Ally McBeal

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E’ di qualche ora fa la notizia di Salvini che vorrebbe reintrodurre la leva obbligatoria. E’ di qualche giorno fa la triste notizia di due tredicenni che hanno sparato (fortunatamente a salve) ad un migrante nei pressi di Pistoia. E’ di qualche giorno fa la notizia della revisione dei termini Genitore 1 e Genitore 2 sul modulo per la carta d’identità elettronica presente sul sito del Ministero dell’Interno. Pare che il nostro Matteo voglia tornare al più sobrio Madre e Padre, in difesa della famiglia tradizionale dice lui. E’ sempre di qualche giorno fa la notizia delle ronde da parte di Forza Nuova sulle spiagge del litorale romagnolo, tolgono i migranti dalla spiaggia e forse bastonano qualche sprovveduto con il costume rosso. Che non si sa mai. Potrei andare avanti per ore, purtroppo. In questo periodo nel nostro paese c’è molta incertezza politica e intolleranza verso il prossimo, soprattutto  se diverso da quello che sono le idee che frullano per la testa dell’auto eletto premier Matteo Salvini, che a quanto avevo capito io era arrivato secondo. Forse dovrebbero spiegarlo a Di Maio. O forse non mi sono chiare le regole della politica show italiana, sempre più simile ad un surreale reality della Mediaset piuttosto che a qualcosa di reale.

In questo marasma politico / sociale che rievoca molto da lontano un ventennio che era meglio lasciare nel passato ci sarebbe una sola domanda da farsi:

Ale, ma quanto cazzo la stai prendendo larga?

No. Non è questa. State calmi. Ci arrivo.

La domanda da farsi è: La società per funzionare in modo imparziale e giusto verso tutti i suoi individui ha bisogno di una struttura che vive delle idee personali di un uomo? Delle idee personali di un movimento? Della spinta emotiva e passionale di un individuo? O sarebbe meglio che la politica (plancia di controllo sociale) si muovesse in modo più imparziale e logico? E lasciasse questi slanci emotivi a casa.

Cioè: cosa succede quando si mischia le proprie non obiettive idee, indipendentemente da quali queste siano, ad una struttura che invece dovrebbe ammettere e supportare chiunque ci viva dentro? L’uomo è per natura soggettivo, è difficile trovare obiettività anche in chi la cerca. Se questa soggettività io la smuovo per parlare di cinema, tanto per rimanere in tema con il blog, posso al massimo dire delle cazzate ma non nuoccio (vi giuro ho dovuto gugolare “coniugare il verbo nuocere” per non scrivere uno sfondone) nessuno. Potrei dire tipo: Barry Lyndon fa schifo oppure Il Settimo Sigillo è una cagata. E nulla morirebbe li. Magari mi potreste dire che sono un cretino e che non ci capisco nulla, litigheremmo nei commenti sotto gli articoli ma finirebbe tutto li. Se invece questa soggettività la incanalo in un idea sociale, morale, politica o etica che non trova nessun riscontro con quello che poi è la realtà potrebbe succedere del casino.

Mettiamo caso che a me non piacciano i gay, mi fanno schifo ok? Non posso sopportarne la presenza. Se io fossi Tinuzzo il macellaio sotto casa, il mio danno sarebbe limitato alla cerchia che mi gravita attorno. Influenzerei due signore che frequentano la chiesa vicina alla mia macelleria, qualche estremista politico del quartiere e un paio di vecchi amici. Se invece io fossi un personaggio politico di spicco, inventiamo un nome per non tirare in ballo nessuno: Satteo Malvini. Ecco, se io fossi Satteo Malvini e avessi un idea del tipo “mi fanno schifo i gay, sono pericolosi per la società e vanno mondati” cosa del tutto falsa, la mia posizione influenzerebbe molta più gente. Arrivando a veicolare un concetto che alla base trasmette odio e violenza ingiustificata. E se la politica da l’impressione alla società che certe azioni pericolose siano legittimate, vedi le ronde contro qualcuno o lo schernire una persona differente dalla presunta normalità, si entra in un campo minato irto di ordigni esplosivi. Perché magari chi è più incline e suscettibile a certi messaggi potrebbe interpretarli male, o in modo più vigoroso (passatemi il termine) e fare un pasticcio, come morti e feriti.

Ale, ma Ally McBeal

E dammi il tempo!

