One Punch Man

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Premessa: parliamo della serie animata, non del manga.

One Punch Man è un manga seinen (manga o anime per un pubblico maturo) del 2012 che nasce qualche anno prima come web series ideata disegnata e prodotta da ONE, pseudonimo di un non meglio identificato fumettista giapponese. Il fumettista Yusuke Murata vede il potenziale dell’opera e trasla l’opera da web series a manga vero e proprio. One Punch Man ha un successo strepitoso e succede l’inevitabile: l’anime. O serie animata. O cartone, se siete della vecchissima guardia. La serie animata è stata curata dalla MADHOUSE, casa di produzione storica nel mondo degli anime con una storia che inizia addirittura negli anni ’70 e che vanta tanti prodotti di pregio come Trigun (1998), Alexander (1999), Death Note (2006), e anche molti film tra i quali Paprika (2006). La prima serie televisiva è del 2015 ed è composta di soli 12 episodi. Questa prima stagione possiamo considerarla autoconclusiva e, per quanto metta in campo dei chiari intenti narrativi per una seconda stagione (che verrà prodotta nel 2019 dalla J.C. Staff), possiamo guardarla senza problemi.

Come mi sono imbattuto in questa roba? Facile. Guardavo su Youtube (ho dei gusti Youtube da bimbo di tredici anni) uno di quei video delle liste del tipo: I 10 MEGLIO ANIME MAI FATTI o I 10 COMBATTIMENTI ANIME PIU’ BELLI DI SEMPRE, e vedo un pezzo del combattimento tra Sataima e Boros… E penso: “Cosa è questa vaccata bellissima?” Da lì è tutto in discesa: vedo una puntata in streaming, non ricordo dove, che mi spezza dalle risate e il giorno dopo ordino il cofanetto della serie animata al mio negozio di fiducia.

Lo guardo tutto due volte in due settimane. One Punch Man è un colpo di genio. Ma di cosa parla? One Punch Man è una parodia in chiave molto ironica e surreale dello shonen di combattimento.

Attenti, ho specificato di combattimento non a caso. Con il termine shonen si identifica quel tipo di manga o anime principalmente d’azione adatto ad un pubblico adolescenziale. Spesso però si associa il termine all’opera esclusivamente di mazzate, in pratica dove i personaggi se le danno di santa ragione, tipo One Piece (1997) o Saint Seyia (1985). Lo shonen in realtà racchiude tutti quei prodotti d’azione adatti al genere di pubblico preso in considerazione dal targetCaptain Tsubasa (1981) ad esempio è uno shonen sportivo, sul calcio in particolare, o Ranma ½ (1987) è uno shonen con degli evidenti connotati ironici e sentimentali. Non facciamo di tutta l’erba un fascio.

Torniamo a noi, One Punch Man è una parodia dello shonen di combattimento che destruttura del tutto il genere e lo ridicolizza a tal punto da sezionare ed analizzare tutti i cliché tipici creando un prodotto consapevole della sua natura e cosciente del suo scopo. La prima cosa che infatti salta all’occhio e colpisce è l’idea alla base di tutto, che già di per sé distrugge le basi dello shonen di mazzate classico: Sataima (il protagonista) non subisce alcun tipo di danno e sconfigge tutti con un solo pugno, da qui il nome dell’opera. Questa semplice idea di base è il pretesto giusto che scatena tutte le altre meccaniche parodistiche perché è già una presa di culo del 95% dei prodotti di combattimento. Qui la potenza del nemico è del tutto irrilevante, il fatto che ci siano trasformazioni degli antagonisti di Sataima o fasi in cui i nemici diventano più forti, prendendo per il culo le varie scale di potenza tante care a prodotti come Dragon Ball Z (1989), non importa. Non ha importanza. Sataima sconfiggerà tutti con un colpo, dall’inizio alla fine, e il bello è che lo spettatore lo sa sin da subito, distruggendo anche la finta aspettativa che solitamente dovrebbe creare lo shonen d’azione. Chi vincerà nei Cavalieri dello Zodiaco? Ovviamente Seiya! Ken Shiro ce la farà a sconfiggere Raoul? Ovvio. Sennò beh… finisce il fumetto. Questa finta ansia da esito dello scontro è stata del tutto eliminata sempre rimanendo nell’intento dell’opera: ribaltare i punti fermi dello shonen parodizzandolo.


