X-Files 11° Stagione / My Struggle IV

Schermata da 2018-03-24 13-43-12

Eccoci arrivati alla fine dell’undicesima stagione di X-Files che, come era facile prevedere, ci avrebbe proposto la quarta parte della nuova delirante mythology che coinvolge da vicino Mulder, Scully e il loro figlio X-Men William.

La puntata in italiano vede il proprio titolo tradotto con Il figlio perduto, che pare il nome di un episodio brutto di Hercules con Kevin Sorbo o Relic Hunter (quanto era bòna Tia Carrere a metà anni ‘90).

Questo episodio vede come unico protagonista William che braccato da ogni ente governativo e loggia segreta esistente si sente un po’ minacciato e scappa in ogni dove tentando di non farsi trovare. Scappa da l’Uomo che Fuma che lo bracca perché parte di un esperimento per creare l’uomo perfetto, da Erika Price e Mr Y (sono quei matti che vogliono andare nello spazio dopo che il virus alieno è stato rilasciato sul mondo), dal governo, da Mulder e Scully che lo vorrebbero proteggere ma ne sono impossibilitati vista la natura schiva e spaventata del ragazzo.

Ricalcando le orme delle altre tre puntate con lo stesso titolo, My Struggle IV mette i puntini sulle I della nuova mythology e a suo modo chiude questo arco narrativo facendoci tirare un dovuto sospiro di sollievo. Sì, perché obiettivamente questa parabola sopra le righe che vede coinvolti X-Men (citati anche nella puntata stessa) e virus apocalittici risulta stupida e oltremodo esasperata facendoci sperare quanto prima in un finale.

In questo scoppiettante season end vedremo chiudersi molte piste, molte strade, ma, contrariamente a quanto avessero fatto presagire gli episodi precedenti, pare che X-Files sia lungi dal trovare la meritata pace.

Vediamo quindi morire, in modo poco interessante, molti volti noti apparsi in questa stagione e non solo. Monica Reyes schierata dalla parte dell’Uomo che Fuma viene uccisa da Skinner con un colpo in testa. Lo stesso Skinner poi verrà investito dall’Uomo che Fuma ma non è chiaro se sia morto o meno. Mr Y viene ucciso a sangue freddo da un Mulder nelle insolite vesti di John Wick, assieme ad altre cinque o sei guardie perché tanto che era lì e il bullet time di Matrix era attivo approfittiamone! Personaggio completamente snaturato in questa puntata. La Price viene fatta esplodere come un palloncino da William che sta sviluppando i suoi poteri da Sith ed adesso è capace di sviscerare la gente solo pensandolo. L’Uomo che Fuma spara a William credendolo Mulder, che però non muore dopo aver preso una pallottola in testa perché apparentemente i suoi poteri lo rendono immune alle pallottole nel cervello, e Mulder spara all’Uomo che Fuma che però, santiddio, non si sa se muore davvero perché finisce dentro l’acqua e non lo vedi più. Vi ricordo che questo tizio è esploso, ha preso fuoco, è stato crivellato di colpi ed adesso questo. Terminator in confronto è il vicino effeminato che esce con la sciarpina sennò prende freddo.

In questa frettolosa rincorsa nel terminare una saga narrativa demenziale ci troviamo davanti ad un finale struggente in cui Mulder e Scully accettano la presunta morte di William e lei confessa al suo partner di essere incinta. Stavolta speriamo che il padre sia Mulder sennò deh… Scully, mettici un tappo.

Fermi tutti! Finisce così? E il patogeno alieno? Boh… La puntata lo tira in ballo ma non chiude quella linea narrativa, non lo fa e basta. Che volete che vi dica. Pareva fosse la cosa principale ma invece non lo era… credo…

My Struggle IV chiude questa parabola con fretta e con il solito tono beffardo di chi è convinto di star facendo una figata ma invece scade nell’esagerazione parodistica indigeribile.

Questo arco narrativo mi ha tristemente ricordato prodotti demenziali tipo Naked Gun o Il Silenzio dei Prosciutti di Ezio Greggio. Il tono esageratamente serio inciampa su sé stesso quando ci si trova a dover fare i conti con certi personaggi scritti davvero in modo infantile, in modo stereotipatamente anacronistico facendo sì che il comparto narrativo risulti scialbo e ilare.

