Primal fear: recensione del film

1860_11_screenshotPrimal fear, col fantastico titolo italiano di Schegge di paura, è un film del 1996 che segna un doppio esordio: Gregory Hoblit alla regia e Edward Norton come attore. Ed è anche uno dei pochi film in cui Richard Gere, il protagonista, sembra un buon attore! Dopo il consiglio del buon Frusciante, me lo sono preso in DVD, guardato, e ve ne consiglio la visione! Vi spiego perché qui sotto, potete leggere senza paura di spoiler.

Primal fear è la storia di un processo per omicidio. La vittima è un sacerdote molto noto in città e l’unico indagato è Aaron (Edward Norton), un giovane chierichetto di 19 anni che viene arrestato dopo una fuga rocambolesca dal luogo dell’omicidio. E chi si incarica di difenderlo? Martin Vail (Richard Gere), avvocato di grande successo e con pochi principi morali. In aula si troverà contro l’ex-collega (in realtà qualcosa di più di una semplice collega) Janet Venable (Laura Linney).

Il film quindi si presenta con una struttura molto classica: i due avvocati si fronteggiano, il difensore sguinzaglia i suoi investigatori per raccogliere prove che possano aiutarlo a non far condannare il sospettato, e il giudice tenta di mantenere l’ordine e l’equilibrio. Ovviamente il film si chiude con il giudizio, che non vi dico quale sarà! E cosa dà una marcia in più a Primal fear?

Edward Norton. Il suo esordio cinematografico è IN CRE DI BI LE. In ogni scena mette in vita un personaggio sfaccettato, profondo, certamente aiutato da degli ottimi dialoghi (merito dello scrittore del libro da cui è tratto il film, William Diehl, e dello sceneggiatore Steve Shagan). E, come detto, Richard Gere gli tiene testa col suo avvocato cinico e che si sente sempre un passo avanti agli altri. Non voglio svelare niente di più del film, visto che molto del suo fascino si basa su un importante colpo di scena.

Ma non è solo questo: il film è cinico, sporco, ci mostra la corruzione, ci mostra un ambiente sordido dove il potere sa ma tace, dove le persone dell’alta società si comportano male, dove la giustizia e la verità sono concetti alti ma dimenticati. Usando le parole di Martin Vail, non c’è una sola verità, e l’unica cosa che conta è quella che entra in testa ai dodici giurati nell’aula di tribunale.

Aggiungiamo un’ottima colonna sonora (il tema è la splendida Dulces Pontes di Canção do Mar), una regia e una fotografia solide, e un ritmo sempre sostenuto, ed otteniamo un buon thriller! Ciao!


2 risposte a "Primal fear: recensione del film"

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