Death and the Maiden: recensione del film

ngubnvguebetcuogiufyl3j7eo8Nel 1994 Roman Polanski diresse Death and the Maiden (La morte e la fanciulla), un film con tre attori (Sigourney Weaver, Ben Kingsley e Stuart Wilson) preso direttamente da un’opera di teatro scritta da Ariel Dorfman. Il film tratta di un tema molto scomodo, le dittature in America Latina, ha una forza incredibile, ed è girato e recitato perfettamente. Pur non essendo un film del terrore, riesce a terrorizzare e raggelare. Vi dico la mia qui sotto!

Il film comincia senza dirci molto: Sigourney Weaver è in casa, ascolta alla radio notizie sulla creazione di una commissione che investighi sui crimini contro i diritti umani durante la dittatura appena terminata nel paese. In questa commissione dovrebbe entrare un famoso avvocato, un attivista, che poi scopriamo essere suo marito. Polanski ci mostra anche la schiena della Weaver che mostra segni di tortura, e quando il marito, Stuart Wilson, torna a casa, assistiamo a una litigata perché lei pensa che il marito si sia venduto entrando nella commissione che, secondo lei, sarà una farsa e non arriverà a condannare nessuno.

Col marito arriva anche Ben Kingsley, che lo ha aiutato ad arrivare a casa dopo che aveva bucato una gomma… e chi è Ben Kingsley? Non lo sappiamo, ma sappiamo che la Weaver è convinta che sia un torturatore del regime, lo stesso torturatore che l’aveva violentata più volte quando lei stessa fu incarcerata. E qui comincia a salire la tensione, tensione che arriverà alle stelle nel finale del film. Kingsley è davvero un torturatore? O è la paranoia della Weaver a guidare le sue azioni? Noi stessi non sappiamo a chi credere, e nemmeno Wilson, il marito di lei, è convinto che lei sia nel giusto!

Il film funziona perché la tensione si sviluppa in un crescendo continuo, i tre attori sono fenomenali, i toni scuri e opprimenti non ci fanno rilassare nemmeno un secondo… tutto è assolutamente ben fatto. Fino al finale, che… ma qui entro in territorio spoiler! Se volete evitare, fermatevi qui e guardatevi il film, che merita un sacco!

E se invece non ve ne frega niente degli spoiler, e magari avete già visto il film, vi rivelo che il finale non mi ha entusiasmato. Diversamente dall’opera teatrale, che lascia tutto nell’incertezza, Polanski decide di rivelare se Kingsley era davvero un torturatore oppure no. Io credo che il film sarebbe stato più forte senza questa rivelazione, ma chi sono io per giudicare uno come Polanski? La scena finale, nel teatro, chiude comunque alla perfezione il film.

Che dire di più? Death and the Maiden va visto assolutamente: girato da un maestro del cinema, con un cast eccezionale, con un’ottima colonna sonora e con un’atmosfera incredibile. Ciao!


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4 risposte a "Death and the Maiden: recensione del film"

  1. Allora, questo non l’ho visto. Giuro che appena esco dal tunnel delle serie di Star Wars (mi guardo la tua Tales From The Crypt) lo metto in cima alla lista. Roman Polanski di solito mi piace molto.

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