The man who killed Don Quixote: epico e visionario

quixoteSI PUO’ FARE!!! Questo avrà esclamato Terry Gilliam dopo aver finalmente terminato il film che sognava di fare da 25 anni (“25 years of making… and unmaking“): The man who killed Don Quixote (L’uomo che uccise Don Chisciotte in Italia) è finalmente uscito nelle sale! I protagonisti di quest’ultimo e riuscito tentativo sono Adam Driver (che dopo aver lavorato con Scorsese in Silence ora è riuscito pure a lavorare con Gilliam, complimenti!) e Jonathan Pryce (una vecchia conoscenza di Gilliam dai tempi di Brazil, 1985). E che dire di questo film?

Io sono uscito dal cinema in estasi e il fatto che, come sempre con Gilliam, questo film abbia ricevuto un’accoglienza tiepidina (55% dai critici su Rotten Tomatoes, 79% per il pubblico) non fa che confermare ai miei occhi che siamo di fronte ad un’ennesima grande prestazione del regista statunitense. Comincio a parlarvene dalla trama (non volete spoiler? Tornate dopo aver visto il film!).

Adam Driver è Toby, un giovane regista statunitense in Spagna per girare una pubblicità. Parla un po’ di spagnolo e conosce già il paese perché da giovanissimo ci girò la sua opera prima, un amatoriale Don Chisciotte con come protagonista un vecchio artigiano che aveva trovato per caso in un villaggio polveroso. Annoiato dal lavoro (l’unica cosa che sembra animarlo è la moglie del produttore, Olga Kurylenko, che animerebbe anche me in effetti), fa un giro in moto nei dintorni e… si imbatte proprio nel vecchio artigiano! Solo che quello si crede ancora Don Chisciotte, vede Toby come il suo Sancho Panza, e con una serie di incidenti assurdi comincia l’avventura!

Ed essendo un’avventura degna dei personaggi di Miguel de Cervantes, ai nostri eroi ne succederanno delle belle! Non mancheranno le lotte contro i giganti (che siano mulini a vento o contenitori di vino) come nel romanzo originale, ma ci saranno anche riferimenti attualizzati al 2018 con un villaggio di immigranti illegali che si trasformeranno in pericolosi terroristi suicidi. E nel gran finale ecco la donzella in pericolo, Angelica (Joana Ribeiro), ovvero la Dulcinea dell’opera prima di Toby, nella realtà una ragazza perduta dietro il sogno di difficile realizzazione di lavorare per il cinema.

E perché è un film fantastico? Prima di tutto per il rispetto che dimostra nei confronti di un’opera immortale della letteratura (c’è anche un dialogo brillante che gioca col fatto che il Chisciotte di Cervantes sia un romanzo trovato da quest’ultimo, e non scritto di suo pugno!). Non soltanto ne usa i personaggi, ma ne segue anche la struttura. Infatti se la prima parte è avventurosa e “a cuor leggero”, la seconda si fa più malinconica con Don Chisciotte che comincia a vedere la realtà che gli dà un’infinita tristezza e Sancho Panza che si “chisciottizza” cominciando a credere alle fantasie del suo compagno di viaggio. In questo caso quindi è Toby che dopo un po’ comincia ad agire in maniera sconclusionata, fino allo splendido finale in cui continuerà a far vivere Don Chisciotte semplicemente… uccidendo il precedente e diventandolo egli stesso.

Visivamente è un film magnifico, con Gilliam che fa sfoggio di tutta la sua tecnica e con una fotografia che esalta la Spagna rurale e polverosa in ogni inquadratura (il direttore della fotografia è ancora una volta il fedelissimo di Gilliam Nicola Pecorini). Tutti gli attori sono ottimamente diretti, compresi gli spagnoli Jordi Mollá e Sergi López. Divertente come Gilliam liquidi la questione della lingua: verso l’inizio del film Toby comincia a parlare col suo spagnolo stentato con il padre di Angelica, che gli risponde in spagnolo, il tutto accompagnato da dei sottotitoli con la traduzione inglese. Ma ben presto Toby si stanca, li spazza via come se fossero lì fisicamente dicendo “We don’t really need this, right?“, e via con la lingua inglese per tutto il film. Come se Gilliam ci dicesse che è consapevole dell’assurdità di personaggi spagnoli che parlano inglese, quindi perché non ammetterlo e giocarci un po’ su?

