X-Files 11° Stagione / Nothing Lasts Forever

Schermata da 2018-03-17 12-25-04

Penultima cartuccia nel fucile di Chris Carter che, al contrario di quanto mi aspettassi, in questa undicesima stagione sembra tutto fuorché caricato a salve. Quindi altra puntata godibile di un telefilm che torna a mostrare un po’ di forza nelle sue ultime battute! Ne riparleremo meglio dopo la puntata finale in cui la delirante mithology tornerà ad ammorbarci con le sue cazzate. Per adesso siamo tornati a pieno regime e questa Nothing Lasts Forever non delude le aspettative rispetto alle precedenti puntate, anche se delle volte inciampa peccando di puerilità.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio.

Una setta di pseudovampiri che vede come suo leader una vecchia star televisiva intimorita dallo scorrere del tempo ha escogitato un metodo alquanto grottesco per impedire al corpo umano di invecchiare: consumare in un macabro pasto gli accoliti più infervorati dopo che questi sono passati per assurde pratiche chirurgiche.

Intanto alcuni di questi ghoul moderni, chiamiamoli così, mietono vittime in città nel tentativo di recuperare per la loro signora organi freschi da consumare. Uno di questi tentativi finisce male quando la sorella di una ragazza unitasi alla setta irrompe alla festicciola gore e fa una mezza strage. Da qui all’arrivo di Mulder e Scully è un lampo.

I due credono di investigare sul più classico caso di vampiri ma verranno sorpresi dalla verità sconcertante dei fatti.

Nothing Lasts Forever è una puntata che ragiona sullo scorrere del tempo e di come tutto prima o poi finisce, così la vita, così la giovinezza, così X-Files. E di come sia necessario andare avanti ed accettare questi cambiamenti.

Questo concetto, rapportato al telefilm, è veicolato dal personaggio di Barbara Beaumount, la leader della setta, che, guardando continuamente delle registrazioni televisive di se stessa quando era star di una sitcom negli anni ’70, rifiuta di invecchiare, di accettare lo scorrere del tempo e i mutamenti che questo porta rimanendo per sempre intrappolata in un periodo che ormai è andato a sparire.

Di contro abbiamo Mulder che invece è costretto, suo malgrado, ad indossare degli occhiali nuovi per leggere. Mulder è quindi simbolo del tempo che avanza e Scully, voce della ragione contrapposta a Barbara, lo rassicura dicendo che è un processo normale.

Credo che il parallelismo tra il nuovo e il vecchio X-Files sia chiaro, e sia chiara anche l’intenzione di far terminare la serie con la prossima puntata. Infatti Nothing Last Forever chiude il ciclo delle puntate metacinematografiche di questa stagione che se riunite tutte assieme formano un unico concetto.

La fine e il cambiamento. Chi non lo accetta rimane vittima di se stessa.

Forse lo stesso telefilm ci dice di accettare il nuovo X-Files per come è? E forse io ho avuto la risposta dallo stesso Chris Carter alla domanda che tormenta queste recensioni da quando ho iniziato a scriverle.

Meglio rimanere legati al passato o rinnovarsi? A questo punto credo che X-Files mi abbia fornito la sua risposta: rinnovarsi. Per poi terminare.

Nothing Lasts Forever fa quindi da apripista concettuale a quella che a questo punto pare l’ovvia conclusione del telefilm invitandoci ad accettare quello che stiamo per vedere senza rimanere legati ai preconcetti che inevitabilmente ci uniscono a quello che era il vecchio X-Files.

Concetto che devo dire mi spaventa se penso che la prossima ed ultima puntata conclude la mithology di in queste ultime due stagioni, che è oltre il paradossale per usare un eufemismo. Diciamo che è ‘na cazzata, dai.

Comunque proverò a fare mio questo punto durante la visione dell’ultima punta.

X-Files quindi sempre più consapevole della sua nuova essenza prova a dialogare con il pubblico proponendo un ragionamento al suo pesante cambio di rotta rispetto a quello che era negli anni ’90. I più cinici invece potrebbero vederci un tentativo di scusarsi con il pubblico.

Voi cosa pensate?


Nothing Lasts Forever è una puntata gore, grottesca, molto gotica e molto oscura che ci porta inevitabilmente alle atmosfere da vampiro moderno ricordando Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles di Neil Jordan del 1994 o alludendo vagamente a quel surreale grottesco di opere come The Hunger di Tony Scott.

Lo spruzzo di follia di questa puntata unito ad una venatura gore molto marcata mi ha ricordato quei filoni horror esasperati che vedono come protagonisti la classica famiglia di freaks sopra le righe, come The Hills Have Eyes, sia quello di Aja che di CravenHouse of 1000 Corpses di Rob Zombie.

Dobbiamo però ricordare che X-Files non era insolito a questo tipo di atmosfera da circo degli orrori e che nel tempo abbiamo già assistito a puntate vicine come intenti a questa, ricordiamo Humbug dalla seconda stagione ad esempio. Quindi una strizzatina d’occhio da parte dello stesso telefilm al suo passato.

Queste atmosfere così ricercate e marcate ci ricordano che è possibile usare l’ironia, anche quella sopra le righe, per costruire qualcosa che inquietante e deviato così da rimanere in tema con il prodotto senza per forza dover calcare la mano in modo errato come più volte si è visto in questa ultima stagione.

Ma cosa c’è che non convince in questa interessante puntata? Il personaggio della cacciatrice di vampiri. Juliet cerca la sorella che sospetta essere entrata a far parte della setta di Barbara. Per fare questo si improvvisa cacciatrice di vampiri vagando nella notte vestita come Blade e trafiggendo gente a caso. Questa coraggiosa ragazza usa come armi le aste di metallo dell’inferriate della chiesa che frequenta (non si sa come faccia a staccarle visto che sono saldate… boh…) e schiva i proiettili di pistola con delle rotolate che nemmeno in un videogioco.

Juliet è completamente fuori atmosfera e anche se serve la trama in modo funzionale c’è da ammettere che il personaggio risulta banale, pensato in modo ingenuo e alla fine fuori contesto finendo per intaccare una puntata dalle giuste atmosfere.

Un peccato non aver pensato a nessun altro meccanismo narrativo e essersi lasciati trascinare dalla moderna figura del vigilantes incappucciato che controlla la città dai tetti dei palazzi. Personaggio orribile, almeno secondo me.

Escluso questo evitabile scivolone, Nothing Lasts Forever è una buona puntata con un’idea fervida e ben precisa che chiude perfettamente l’arco delle puntate metacinematografiche e azzecca molte delle atmosfere proposte mettendo in tavola un buon horror disturbante.

Prepariamoci per l’ultima, gente!

Addio!


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