Shutter island: recensione del film

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Il 2010, non si sa perché, a Hollywood era l’anno degli ospedali psichiatrici. Uscirono nel giro di pochi mesi Shutter Island di M. Scorsese, The Ward di J. Carpenter, e pure Sucker Punch di Z. Snyder. Tutti con lo stesso tema di fondo e con una simile struttura narrativa. Il migliore del trio? Per me senza ombra di dubbio The Ward, ma oggi scrivo di Shutter Island! E, siete avvertiti, spoiler a manetta. Se non ne volete, tornate dopo aver visto il film!

Il protagonista è Leonardo Di Caprio e il resto del cast è anch’esso di livello altissimo con, tra gli altri, Mark Ruffalo (Hulk nel Marvel Cinematic Universe), Ben Kingsley (appena visto in Death and the Maiden di Polanski), Max Von Sydow (che nel suo infinito curriculum vanta anche il qui recensito Minority Report di S. Spielberg), e Emily Mortimer (l’anno scorso in The Party di S. Potter). Alla regia c’è un maestro come Scorsese, e quindi del reparto tecnico è inutile parlare: tutto funziona a dovere come c’è da aspettarsi in questi casi. E qui… che mi crediate o no, qui sta la ragione che non mi ha fatto godere a pieno del film! Sì perché l’idea del film è di raccontarci la storia dal punto di vista del personaggio di Di Caprio che, come verrà svelato nel finale, ha grossi problemi psicologici e vede cose che non necessariamente stanno accadendo.

Il problema è che Scorsese ha riempito il film di intenzionali errori di montaggio e di continuità che svelano il trucco sin dall’inizio! Già nelle scene iniziali sulla barca che va verso Shutter Island ho notato un paio di “errori” e mi sono chiesto come fosse possibile. L’unica spiegazione possibile era che ci fosse qualcosa di sbagliato nel “narratore” della storia, nel protagonista. E quindi ho capito quasi subito che dovevo leggere i fatti che si succedevano sullo schermo come l’interpretazione di fatti reali fatta da una persona con problemi. Per me la visione del film si è centrata tutta sul capire quale fosse la realtà dei fatti, invece di lasciarmi trasportare e stupire dalla trama. Va dato atto a Scorsese che comunque non è facile capire esattamente ciò che verrà svelato soltanto nel finale, e che il film riesce a mantenere un ottimo livello di tensione quasi tutto il tempo (con alcune punte di horror, addirittura!).

E quindi mi è piaciuto il film? Sì, mi è piaciuto, ma avendo capito sin dall’inizio dove andava a parare, forse non mi sono goduto al massimo l’ora e mezzo pre-rivelazione finale che già sapevo quale fosse. Detto questo, il dialogo finale tra il personaggio di Di Caprio e quello di Ruffalo, col primo che sembra quasi scegliere volontariamente la lobotomia (secondo questa interpretazione, sarebbe una scelta fatta consapevolmente per non continuare a vivere col dolore dovuto alla perdita di tutta la sua famiglia), vale la visione del film! Ciao!

PS: divertente il giochino nascosto nel titolo ma naturalmente intraducibile in italiano. Shutter Island anagrammato diventa truths and lies (verità e menzogne) o truths/denials (verità/negazioni).


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