Deadpool 2

Deadpool_2_poster_003

Sapete perché mi fa schifo il personaggio cinematografico di Deadpool?

Ve lo stavate chiedendo è? E io vi tolgo la curiosità.

Perché è fuori contesto.

In che senso?

Nell’unico senso possibile. Perché la sua trasposizione cinematografica è fuori contesto.

Non nel senso che tradisce il personaggio stesso anzi, il primo film di Deadpool è forse uno dei più coerenti film supereroistici di sempre. Ma perché il personaggio non è a suo agio nella cornice del cinema.

Vi faccio un esempio.

Jar Jar Binks.

Strano che tiri in ballo Star Wars

Jar Jar Binks è la goffa spalla comica che purtroppo ci dobbiamo sorbire in Star Wars Episode One The Phantom Menace, vi ricordate? Pesta la cacca, parla strano, inciampa negli scalini, si arrotola nella sua stessa lingua. Battute puerili e ingenue portate in schermo da un personaggio cartoonesco inserito in un contesto di avventura dove gli altri personaggi si muovono ed agiscono come delle persone normali. Il contesto attorno a Jar Jar è realistico rispetto al personaggio. Cioè: quello che si muove attorno a Jar Jar in coerenza con l’ambientazione di Star Wars può avere dei connotati credibili, mentre Jar Jar sfrutta una comicità e delle tempistiche comiche demenziali che escono dai canoni del contesto creato dal film e ne contaminano la narrazione.

Jar Jar Binks però è anche in Clone Wars, serie animata in C.G.I. del 2008 prodotta da Lucas e diretta da Dave Filoni. E che ci crediate o no Jar Jar in Clone Wars è simpatico. Assolve al suo dovere. Perché? Perché Clone Wars è un prodotto di animazione con un target per ragazzi, e in quanto tale ammette delle tempistiche comiche e un tono ironico del tutto differente da quanto potrebbe fare un film dal piglio realistico (ribadisco, termine usato in coerenza con l’ambientazione di Star Wars).

In una puntata, per esempio, i droidi dei separatisti lo scambiano per un grande maestro Jedi perché inciampa e ammazza la gente, o pigia un pulsante e fa volare per errore della roba in faccia ai nemici. E’ simpatico. Il tono del prodotto e il fatto che in un cartone tu possa utilizzare una comicità del tutto differente da quella che useresti in un film con un pretesto concreto ti dà la possibilità di usare dei personaggi del genere in modo più consono alla loro natura.

In una puntata deve premere un pulsante per arrestare l’avanzata di alcuni droidi, sbaglia clamorosamente e una pressa metallica devasta una nave spaziale alleata, unica via di fuga per lui e i cloni in pericolo. Il piglio della scena è clamorosamente ironico, calcando il demenziale warnerbrossiano di Road Runner, con quelle attese spezzate da un evento improvviso, con la sospensione dell’incredulità esasperata da quei surreali stalli temporali che sospendevano il povero Wile E. Coyote per aria. Jar Jar è simpatico in Clone Wars, perché è nel suo ambiente, in un ambiente dove quel tipo di ironia è ammessa dal mezzo stesso che la veicola.

E non è come in Space Jam (1997) o Who Framed Roger Rabbit (1988) dove lo stesso film in ogni suo aspetto è pensato per accogliere la demenzialità della sua controparte. E’ vero che da una parte abbiamo elementi inseriti in un contesto realistico, ma questo viene esasperato dalla componente fortemente ironica e si mischia con la follia scatenata dai personaggi della W.B. Dall’altro abbiamo dei personaggi animati del tutto folli che però sono uno specchio della controparte non animata del film, che compensa sé stesso creando due facce della solita medaglia.

Quindi no, non ci incastra nulla. Qui parliamo di un elemento del tutto estraneo alla cornice che lo racchiude. Come vedere Topolino in Platoon (1986).

In Star Wars Episode One hai un cartoon demenziale e fuori luogo inserito in un contesto realistico che non lo supporta e non ha minimamente quel tono narrativo, nemmeno ci si avvicina.

Deadpool è un cartoon demenziale e grottesco che si rapporta con elementi realistici e in coerenza tra loro stessi ma non con Deadpool. Questo funziona perfettamente nella sua cornice scritta, nel fumetto per intenderci, ma non ha nessun equilibrio nella sua versione cinematografica perché la cornice, il contesto, è differente.

Il solo fatto che il fumetto non sia composto da elementi realistici (infatti è disegnato mentre il film è composto in gran parte da elementi reali) rende Deadpool ben più credibile. Sì è verissimo, la cornice del fumetto può essere più o meno seria, più o meno realistica, più o meno drammatica, però per sua natura non ammette elementi che il tuo cervello associa alla vita reale. E’ un inganno. Sono disegni e questo fa si che il tuo cervello li percepisca come tali. Certo, se poi c’è un elemento fuori contesto si nota anche in un fumetto o in un prodotto d’animazione, però la cornice determina molto di questo processo mentale.

Deadpool è una componente cinematografica che cozza con i film in cui è inserito. Come avevo già detto nella recensione del primo film, lo fa perfettamente, è ottimo nel trasferire il personaggio dalla carta alla pellicola. Ma questo tizio gioca continuamente con la quarta parete, sfondandola più volte e calando il film in uno strano contesto indecifrabile in cui elementi seri e gravosi si mischiano con battute e battutine oltre la macchina da presa. I personaggi che non sono Deadpool non reagiscono a questo suo comportamento, il che getta tutto sotto una surreale ombra di disagio.

