo il film, ieri ho proprio notato come il mio stato d’animo cambiasse con quello del film. Si tratta di un film potente, bello, ed intelligente.

The Fisher King è un film in cui niente è fatto per caso. Per esempio, e entriamo in spoiler territory, che bisogno aveva Gilliam di farci vedere un pezzo di cervello intriso di sangue schiantarsi sulla faccia di Williams nel flashback del ristorante? Senza quel sangue non capiremmo l’allucinazione di Parry che prende forma di cavaliere rosso (sangue) sputafuoco, lo stesso fuoco del fucile dell’assassino. Il disegno del cavaliere rosso nello scantinato dove vive Parry ci conferma questa intuizione, che è a sua volta confermata dalla scelta del nome “Parry”, diminutivo di Parsifal, che combatte un cavaliere rosso nell’epica arturiana. E i paralleli con quest’ultima non finiscono qua, arrivano fino alla ricerca del graal! Un’azione che nel film porterà a non una ma a due redenzioni per il nostro Jack… Insomma, che volete di più? Un film bello da vedere, appassionante, emozionante, intelligente, e da vedere e rivedere! E io continuo ad aspettare The Man Who Killed Don Quixote quest’anno (si spera)… Update: finalmente è uscito e ne ho scritto una recensione qui! Ciao!


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8 risposte a "The Fisher King: recensione del film"

  1. E’ uno di quelli che mi piace meno suoi, anche se mi piace molto e come sempre si vede il grandissimo genio di Gilliam, spesso soffocato dalle produzioni che non capiscono una sega.

    Però lo trovo un po’ dispersivo come narrazione, non mi cattura come dovrebbe. Devo anche rivederlo, ormai sono anni.

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  2. Quando ho letto del Cavaliere Rosso ho pensato che Gilliam ha dei clichè che ama riproporre: quella del cavaliere in armatura che si muove al ralenti, già visto ne I banditi del tempo e pure nell’ultimo Chisciotte

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  3. here i am^^
    sembra un film un pelino pesantino però xD
    comunque nn condivido la cosa che lui abbia involontariamente influenzato il tizio che ha fatto la strage (da quello che ho capito dalla trama) perke allora si dovrebbero criticare anche i videogiochi violenti e un recente studio a diminuito la loro pericolosità

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