Outer Rim #8 – Han Solo

Disclaimer

Outer Rim è una serie di fugaci post sull’universo espanso di Star Wars in cui proverò a parlarvi dei prodotti canonici che gravitano attorno alle serie e ai film del brand. I post verranno fatti nella più completa anarchia senza seguire un preciso schema temporale o logico, semplicemente leggo qualcosa e ve ne parlo. 

Fine disclaimer


Han Solo

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Star Wars Han Solo è un librone della Marvel del 2018 di circa 230 pagine che racchiude due albi a fumetti: Han Solo numeri 1 – 5 e Star Wars numeri 8 – 12, un arco narrativo che coinvolge Luke, Han e Leia ribattezzato Showdown on the Smuggler’s Moon. La prima storia è scritta da Majorie Liu e disegnata da Mark Brooks mentre la seconda è scritta da Jason Aaron e disegnata da Stuart Immonen, tutti artisti non nuovi alla Marvel.

Ma che cosa ci racconta questo mattone a fumetti? La prima storia gravita attorno ad una pericolosissima corsa spaziale, la Dragon Void Run. Questo evento sportivo mortale vede partecipare tutti i migliori piloti della galassia che si sfideranno in una gara di velocità su una rotta spaziale irta di pericoli e trabocchetti. Han Solo partecipa a questo evento spinto da Leia e dalla ribellione che hanno bisogno di lui per svolgere un delicato compito: recuperare durante il percorso tre informatori ribelli che portano con loro informazioni vitali. Ma c’è un inghippo! Tra di loro potrebbe esserci una spia imperiale pronta ad uccidere gli altri informatori e lo stesso Solo se si trovasse con le spalle al muro!

La seconda storia invece analizza due filoni narrativi distinti che finiranno inevitabilmente per annodarsi tra di loro. Luke ha recuperato il diario di Obi Wan Kenobi sperando di trovarci dentro degli indizi rilevanti su come usare la Forza, ma invece ci trova storielle inutili e ricette culinarie di Tatooine. Sconsolato da questa triste scoperta decide di dirigersi su Nar Shaadda, una luna piena di contrabbandieri e criminali di ogni sorta per chiedere informazioni su Coruscant. Infatti pare che il giovane Skywalker voglia dirigersi al vecchio tempio Jedi per connettersi con la Forza. Luke in questo bel posticino di vacanza si imbatte però in un signore del crimine locale, uno Hutt con la fissa del collezionismo per i reperti storici Jedi e Sith. Inutile dire che la Spada Laser di Luke e la sua connessione con la Forza lo renderanno una preda ambita. Intanto Leia e Han sono alla ricerca di una base adatta per le forze ribelli ma si imbattono in una tizia che dice di essere la moglie di Solo e che pare cercare una sorta di vendetta per qualcosa che è successo in passato tra lei e Han. A Leia saltano le ovaie come sente ‘sta cosa andando a creare il classico triangolo di gelosie e incomprensioni che ci riporta un po’ con la mente a quelle opere di Izumi Matsumoto tipo Orange Road. Che in Star Wars non ci sta benissimo, ecco. Le strade dei nostri eroi si incontrano quando scappando dall’impero Han e Leia finiscono su Nar Shaadda apprendendo della situazione di Luke.

Entrambe le avventure si svolgono tra Star Wars A New Hope (1977) e Star Wars The Empire Strikes Back (1980).


Ora, con tutto il rispetto per le gli autori dietro queste storie… ma entrambe le avventure mi sono sembrate un po’ delle cazzate. Nel senso…

Han Solo ci dipinge una storia ricca d’azione e colpi dei scena, con la spia che non si rivela fino all’ultimo e una tensione ben costruita all’interno della nave e tra i piloti che concorrono alla gara. La struttura è buona e sinceramente mentre lo si legge ci si diverte  un sacco, però l’idea della corsa con i piloti più ganzi della galassia è molto ingenua. Sa di bimbo che gioca con i modellini delle astronavi. Questo potrebbe essere un lato positivo se si pensa ai viaggi mentali che ci si faceva noi da piccoli dopo aver visto i film di Star Wars. In un certo senso ci riporta a quei pensieri ingenui e fantasiosi delle guerre dei Quoti (dal doppiaggio italiano) o del fantasticare su cosa potesse essere la rotta di Kessel. Però il passo dalla fantasia alla realtà è molto lungo e leggere adesso una storia del genere, anche se farcita di elementi thriller e gialli, fa un po’ strano. Sembra fuori dall’ambientazione.

Vi ricordate quando si parlò della vastità dell’ambientazione di Star Wars? In Obi Wan and Anakin se non erro. Ecco, ci sarebbe da fare una distinzione concettuale tra gli elementi che sono tollerabili dall’ambientazione primo stampo della saga originale, quel western d’avventura sporco e cupo, e gli elementi invece introdotti dall’ambientazione della saga dei prequel, dal piglio visivo più favolescamente fantasy. Quello che affascina di Star Wars e degli elementi che gravitano attorno a questi prodotti esterni al cinema è proprio l’unione di questi due mondi, di queste due realtà così distanti tra di loro ma così vicine. Differenti e uguali. Due facce della solita medaglia. In questi prodotti puoi trovare il giusto equilibrio, come succede in Lando, o quella strana sensazione che qualcosa sia fuori posto, come in Obi Wan and Anakin. Han Solo è un personaggio che il tuo cervello riconduce all’ambientazione prima maniera, in cui i mostroni coloratoni in CGI non c’erano, in cui le corse erano solo narrate, in cui l’avventura aveva quel piglio di serio scazzo che adesso si è completamente perduto. Ecco, l’idea della corsa ci porta ai Podracer, ci porta al bar di Coruscant in Attack of the Clones colorato e pieno di divertimenti. E’ un idea triviale che però durante la lettura funziona ma che comunque esce dagli schemi dell’ambientazione e ci fa un po’ storcere il naso.