Quindi dovremmo discernere la nostra impressione verso le cose in due blocchi: Personale e obiettivo.  Perché la società funziona meglio se priva di queste infondate crociate. Il giusto uomo politico direbbe: “Mi fanno schifo i gay e gli darei fuoco a vista. Ma la mia società ne comprende un alto numero. In quanto facenti parti di questa, io da uomo politico equilibrato, devo prendere atto di tutte queste sfaccettature facendo si che vengano computate dal motore sociale e morale del mio paese” Perché attenti, io non sono di quelli che dice che ti deve piacere qualcosa per forza. Se a te l’immigrato non ti piace, va benissimo. Se a te la coppia di fatto ti fa cacare, perfetto. Finché rispetti il prossimo e la morale comune puoi avere il pensiero che più ti confà. Perché te Signor Nessuno puoi avere liberamente il tuo pensiero su ogni cosa che ti circonda. Ma se te da Signor Nessuno diventi Satteo Malvini devi avere l’intelligenza tale da discernere un tuo pensiero personale da quello che è la (anelata) pace sociale del tuo paese. Perché si starebbe meglio se la politica non veicolasse concetti obsoleti, bigotti, violenti.

Ale ma te le ricordi le chiappette tonde di Calista Flockhart nella prima stagione?

Eh… me le ricordo sì… ma… allora! Che ansia. Ci sono arrivato visto? Con calma.

E cosa ci incastra questo con Ally McBeal? Tutto. E nulla. Ma più probabilmente tutto.

Lo volete il riassuntino tecnico che tanto ci piace? Ve lo faccio dai: Ally McBeal è una serie televisiva in cinque stagioni andata in onda sulla statunitense Fox a cavallo tra il 1997 e il 2002. Sono 112 puntate. La serie è firmata da David Edward Kelley che ricordiamo per altre serie a sfondo legale come The Practice (1997 – 2004) o Boston Legal (20042008). In italia comprò i diritti Mediaset mandando le puntate un po’ a cazzum tra Canale 5 e Italia 1.

ALLY MCBEAL
Lo stile vincente anni ’90: Spalline imbottite e vestiti dai colori di dubbio gusto. Però che belline.

Cosa è che ci piace tanto di Ally McBeal? Escluso l’alto quantitativo di signorine presenti. E’ quello che il telefilm veicola nel suo sotto testo più o meno palese. Che poi si ricollega alla pappardella fatta prima. E cioè il discernere la propria spinta emotiva verso alcuni problemi sensibili, con quello che è più giusto per la società che ci circonda. Ricordiamo che loro sono avvocati e che quindi il loro lavoro è preponderante per il bene sociale. Come invece non lo sono le loro vite private o i loro pensieri personali.

Spieghiamoci meglio.

Ally McBeal ha un sacco di personaggi, ma i quattro personaggi più importanti sono:

  • Ally McBeal (Calista Flockhart): Emotiva. Empatica e molto aperta verso certe tematiche invece è chiusa e schifata da altre.
  • Richard Fish (Greg Germann): Secondo me uno dei personaggi televisivi più belli mai fatti. Sessuomane, arrivista, feticista, maschilista e soprattutto omofobo.
  • John Cage (Peter MacNicol): Introverso misantropo.
  • Billy Thomas (Gil Bellows): Maschilista e con pensieri spesso bigotti.

A questi si aggiungono tanti altri importanti personaggi come Elaine (Jane Krakowski) insoddisfatta estroversa e ninfomane o la bellissima Nelle Porter (Portia de Rossi), altezzosa elitaria schifata dalla povertà e ossessionata dallo status sociale.

Il telefilm gioca con queste personalità controverse non solo sotto il punto di vista della mera trama ma anche sotto il punto di vista morale e sociale che il telefilm quasi sempre ci spiattella davanti. In Ally McBeal infatti quasi tutte le puntate sono strutturate in modo simile: Si presenta un caso allo studio legale Cage & Fish che spesso fa leva su temi delicati o ambigui. Vedi i gay, transessuali, cause di abusi sessuali, nonnismo negli ambienti di lavoro, sessismo, problematiche legate alla casta sociale, alle malattie mentali, alla diversità, prostituzione, dilemmi etici eccetera.