William ad esempio sembra uscito dai film di super eroi dei primi anni 2000 con il suo tono scuro e serioso, con i drammi e le lotte interiori che tentano di costruire un personaggio che però finisce più volte nel ridicolo e in controsenso con se stesso. In questa puntata spaventa a caso un povero tizio che si offre di dargli un passaggio, rischiando di provocare un incidente stradale, o tenta di giustificare le sue azioni con espedienti del genere mi sento solo e quindi faccio lo stronzo. Il suo fare da bulletto anni ’80 è anacronisticamente ridicolo per il periodo attuale e finisce nella caricatura, con il giubbotto di pelle come Pippo Franco che canta che Fico… Ridicolo. Sembra Kiefer Sutherland nel bellissimo The Lost Boys del 1987 di  Joel Schumacher, che però aveva senso nel contesto in cui era inserito.

L’Uomo che Fuma nell’ombra che trama dietro tutti e spara le frasone da cattivo ha l’impatto di Berlusconi adesso, ha centoventitremila anni e dice frasi chiaramente indotte dall’Alzehimer. Caricatura di sé stesso non è più credibile da quando muore e poi resuscita per la seconda volta, mi ricorda le telenovelas tipo Beautiful dove fanno morire la gente per nulla e la riportano in scena per ancora meno. Una scelta nostalgica evitabile che svilisce un bellissimo personaggio che contribuiva all’alone di mistero di X-Files ma che adesso ne è una vittima sacrificale.

E, ciliegina sulla torta, la decisione di non chiudere con dignità un telefilm che è stato stiracchiato anche troppo. Il nuovo figlio di Mulder e Scully, William immune alle pallottole, Skinner e l’Uomo che Fuma morti ma anche no, il patogeno alieno ancora in sospeso. Tutti espedienti che ci fanno tristemente presagire una dodicesima stagione sinceramente non necessaria. Questa triste scelta cade in conflitto con le intelligenti puntate metacinematografiche precedenti finendo per svilire anche quelle, finendo per prendersi gioco dello spettatore un ennesima volta, finendo per tornare in questo cerchio del tutto è il contrario di tutto che si addice a prodotti di altro stampo ma non certo ad X-Files.

E quindi, cosa ci rimane di questa undicesima stagione? Che somme tiriamo? Edi questa puntata?

Devo ammettere che questa stagione non è affatto male. Se escludiamo le puntate della mythology esasperate ed esasperanti, e le tanto odiate puntate auto ironiche che trovo sempre fuori tema e non proprie del prodotto, questa undicesima stagione si comporta bene e riesce ad elaborare e rielaborare tanti temi cari al telefilm restituendoceli in una chiave moderna davvero apprezzabile che denota ingegno nella scrittura e voglia di creare qualcosa di apprezzabile. Interessantissime poi le puntate autocoscienti che parlano del telefilm e della sua attuale e passata natura. Questa stagione non ha paura di sfondare la quarta parete, di giocare con la regia e con le immagini, di (s)parlare di se stessa e di correggere gli errori grossolani e ingiustificabili del decimo blocco. X-Files torna stanco ma con una forza di volontà invidiabile che sicuramente non ci fa rimpiangere di averlo seguito fino qui.

Per la puntata invece c’è poco da dire secondo me. Altro esempio di scrittura maldestra e frammentata che contraddistingue questo arco narrativo, inconcludente e frettolosa, ci vomita addosso eventi in rapida successione che purtroppo non portano e non dicono nulla lasciandoci spiazzati e delusi. Spezziamo però una lancia in favore del girato che vede il comparto d’azione e degli effetti speciali in grande spolvero, davvero ben fatti, e bravo Chris Carter dietro una regia dinamica e molto action che davvero si fa apprezzare. Ottimo infine il montaggio.

Ammetto però che sono stanco di dovermi sorbire certi toni narrativi che il prodotto mi ha riproposto anche stavolta, e che in generale sono stanco di X-Files perché lo trovo troppo distante da quello che è stato. Certo, ammettiamo un lodevole cambio di rotta in meglio per questa nuova stagione che sono sicuro piacerà anche ai fan più conservatori, e sarebbe stupido non lodare anche lo sforzo narrativo nel proporre qualcosa di nuovo. Però dobbiamo riconoscere una certa stanchezza nel prodotto che porta spesso ad esplorare temi già calcati o a esagerare perdendo la bussola.

A questo punto rimane un solo ed ultimo mistero: Ci sarà un seguito? Finisce così? Sospesa nella cazzata. Voi che ne dite? Vi piacerebbe vedere una fine decisa e netta o siete soddisfatti?

Addio.


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