Se il personaggio di Cable, interpretato da Josh Brolin, rispondesse con cognizione di causa a Deadpool che lo chiama Thanos (Josh Brolin dà la voce al cattivo Marvel), questa nuvola di scavallamento cinematografico contaminerebbe anche i comprimari del nostro irriverente eroe facendo crollare quel poco di comparto narrativo realistico che il film riesce a creare, necessario a supportare lo script del film. Questo delicato equilibrio secondo me è accettabile sulla carta dove il modo di inquadrare le scene è differente da come poi finisci a gestire un dialogo al cinema. Quindi hai questi elementi che cadono nel nulla, ma non è un nulla silente ed immobile come quello del fumetto: vive di altri equilibri di altre tempistiche che in questi casi per forza saltano arrivando al disagio di cui sopra.

Il pubblico però pare apprezzare molto questo genere di film in effetti simpatico e leggero, quindi dopo il successo del primo ecco l’inevitabile seguito: Deadpool 2 per la regia di David Leitch.

E… Non è male. No. Non è per nulla male.

Lo avete capito perché non mi piace Deadpool, no? E quindi come fa a piacermi un film dove il protagonista non mi piace? Non lo so. però il film ha una buona struttura.


Deadpool 2 soffre del solito protagonismo fuori cornice del personaggio come era per il primo titolo, ma al contrario del primo titolo (che in sintesi è un’enorme scusa per costruire un pretesto per l’ennesima battutina volgare di Deadpool), qui ci troviamo davanti ad un film con una struttura chiara e concisa, che si narra in modo schietto e senza troppi inganni verso lo spettatore.

Deadpool 2 segue le vicende già esplorate da Singer in X-Men 2 sugli esperimenti fatti sui mutanti e lo fa tirando in ballo un plot già rivisto e senza troppe idee narrative. La sua forza però risiede nella sua chiarezza. Il film, in cui sono presenti moltissimi elementi narrativi, ha infatti il buon gusto di sintetizzare la narrazione rendendo allo spettatore un prodotto seguibile e limpido anche se la percezione generale è quella di assistere a un cacciuccone di espedienti utilizzati mille volte in questo prodotto: viaggi nel tempo, il dramma del protagonista, il cattivo che si redime. Però… però ecco… la base per questi incastri di trama non è così stupida come si potrebbe pensare: ci sono dei bambini che hanno subito abusi fisici e mentali, si parla di problemi sociali e discriminazione, c’è tempo per parlare degli affetti familiari e di amicizia.

In Deadpool 2 c’è tutto, come ci ricorda lo stesso protagonista all’inizio del film, e c’è un tutto ben orchestrato scritto da qualcuno che tiene al personaggio ma che, stavolta, teneva anche al voler raccontare qualcosa.

In questo prodotto compatto, anche se un po’ telefonato, troviamo un sotto testo fatto di tante piccole idee narrative che elevano il film fino ad un ben più alto indice di gradimento, almeno personale. Subito salta all’occhio il dualismo narrativo che lega il protagonista con Cable, bellissimo villain portato in schermo da Josh Brolin, e che poi chiude il cerchio sul personaggio di Firefist. Geniale come gioca sullo spezzare il cliché dell’arruolamento con la delirante fine della squadra X-Force, cliché che ha contraddistinto gli ultimi tre X-Men, obiettivi principali delle battute di Pool. Ottima l’azione, soprattutto nella scena del camion blindato, e più misurata e divertente la comicità, che è molto meno volgare e più intelligente rispetto al primo titolo.

Deadpool 2 chiude con un climax secondo me leggermente sotto tono rispetto alla parte centrale del film, ma che comunque diverte e riesce a chiudere tutte le linee narrative del film per proporci un bel prodotto pensato e finito, cosa molto rara in questo periodo soprattutto se si parla di queste saghe.

Ryan Reynolds con questo film riconferma il suo amore per questo (secondo me) insopportabile personaggio, però stavolta dimostra di non essere l’ultimo dei cretini riuscendo a portarci sul grande schermo un film compatto e preponderato, un’avventura che si racconta divertendo e divertendosi e che alla fine non ci fa per nulla rimpiangere il costo del biglietto. Certo, si parla comunque di Deadpool quindi il tono distintivo del personaggio è ampiamente presente anche stavolta, senza sconti. Però il pretesto del film e la voglia di raccontarcelo la fanno da padrona, facendoci intuire uno scopo nella scrittura. Scopo che forse scade nella banalità, scopo che magari è prevedibile nei suoi sviluppi narrativi, scopo che magari avete già rivisto in altri mille titoli, ma che regala una struttura ad un film che si distacca dal suo predecessore e muta forma. Passa da essere un contenitore per battute fini a sé stesse ad essere un contenitore narrativo, con il suo tono distintivo e con i suoi limiti, ma anche con qualcosa da dire.

E allora adesso mi piace il personaggio di Deadpool? NO.

E allora ho cambiato idea sul fatto che secondo me nella cornice del cinema ‘sto tizio ci sta come il cavolo a merenda? NO. Anzi.

E allora perché mi è piaciuto il film? Perché è un film. Ha una chiara e fruibile struttura da commedia demenziale d’azione. Che riesce. Non è un compendio di scenette volgari. Ovviamente delle volte esagera… gente… alla fine siamo andati a vedere Deadpool. Un po’ di elasticità mentale.

Tra tutte le cazzate sottolineo l’opening in musica come i film di Bond, davvero geniale. Peter e la X-Force. Brillante. E Domino, mutante baciato dalla fortuna portato in schermo dalla carinissima Zazie Beetz.

Divertito? Sì, dài! Anche piacevolmente sorpreso. Carino ‘sto filmetto.

Addio!


Una risposta a "Deadpool 2"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...