Questi temi scatenano un meccanismo narrativo che nelle prime due stagioni del telefilm è piuttosto chiaro e rodato: Il personaggio dovrà fare i conti con il suo emotivo e non obiettivo status di essere umano contro quello che prevede la legge e quello che obiettivamente è il bene sociale. Spesso i personaggi dovranno capire che il diverso deve essere computato dalla società sennò si crea un emarginazione sociale che va a nuocere la società stessa e quelli che ci vivono dentro. Per questo Salvini dovrebbe vedere più Ally McBeal. L’interessante è proprio come questo telefilm arriva a ragionare su certi temi senza mai puntare il dito, senza mai dire “questo è giusto invece questo è sbagliato” perché i personaggi che compongono la serie sono uomini con le loro passioni e con i loro problemi, con le loro convinzioni e con i loro punti di vista. Punti di vista che possono essere giusti o sbagliati, non è quello il punto, il punto è che loro sono così e alla loro natura umana non possono venire meno. Quello che però possono fare è ragionare sulla natura dei loro pensieri e confrontarli poi con quello che è più giusto per l’individuo, il cliente, la società. Che spesso non è quello che loro pensano perché il bene individuale è una cosa, il bene sociale è un altra. Io lo trovo incredibilmente attuale. Quanto deve essere difficile discernere una tua convinzione da quello che in realtà è il bene del prossimo o del mondo in cui vivi.

Questo aspetto è interessantissimo e molto intelligente e se poi ci mettiamo che il telefilm ha quel piglio ironico e surreale alla Scrubs (20012010), come se ne fosse a tutti gli effetti un predecessore, hai la minestra pronta. Le prime due stagioni sono fenomenali. Il telefilm è sempre irriverente, gioca moltissimo con questa sua ironia visiva surreale che fa leva sui tagli di montaggio, sulle incomprensioni, sul detto non detto. Gioca con vignette comiche che virano dallo slapstick al grottesco. Non ammorba i coglioni con drammi troppo gravosi e soprattutto riesce a ragionare sull’uomo e sulla società in un modo diretto e comprensibile, scherzandoci e ridendoci sopra. Cosa molto difficile da fare con certi argomenti.

Certo… Ally McBeal è una produzione americana ambientata a Boston e delle volte dobbiamo aspettarci qualche sparata patriottica, qualche virata al patetico soprattutto sugli argomenti religiosi e qualche concetto che si potrebbe faticare a condividere. Ricordo ad esempio la puntata della quinta stagione Nine One One, che si prende l’onere di analizzare il dramma del 11/09/2001 finendo per scadere nel banale trivializzando un evento delicatissimo. C’è da dire però che l’intento di analisi sociale sotto i raggi legislativi e personali è più che riuscito e che oltre a divertire spesso ci fa pensare.

Il telefilm ha cinque stagioni e se le prime due bucano lo schermo non possiamo dire altrettanto delle rimanenti tre che a causa di tantissimi problemi di produzione e casting risultano zoppicanti e del tutto fuori tema. La terza stagione è ancora passabile ma si percepiscono i venti nefasti di cambiamento che poi avrebbero portato alla quarta e quinta stagione nettamente inferiori alle prime due. Mi sento buono… diciamo alle prime tre.

Il difetto più grande è la ripetitività di certi argomenti e di certe situazioni che dalla terza stagione risulta palese. A questo ci aggiungiamo un casino enorme da parte del cast che tra malattie e gente che si faceva i cazzi suoi pareva fosse una mandria di bimbi di cinque anni sotto acidi. Come non ricordare l’entrata in scena di Robert Downey Jr. nella quarta stagione e il conseguente arresto dell’attore per droga nello stesso anno. O la scelta di Gil Bellows di passare da attore a produttore con la sua conseguente uscita dal cast. La morte di Phil Leeds nel 1998. Le voci sulla presunta anoressia di Calista Flockhart. La povera Lisa Nicole Carson che interpretava Renee, la migliore amica di Ally, soffriva di non ho capito bene quale malattia psichica e spesso non era in condizioni di partecipare alle puntate. Questa cosa rende la fine dell’importantissimo arco narrativo Ally / Billy / Georgia (Courtney Thorne-Smith) un po’ poco credibile. La mancanza di Renee in quelle puntate pone il personaggio di Ally in una forzata solitudine che purtroppo il telefilm non giustifica con la trama.

