El desconocido: recensione del film

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El desconocido (Desconocido: resa dei conti, in Italia) è un film del 2015 e rappresenta il lungometraggio d’esordio alla regia di Dani De la Torre dopo un po’ di lavori televisivi. Come sempre proverò a limitare gli spoiler, ma se non l’avete visto il mio consiglio è semplicemente di guardarlo il prima possibile! Si tratta di un thriller serratissimo che vi terrà incollati al divano per un’ora e mezzo e che non potrà non piacervi. Aiuta un cast d’eccezione che include Luis Tosar, Javier Gutierrez, e Elvira Mínguez (6 premi Goya tra tutti e tre!).

Qual’è l’idea di El desconocido? Luis Tosar esce di casa per andare a lavoro, è direttore di banca, e deve accompagnare i suoi due figli a scuola. Solo che dopo due minuti riceve una chiamata di un numero sconosciuto che gli comunica che è seduto su una bomba e che se qualcuno esce di macchina quella bomba salta. Come salvarsi? Trasferendo un sacco di soldi su un conto in un paradiso fiscale. Questo l’inizio del film. E da lì in poi è un vortice continuo di tensione, azione, dialoghi serrati, e colpi di scena, tutti credibili e allo stesso tempo emozionanti.

Quindi il film funziona perchè la tensione è sempre palpabile, gli attori sono tutti eccezionali (compresi i due ragazzini, cosa abbastanza rara!), la regia è fantastica, A Coruña, la città dove il film ha luogo, è fotografata in un modo spettacolare… e il film non si limita ad essere uno stupido action movie, ma ha anche un sottotesto sociale per niente banale. E parliamone di questo sottotesto (ma andiamo in spoiler territory: se volete evitarli, fermatevi qui)!

Durante lo svolgimento del film scopriamo che il direttore di banca Tosar ha passato gli ultimi 15 anni della sua vita a vendere prodotti finanziari ai clienti che a volte erano buoni e a volte no, e che gli è facile mentire a persone che hanno fiducia in lui. E questo, spiace dirlo, è ciò che succede veramente ogni giorno in ogni filiale bancaria. Ho avuto la (s)fortuna di laurearmi in economia, e conosco varie persone che dopo aver studiato con me sono finite in banca… e vendere prodotti scadenti come se fossero ottimi adesso è il loro pane quotidiano. Non fanno solamente questo, certo, ma fanno ANCHE questo. E non sono cattive persone: gli ordini arrivano sempre dall’alto, la banca è lì per fare profitti, non per farli fare ai suoi clienti… e insomma, avete capito. Il sistema è fatto così, possiamo dire. Un sistema senza volto ma che è deciso da persone vere. Quindi Tosar è un cattivo? O un buono? Nessuno dei due: è una persona vera, che fa il suo lavoro senza farsi troppe domande, e che preferisce non pensare alle conseguenze delle sue azioni sulle vite di chi gli affida i soldi.

E il “cattivo” del film è davvero cattivo? O è solo una persona vittima di Tosar? O del sistema? Un disperato che ha perso tutto a causa di una truffa bancaria si può davvero considerare cattivo? Come gli dice Tosar a un certo punto, lui cercava il profitto investendo in banca, quindi ha lo stesso livello di responsabilità della banca che lo ha truffato? Certo, mettere bombe non può essere la risposta, ma qui siamo lontani dal bianco o nero hollywoodiano. Tutti i personaggi sono sfaccettati, realistici, ben scritti e ben interpretati. La stessa moglie di Tosar avrà i suoi motivi per tradirlo, no? Qualcosa sarà cambiato nel loro rapporto ad un certo punto per portarla a farlo?

Insomma: azione serrata, attori tutti in palla, sceneggiatura ottima sia per la trama che per i personaggi che per il commento sociale, regia dinamica, fotografia ben fatta… vi consiglio caldamente di guardare El desconocido! Ciao!


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6 risposte a "El desconocido: recensione del film"

  1. Il cinema spagnolo è quello che spesso riesce a sorprendermi favorevolmente. L’ultimo che ho visto è La Isla minima e, nonostante ci sia un background tipicamente spagnolo, è un thriller che ti coinvolge, oltre a essere tecnicamente inappuntabile.
    Sicuramente questo film che hai così ben raccontato entra nella mia lista da vedere. Grazie.

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  2. Grazie a te per la lettura! La isla mínima è davvero spettacolare: Javier Gutierrez e Raul Arévalo (che ha dimostrato anche un certo talento come regista con Tarde para la ira) fanno un lavoro eccezionale. la ricostruzione storica del periodo di transizione post Franco è esagerata, anche lì nessun personaggio è buono o cattivo, ognuno ha aspetti positivi e negativi, il finale è devastante… io me lo sono già visto tre o quattro volte e l’ho regalato già a varia gente… :–)

    Piace a 1 persona

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