La natura del film è la stessa del romanzo di Cervantes. Gilliam fa SATIRA e la fa contro tutto quello che gli capita a tiro: il mondo della pubblicità, quello del cinema, i ricchi, la presunta superiorità culturale degli statunitensi che giudicano male e superficialmente la Spagna intera attraverso le loro limitate esperienze, la ricerca del successo, l’intera società di oggi basata sull’apparenza piuttosto che sulla sostanza… tutto! Un film da vedere e rivedere, insomma, profondo, divertente e triste.

Quindi è un film perfetto? No, non lo è: ci sono un paio di cadute di stile come il sangue fatto al computer del poliziotto ferito all’inizio del film che si sarebbe potuto evitare, la scelta di un’attrice portoghese per fare Angelica che non ben capito, così come non ho capito il ruolo del personaggio di Sergi López… e poi è il solito Terry Gilliam degli ultimi anni: sullo schermo succedono duecentomila cose ed è difficile a volte seguire tutto alla perfezione, ma per me questo non fa che dare al film un valore aggiuntivo che consiste nel poterlo rivedere più volte senza stancarmi! Superconsigliato! Ciao!

PS: vi consiglio anche di leggere l’interessantissima recensione di Nick qui!

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13 risposte a "The man who killed Don Quixote: epico e visionario"

  1. Spero che trovi al più presto una distribuzione italiana… «The Zero Theorem» arrivò dopo ben due anni (anche dopo molte ruggini con la Sony: la major attendeva l’esito dello SpiderMan di Webb prima di dare il via definitivo, e ha causato l’uscita tardiva e quindi il flop americano): lo prese la Moviemax, che non si sa perché poi rinunciò, e la piccola Minerva lo distribuì in pochissime sale… anche stavolta già si parla di problemi con Amazon per la distribuzione americana, poiché un produttore della primigenia versione dice di detenere ancora lui i diritti e Amazon non potrebbe quindi permettersi di avere cause… È buia anche stavolta, povero Gilliam! — la Spagna potrebbe essere l’unico paese in cui esce, a meno che Gilliam non vinca la causa col produttore (cosa, che, finora, non ha mai fatto: non vinse con Milchan per Munchausen, né con la Sony per avere una distribuzione migliore per Parnassus, in America passato inosservato a causa della inesistente campagna pubblcitaria)

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    1. Povero Terry Gilliam. Praticamente è un miracolo che gli lascino girare dei film, ma poi lo rendono invisibile in fase di distribuzione. Romero poco prima di morire lo disse che lui avrebbe anche potuto farlo un film, ma poi non glielo avrebbe distribuito nessuno, quindi perché dannarsi tanto? Anche l’ultimo di Carpenter fu pubblicizzato poco e nulla… i distributori decidono se un film fa flop o no!

      Ma in fondo perché lamentarsi, quando fanno successo film rivoluzionari e coraggiosi come Black Panther e Wonder Woman?

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  2. Nisba… il vecchio produttore ha vinto la causa: «The man who killed Don Quixote» è stato decretato “illegale” dal tribunale di Parigi… Gilliam chiese i soldi al produttore, il quale glieli ha dati, ma poi sono sorti problemi creativi tali che hanno indotto il produttore a ritirare il finanziamento e a chiedere i soldi indietro: pare che Gilliam se ne sia un po’ sbattuto e abbia finito il film invece di restituirli; ovviamente il produttore ha sporto denuncia… l’ha vinta e quindi anche questo diverrà indistribuibile… e, dato che i soldi spesi sembra che Gilliam li dovrà comunque restituire, Don Quixote è stato proprio la seconda grande maledizione di Gilliam dopo Munchausen…

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    1. Lasciarlo lavorare in pace sembra che non sia un’opzione per i produttori, che siano di Hollywood o no. Mi considero fortunato per averlo visto nel cinema, è una grande esperienza, come tutti i film di Gilliam. Che storia assurda!!!

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      1. C’è speranza! Gilliam ha dimostrato che il film girato è del tutto nuovo rispetto a quello di cui il vecchio produttore ha i diritti! Gilliam dovrà pagare una penale per sfruttamento abusivo (in pratica deve pagare la SIAE per il suo stesso film), ma il girato è salvo, in quanto creazione originale, e potrà benissimo essere comprato da qualsiasi distributore, americano ed europeo! — bene dé!!!

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