Però anche queste stagioni hanno i loro momenti e tra una scelta di trama forzata e un personaggio che sparisce nel nulla troviamo qualche momento di divertimento e ragionamento sociale. Ad esempio trovo molto bello il rapporto tra John Cage e la sua fidanzata con la sindrome di TouretteMelanie (Anne Heche). Oppure la romance tra Mark (James Le Gros) e Cindy (Lisa Eldestain), transessuale che nasconde la sua natura a Mark. Anche qui quindi c’è spazio per qualche risata, un po’ di dramma personale e un ragionamento intelligente sulla diversità dell’uomo. Come detto però i fasti delle prime due stagioni sono piuttosto lontani.

Film and Television
Georgia, Billy e Ally.

Ally McBeal è comunque un prodotto che cerca un target femminile, soprattutto la giovane donna indipendente anni ’90. Questa cosa fa virare il telefilm verso l’inevitabile romance (che a me piace sempre un casino) e quegli stereotipi da bimba che potrebbero indispettire un pubblico maschile: il rapporto con la migliore amica, i discorsi sui chili di troppo, sulle diete per non morire di stitichezza, sugli anni che passano, sui culi dei ragazzi, sul sogno della famiglia perfetta e del matrimonio da favola, le serate canore con le amiche, gli immancabili pigiama party, i momenti romantici sotto il vischio o davanti alla neve invernale. Personalmente credo che se si contestualizza il prodotto estrapolandone i tanti ragionamenti intelligenti che propone, Ally non risenta tanto della sua ricerca di target abbastanza palese. L’importante è lasciarsi coinvolgere dal triangolo amoroso delle prime tre stagioni, molto ben fatto, e divertirsi dietro alle battute e ai personaggi assurdi che propone. Delle volte i discorsi sulla lunghezza del pene potrebbero risultare imbarazzanti per i maschietti ma il tono ironico del prodotto riesce spesso a stemperare queste situazioni di virile imbarazzo.

C’è da fare un appunto sulla colonna sonora interamente curata dalla cantante rock pop country Vonda Shepard che incanala le più bieche sonorità del rock orecchiabile scialbo anni ’90. Magari nel 1997 potevano avere un senso ma adesso secondo me questo genere di musica è invecchiato male. Nulla di grave, ma la colonna sonora è spesso presente nelle puntate e si tende a farci caso. Altra cosa poco bella è l’ovvio invecchiamento degli effetti speciali in C.G.I. che sono pochissimi e ben dosati, spesso usati per esasperare le scenette comiche che coinvolgono i sogni ad occhi aperti di Ally, ma che per forza di cose adesso fanno schifo. Forse nel 1997 potevano davvero essere ben fatti per un prodotto televisivo, adesso però hanno perso del tutto il loro fascino.

Quindi! Salvini guardati Ally vai!

Belli che erano

Cosa dire di Ally McBeal? Telefilm cult anni ’90 che ancora oggi regge bene il colpo e riesce a portare in schermo un prodotto incredibilmente attuale, soprattutto nel nostro paese. Ally diverte e non annoia. Adatto se volete gustarvi qualcosa che al tempo ebbe tutto il successo che meritava ma che con il passare degli anni è caduto in un triste e immotivato dimenticatoio. Purtroppo il passare delle stagioni peggiora il comparto narrativo, di ragionamento sociale e comico. Ma il telefilm risulta comunque godibile e con degli sporadici tocchi di genio che ci fanno rimanere davanti alla tv. Simpatica la presenza di alcune star come il già citato Robert Downey Jr., Bon JoviHayden Panettiere da bimba, Bruce WillisChristina RicciMatthew Perry, Lucy Liu, Tracey Ullman.

Il mio consiglio è quello di dargli una chance e tornare per un momento negli anni ’90. Consigliate caldamente le prime due stagioni, e la terza per completezza di trama.

Qualche curiosità?

Lo sapevate che Bobby Donnell di The Practice appare in alcune puntate di Ally McBeal? Mettendo quindi i due telefilm nella solita linea temporale?

Bruce Willis apparirà per qualche secondo in una scena del telefilm interpretando uno dei tanti strizzacervelli di Ally.

L’edificio usato per girare gli esterni dello studio Cage & Fish a Boston è in realtà una biblioteca e si trova nel quartiere di Beacon Hill14 Beacon Street a Boston per la precisione.

Calista Flockhart sposerà Harrison Ford nel 2010.

Addio!

 

 


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