Sense and sensibility: recensione del film

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Capiamoci: ho guardato Sense and sensibility del 1995 diretto da Ang Lee e col copione scritto da Emma Thompson, e nessuno degli altri duemila adattamenti al grande o piccolo schermo del romanzo Ragione e sentimento di Jane Austen pubblicato originariamente nel 1811. In questo Sense and sensibility ho ritrovato vari degli attori inglesi che avevo visto da poco in Peter’s friends (1992): Emma Thompson, appunto, ma anche Imelda Staunton e Hugh Laurie! E che ne penso?

Penso che sia un ottimo film. Certamente il cast eccezionale aiuta: oltre agli attori appena citati, c’è uno splendido Alan Rickman (il professor Snape di Harry Potter, ma anche il cattivissimo Hans Gruber del primo Die hard di John McTiernan), la sempre bravissima Kate Winslet, e uno Hugh Grant perfetto nella parte del tonto. Ang Lee alla sua prima opera fuori da Taiwan dimostra di saper fare il suo lavoro in modo splendido (anche il suo Taking Woodstock del 2009 è un’ottima commedia) e ci regala una credibilissima Inghilterra ottocentesca che ci fa entrare l’umido nelle ossa al solo vederne la nebbia e le campagne sterminate.

In questo Sense and sensibility funziona tutto: la storia rimane appassionante per tutto il film, c’è grande chimica tra gli attori, specialmente tra la Thompson e la Winslet, i costumi sono da urlo, le musiche sono adeguate, i dialoghi sempre in tono con le atmosfere (non so quanto sia merito della Thompson sceneggiatrice e quanto della Austen scrittrice). La storia poi non è un drammone infinito e tristissimo, ma anzi ci regala un finale inaspettato, per chi non abbia letto il libro, e ci dà anche diversi spunti di riflessione su come la società del tempo fosse implacabile con le donne e con i poveri, o anche coi rampolli poveri di famiglie ricche.

Che altro dire? Se avete voglia di un dramma (ma non eccessivamente drammatico) in costume, Sense and sensibility di Ang Lee è un’ottima risorsa. La Thompson fu anche premiata con un Oscar per il suo lavoro alla sceneggiatura, e furono numerosi gli altri premi che la pellicola riuscì ad accaparrarsi, a mio parere meritatamente. Un aneddoto divertente: pare che la Winslet fosse intimorita dal dover lavorare con Alan Rickman, per poi scoprire che in realtà era una persona gentile ed affabile, al contrario dei personaggi che usualmente gli toccava interpretare. Son già due anni che ci ha lasciato, povero Rickman… meno male possiamo continuare a godercelo in tutto quello che ci ha regalato nei suoi 38 anni di carriera! Ciao!


3 risposte a "Sense and sensibility: recensione del film"

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