Duel: recensione del film

duel_film_1971

Perché Spielberg è unanimemente considerato uno dei migliori registi viventi? Una delle ragioni sta nel suo film d’esordio, Duel, del 1971. Incredibilmente, vista la qualità, si tratta di una produzione televisiva, anche se poi Spielberg aggiunse una quindicina di minuti di girato per arrivare a 90 minuti e farlo uscire nelle sale, viste le buone critiche e il successo che ebbe.

Di che tratta Duel? La storia viene da un racconto di R. Matheson, lo stesso di I am legend, ed è una roba che più semplice non si può: David Mann (Dennis Weaver) sta viaggiando per lavoro con la sua utilitaria quando trova per la sua strada un ostile camionista che dapprima gli fa un po’ di paura con delle manovre azzardate, e poi sembra che provi ad ucciderlo provocando un incidente… come finirà? Visto che sono passati 47 anni dalla sua uscita, mi sembra abbastanza inutile preoccuparmi di eventuali spoiler, comunque come sempre proverò a limitarmi.

Come mai Duel è un gran film? Perché con tre cose riesce a creare una tensione crescente che dopo 47 anni continua a far sudare freddo noi ignari spettatori comodamente spaparanzati sul divano di casa nostra. E quali sono queste tre cose? Un protagonista con cui è facile identificarsi, una strada nel mezzo del nulla, e un camion brutto sporco e cattivo. Spielberg usa i pochissimi mezzi a disposizione sia in termini di soldi che di tempo (girò tutto in due settimane) al massimo del loro potenziale, anzi, ben oltre il loro potenziale!

Ci fa conoscere il personaggio di Dennis Weaver facendocelo vedere mentre guida, con una rapida conversazione con la moglie, mostrandoci la sua mimica, e facendoci sentire i suoi pensieri. Il risultato è che possiamo identificarci facilmente in questo David Mann, nelle sue paranoie legate al lavoro, nelle sue paure risvegliate dal camion che lo perseguita, e nella sua voglia di prendersi una rivincita su di esso e sulla vita in generale.

Il secondo elemento è la strada nel mezzo del niente, che fa di questo film un classico road movie dove il viaggio sta al centro della storia. Non è casuale la scelta del colore rosso per la macchina del protagonista, rosso che la fa risaltare rispetto all’asfalto grigio, al verde e il marrone del deserto, e all’azzurro del cielo. Spielberg usa la macchina da presa già come un maestro per farci percepire la velocità e il movimento che caratterizzano gran parte del film.

E infine il cattivo, il camion: già guardardolo gli si nota una faccia, coi fari a fare da piccoli occhietti malvagi. Poi il colore, marrone sporco e rugginoso, il nero del tubo di scappamento, il rumore forte, animalesco e aggressivo… ogni dettaglio è perfetto! Per non parlare della fila di targhe di precedenti vittime (probabilmente) allineate sul paraurti! E sì, il cattivo è proprio il camion, visto che dell’autista vediamo solo gli stivali e una mano, ma niente di più.

Ecco, tre cose e Spielberg fa un film strepitoso. Poi i critici c’hanno visto di tutto dentro a ‘sto film: da metafora sulla lotta dell’uomo contro le macchine e il progresso, a interpretazioni sulla lotta di classe, fino a una lettura in chiave di prova di virilità del protagonista… ma forse il giovane Spielberg fu affascinato dalla storia di Matheson non tanto per i possibili messaggi sottostanti, quanto per il potenziale visivo che questa offriva. E questo potenziale si trasforma in una potenza allucinante nel film: molto cinetico, molto teso, e con un finale più che soddisfacente. Come storia cinematografica mi ricorda un po’ quella di Nolan, che con duemila lire fece quel capolavoro di Memento (2000) a inizio carriera, e con duecento milioni quel pasticcio di Inception (2010)… in questo parallelo posso citare i cento milioni usati da Spielberg per quel pasticcio di Minority report nel 2002.

Ma sto divagando! Se non avete visto Duel, guardatelo. E se l’avete già visto… sono sicuro che non possiate che godere di una seconda, o terza, o quarta visione! Ciao!

PS: Nick ha scritto un vero e proprio trattato su Spielberg la cui prima parte qui parla anche di Duel!


Link esterni:


14 risposte a "Duel: recensione del film"

  1. L’ha ripubblicato su e ha commentato:

    Perché non ribloggare (che bel verbo!) questa vecchia recensione del primo film di Steven Spielberg in questo agosto pigro di vacanza? Prometto recensioni di film nuove nella seconda parte del mese (invece le recensioni di Star Trek continuano tutto il mese)!

    "Mi piace"

  2. Duel? E’ un classico che ormai potrei rivedere a occhi chiusi, visto che ricordo praticamente ogni singolo fotogramma 😉
    Tra l’altro, anche Federico Fellini trovava molto interessante questo primo film del giovane collega Steven…

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