Schindler’s list: recensione del film

Schindler's ListE dopo The pianist di Roman Polanski mi sono guardato pure Schindler’s list, film del 1993 diretto da Steven Spielberg. Così, per massimizzare l’allegria. Interessante vedere questi due film uno dietro l’altro per la parziale sovrapposizione della storia, con Varsavia occupata dai nazisti e gli ebrei polacchi rinchiusi nel ghetto. Credo addirittura che Spielberg abbia messo una specie di omaggio a Wladyslaw Szpilman in una scena di gruppo in cui una comparsa dice di essere un musicista e qualcuno gli consiglia di nascondersi, ma non ho nessuna fonte che lo confermi.

Mi sembra inutile parlare della trama di Schindler’s list, film che tutti hanno visto e che ha vinto sette Oscar. Come The pianist, è un film che riporta fatti reali senza inventare niente, e mi è piaciuto molto come Spielberg non ci presenti il protagonista come un eroe senza macchia e senza paura, ma come una persona normale. Oskar Schindler (Liam Neeson) è un imprenditore fallito che sfrutta la guerra e gli schiavi ebrei per arricchirsi, e solo dopo anni sviluppa un senso di colpa che lo porta ad aiutare i dipendenti della sua fabbrica. Amon Goeth (Ralph Fiennes) è dipinto come il male assoluto, e a giudicare da quello che hanno scritto gli storici lo era. Dove secondo me si nota il (troppo) family-friendly Spielberg è nel personaggio di Itzhak Stern (Ben Kingsley) che invece sembra agire solo guidato dall’altruismo. Da documenti del tempo invece sappiamo che prima di tutto non fu il solo ad aiutare Schindler a salvare i più di mille ebrei che salvò, e che corruzione e estorsioni significarono per molti la differenza tra lo stare nella lista di Schindler e starne fuori e quindi essere condannati a morte certa.

Poi ci sono decine di altre personaggi (il film dura più di tre ore) che più o meno seguiamo nei tragici anni tra il 1939 e il 1945 con storie più o meno interessanti. A volte risulta difficile capire chi sia chi, specialmente perché alcuni personaggi scompaiono per parecchie decine di minuti per poi riapparire in luoghi diversi e con le sembianze un po’ cambiate. Comunque Spielberg è molto didascalico, specialmente se comparato a Polanski, e aiuta lo spettatore a seguire la storia con numerose scritte in sovraimpressione che spiegano in che momento storico ci troviamo: dall’invasione della Polonia, alla costruzione del ghetto di Varsavia, alla costruzione dei campi di concentramento, fino all’ordine di mandare tutti gli internati ai campi di stermino. E il finale è davvero straziante, con i sopravvissuti che accompagnati dagli attori del film rendono omaggio alla tomba del vero Oskar Schindler. Spielberg è un maestro del cinema e qui usa tutta la sua arte per farci emozionare, riuscendoci facilmente grazie anche a delle splendide musiche di John Williams.

Che dire di questo film? Andrebbe visto da tutti, e sono felicissimo di averlo fatto. Però non voglio rivederlo, ho preferito di gran lunga l’approccio di Polanski allo stesso tema (ha tutta un’altra sensibilità: d’altronde a 10 anni il giovanissimo Polanski scappò dal ghetto di Varsavia durante l’occupazione nazista della Polonia…): più crudo, senza fronzoli, senza strati extra di epicità. Ciao!

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7 risposte a "Schindler’s list: recensione del film"

      1. Lincoln tanto tanto… è solo una palla oscena. Ci sta. Cavallo (mi rifiuto di usare il nome del film) è una merda unica. Tremendo. Uno dei peggio film del nuovo millennio per adesso. Anche il ponte delle spie che palle. Però ecco… Cavallo non si batte.

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  1. che dire, sei in un periodo dove ti piace soffrire…
    gran film anche questo… io a dire il vero lo preferisco a quello di Polanski, pur eccellente…
    qui Spielberg ha fatto un lavoro straordinario… è da film come questo che si capisce che grande regista sia, sebbene spesso (troppo spesso) si faccia prendere la mano dai blockbusteroni (che del resto ha contribuito a inventare con Lo squalo)…
    però sono due filmoni, sia chiaro, entrambi ottimi per comprendere il male della Shoah…

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    1. Concordo, anche per me sono entrambi utili per capire cosa successe in Polonia dall’inizio della seconda guerra mondiale fino al suo epilogo. A me piace che siano due stili totalmente differenti e che parlino della stessa cosa. Spielberg è un grande regista, naturalmente, e questo è certamente uno dei suoi film più riusciti!

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  2. Ammetto di non aver mai visto Il PIanista, ma Schindler’s List mi ha lasciato una cicatrice indelebile, da quando me l’hanno fatto vedere alle medie. Terribile. Sai che in realtà non lo trovo nemmeno così patinato? Mi sembra, a occhio e croce, che sia il più crudo di Spielberg insieme a Salvate il soldato Ryan, non solo come violenza fisica ma anche e soprattutto psicologica: le donne che arrivano a Auschwitz e credono di essere in una camera a gas mi tolgono il fiato ogni volta.
    Il finale poi… mi fa sempre piangere, lo trovo poetico e straziante insieme.

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    1. Sì, sul finale credo sia impossibile non piangere. Sicuramente è il film più crudo di Spielberg, insieme alla prima parte di Saving private Ryan e a Jaws, che pure non si peritava a far morire gente (pure giovane). Normalmente Spielberg si trattiene molto di più (forse per potersi vendere a un pubblico più vasto), e non credo sia un bene per la qualità dei suoi film (vedi War horse o Bridge of spies)!

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