Mi ha fatto pensare al film di Solo: A Star Wars Story e a come certe idee sono tollerabili in una cornice e invece del tutto fuori ambientazione in un altra. Prendiamo il mostrone in stile Lovercraft che vive nella nebula della rotta di Kessel. Compariamolo al verme gigante delle asteroidi di Empire Strikes Back e alla medusa spaziale gigante che uno dei concorrenti della Dragon Void Run evoca da un portale spaziale usando uno speciale dispositivo della sua nave. Sono tutti e tre la solita cosa, però… Il verme delle asteroidi è un pupazzone con una mano dentro, sporco e sudicio come prevede l’ambientazione della saga originale. Ci ricorda il fantasy in Star Wars e anche se è leggermente sopra le righe in confronto a tutto il resto del film, il suo aspetto e la palette fotografica lo inserisce nel lungometraggio senza stonare troppo. E’ tipo il Bantha di Tatooine da A New Hope: Ha l’aspetto di quello che lo circonda, la palette dei colori è fedele all’ambientazione in cui vive la bestia e il fatto che siano veri (nel senso di pupazzoni) li rende reali all’occhio umano. Il mostrone dentro la rotta di Kessel in Solo cozza orribilmente con l’ambientazione che ha attorno e con il piglio western del film che forse è la cosa fatta meglio di tutta la baracca. Questa bestia è in CGI e come quasi tutto in questa forma risulta lucida e staccato del resto. La nebula riesce a rendere l’idea cupa della fotografia del film e si sposa con la palette dei colori imperiali dello Star Destroyer e dei Caccia Tie che inseguono il Falcon. Mentre il mostrone ha colori accesi e forti, come viola scuro o rosso. Stona. Non è amalgamato con il resto. La medusona della storia di questo fumetto invece soffre di un’inconsistenza narrativa rispetto a quello a cui siamo abituati da una prodotto di Star Wars ambientato nel periodo imperiale. Questa bestia si pone infatti su un piano narrativo più adatto a Star Trek, a qualcosa di puro Sci.Fi. così come tutta l’idea della corsa, quindi forse è coerente con il prodotto in sé che però non lo è con lo Star Wars prima maniera. E questo è da ricordare quando giudicheremo un film del brand in futuro. Perché dopo aver letto tutta questa roba di Star Wars inizio a vedere Solo: A Star Wars Story sotto un’ottica differente, sotto l’ottica del fumettone in cinema che però è in una cornice narrativa differente e dovrebbe essere fedele al suo mezzo narrativo senza divagare in altri media.

Quindi, quanto è difficile scegliere un soggetto? Con tutte queste storie? Forse una cosa che funziona in un modo potrebbe non funzionare in un altro? Forse un elemento che funziona in un fumetto potrebbe essere una vaccata al cinema? Come avremmo reagito se ci avessero detto: “La trama del film di Solo è una corsa spaziale tipo il videogioco F-Zero” io avrei dato fuoco a tutto. Quanto è delicato Star Wars, e quanto è vasto? Dove sono i suoi confini narrativi?

Il fumetto ha però la costruzione delle tavole splendida che ci fa sentire sulla pelle la velocità delle navi, il momento di pericolo, la tensione nell’aria. I quadri delle scene frammentati, le linee dei fumetti sbilenche e asimmetriche si sposano perfettamente con l’idea del fumetto riuscendo a coinvolgerci nella sua totalità. Personalmente però non ho apprezzato i disegni troppo realistici di Brooks che mi fanno l’effetto di un copia incolla dei personaggi nelle loro versioni cinematografiche.


Showdown on the Smuggler’s Moon invece ci catapulta dentro eventi che in un qualche modo sono già stati messi in moto da altre storie in altri lidi. Ricordiamoci che è un estratto dei periodici della Marvel di Star Wars e che molto probabilmente prosegue delle trame già avviate in precedenza. Luke ad esempio fa dei riferimenti su come ha ottenuto il diario di Obi Wan che purtroppo non vengono mostrati nel fumetto, lo stesso per la moglie di Solo. Verso metà numero appare un cacciatore di taglie sulle tracce di Chewbacca e Han che sembra preso e buttato lì senza una continuità nella narrazione. Il finale inoltre fa presagire uno sviluppo della storia che purtroppo questo albo non ci mostra. Forse sarebbe stato più onesto da parte della Marvel riunire tutta la storia di Luke, Han e Leia in un unico albo così da creare un prodotto omogeneo e narrativamente coerente. Comunque si fa apprezzare per le tavole, sopratutto per la rappresentazione di Leia che Immonen riesce perfettamente a catturare nei piccoli dettagli.


C’è però da dire che entrambe le storie riescono a catturare il carattere marcato dei personaggi regalandoci anche qualche piccola chicca citazionale come Leia che chiama Han Laserbrain (vi ricordate come è stato reso nel doppiaggio italiano? Quello splendido ma insensato Fantademente. Adoro Fantademente) o gli sproloqui con il tono da Sir inglese di C-3PO.

Infine, questo albo lo consiglio ai collezionisti o a chi è un fan sfegatato come me. Le storie sono leggermente fuori dal contesto a cui siamo abituati a vedere Luke, Leia e Han e nel caso di Showdown on the Smuggler’s Moon ci troviamo davanti ad una storia spezzata chiaramente parte di qualcosa di più ampio. Comunque questa edizione è di forte impatto visivo: è grande e bella da vedere, le tavole sono chiare e brillanti e la stampa non presenta refusi o sbavature. Farà un figurone sulla mensola!

Addio fantadementi!

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