Roman holiday: recensione del film

roman-holiday__Vacanze romane: 1953, regia di William Wyler, con Gregory Peck e Audrey Hepburn, sceneggiatura di Dalton Trumbo. Diciamolo subito: questo film è uscito 65 anni fa e fa impressione per la freschezza che ancora oggi trasmette. I dialoghi sono brillanti, c’è molta comicitá “fisica” (in inglese, slapstick comedy), la storia è accattivante, Roma è fotografata in maniera spettacolare… e Audrey Hepburn è unica. Certamente si tratta di una delle migliori commedie romantiche della storia del cinema! Parliamone un po’, quindi.

Se possiamo godere di Roman Holiday è grazie alla Paramount, ma non per i motivi che pensate. Wyler si oppose alla scelta della casa di produzione di girare il film a Hollywood e pretese di andare a girare in location. La Paramount accettò, ma a costo di un budget più basso di quello preventivato inizialmente, cosa che portò alla scelta dell’allora poco conosciuta Audrey Hepburn come co-protagonista! Mai scelta fu più fortunata! La Hepburn è semplicemente perfetta in questo film. La parte dell’annoiata principessa che scappa dalla sua gabbia dorata per vivere qualche ora di libertà sembra fatta apposta per la giovanissima Hepburn: è giovane, bella, innocente… guardate qua!

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Praticamente Audrey Hepburn qui è di una bellezza indescrivibile, per me addirittura più che in Breakfast at Tiffany’s (Colazione da Tiffany, 1961). Ma quindi, mi chiederete voi, il film si basa soltanto sulla sua presenza? La risposta è no: abbiamo anche uno strepitoso Gregory Peck e, soprattutto, una sceneggiatura fantastica firmata da Dalton Trumbo (non al tempo, visto che stava nella lista nera dei pericolosi comunisti, ma nell’edizione in DVD che si trova in giro adesso il suo nome appare a chiare lettere).

La sceneggiatura è fantastica non tanto per la storia, che alla fine si riassume in due righe: una giovane ed annoiata principessa scappa dal palazzo in cui sta soggiornando a Roma e trascorre qualche ora a spasso per la città con un affascinante e squattrinato giornalista americano. A rendere la sceneggiatura fantastica è la brillantezza di ogni singola scena: i dialoghi sono divertenti, i movimenti degli attori sono studiati fin nel minimo dettaglio, l’interazione tra i personaggi è quanto di più dinamico si possa chiedere… e l’intero film è una vera e propria lettera d’amore dedicata a Roma, che splende come in pochi altri momenti. Splendidamente fotografata, la città eterna dà un’immagine di sé leggera e allo stesso tempo profonda, tra feste tradizionali, bar gremiti di gente, monumenti imponenti… e poi è molto divertente ascoltare gli extra, tutti rigorosamente romani, parlare con Gregory Peck che prova a spiccicare qualche parola di italiano!

Inoltre, nonostante si tratti di una commedia romantica, il film tratta svariati temi, cosa non sorprendente visto l’autore (consiglio sempre la visione di Trumbo, film del 2015 diretto da Jay Roach con il bravissimo Bryan Cranston protagonista). Roman Holiday ci parla di libertà, di scelte che ricadono su di noi anche quando non ne vogliamo accettare le conseguenze, ci parla di responsabilità e del prendere le cose con la dovuta leggerezza… e traspare anche un po’ di satira! Non soltanto la vita della nobile principessa è quanto di più noioso si possa concepire (e lei stessa è trattata come una bambina di sei anni), ma quando i servizi segreti entrano in campo lo fanno solo per mettersi in ridicolo, con agenti che non riescono a passare inosservati da nessuna parte e che non riescono a portare a termine la propria missione nemmeno per sbaglio.

Insomma, per me questo film è assolutamente da vedere e rivedere. Ben scritto, ben girato, ben recitato, e con una Audrey Hepburn da paura! Se non l’avete visto, procuratevelo! Ciao!


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3 risposte a "Roman holiday: recensione del film"

  1. Concordo: un vero must dell’universo delle commedie romantiche! Anch’io ho sempre preferito questa versione della Hepburn a quella più ‘svampita’ di Colazione da Tiffany. Come giustamente hai detto, l’aggettivo migliore per descrivere questo film è brillante: ottimi protagonisti, dialoghi limpidi ma non superficiali, location da urlo e, soprattutto, tante scene immortali entrate nella storia del cinema 🙂

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  2. Pingback: Papillon (1973)

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