Vi ricordate che bello il doppiaggio italiano di Saint Seiya e cioè i Cavalieri dello Zodiaco, in cui Seiya si chiama Pegasus e nella prima puntata si scontra con Cassius per determinare chi tra i due vincerà l’Armatura di Pegasus? Chi vincerà l’Armatura di Pegasus? Pegasus o Cassius? Boh… chissà… Io dico Cassius, lo vedo pronto. E Tokyo che fu rinominata Nuova Luxor, io da piccino pensavo andassero in Egitto.


Interessantissima e molto divertente la concezione di One Punch Man della cornice narrativa che si trova ai bordi dei combattimenti (che poi sono gli eventi principali della storia), resa quasi uno sketch, una stilizzazione, una schematizzazione di un qualcosa di cui non puoi fare a meno ma alla fine non è importante. I luoghi, gli eventi, la gente da salvare, è tutta sfocata e volontariamente schematica, senza un cuore: le città si chiamano Città A, Città B, Città C. Perché non si ha bisogno del nome, basta che ci sia un cattivo dentro! Nella traduzione italiana i personaggi che appaiono per due secondi hanno dei nomi cretinissimi da Puffi che sono in tema con la professione che esercitano, tipo c’è il Professor Zanzaroni esperto di insetti. E’ un delirio. Non devi davvero ricordarti il nome. Tanto poi si picchiano, non è importante. I preamboli agli scontri o agli eventi vivono dentro un anticlimax continuo in cui Sataima ironizza qualsiasi cosa e la narrazione ci propone delle volontarie vaccate spesso buttate nella narrazione quasi a caso, del tipo: “Conquisto la Terra!” “Voglio trovare un combattente che mi metta alla prova!” “Voglio creare l’uomo perfetto!” Tutte cavolate molto comuni nel genere parodizzato. Geniale quando ti presenta una minaccia dal nulla, come il Tirannosauro Gigante o quel Megagigante che calpesta le città, e dopo due secondi muoiono senza nessuno sforzo.

Anche un altro grande cliché dello shonen, quello dei nomi dei colpi speciali, viene ovviamente del tutto ribaltato. Non a caso Sataima ha solo due colpi: il Pugno Normale e quello Speciale. Non fa altro. E i colpi speciali dei nemici, spesso enunciati con enfasi o con spiegoni serissimi, non hanno alcun effetto sul nostro eroe. Nessuno. Di nessun tipo. Rendendo ridicola una cosa che nasce come enfatica ed epica.

Ce ne sarebbero molte altre da dire, ma mi fermo.

Fino alla fine One Punch Man fa leva su questa sua struttura esageratamente anticlimatica, ironica, divertente e spudorata, che eleva questa corta serie e la rende una delle parodie più brillanti che abbia mai visto. Inutile ribadire il fatto che mi sia piaciuto molto, no? Molto del suo fascino comunque è frutto delle splendide animazioni, dei disegni e della regia che gestisce gli scontri in modo spettacolare e chiaro facendoti appassionare ad una storia che è praticamente già scritta ma che non ti stacca un minuto dalla tv.

One Punch Man alla fine della sua breve vita da anime pone le basi per una seconda stagione di prossima uscita. Questo porta il prodotto verso una piega strana, verso una narrazione che purtroppo potrebbe somigliare a quello che viene parodizzato. C’è forse il pericolo che il prodotto diventi quello che parodizza scadendo quindi in un anonimato che spero sia solo una mia preoccupazione? O che alla lunga l’idea potrebbe stufare esaurendo la scintilla geniale che le ha dato vita? Esiste questo pericolo, ma per adesso è presto per sparare sentenze. C’è da dire comunque che se il tono delle stronzate rimane a questi livelli ci sarà da divertirsi molto, io ho riso come un matto per quasi tutte le puntate. Il gay nerboruto che si trasforma come Sailor Moon mi ha quasi soffocato.

One Punch Man è davvero un ottimo prodotto: è corto e fruibile, diverte, è una parodia intelligente e cosciente, è animato e disegnato benissimo e propone un idea nuova veicolata nel miglior modo possibile. Come già detto, alla lunga si potrebbe correre il rischio che possa esaurire la sua carica, però questa prima stagione è davvero folgorante. Certo, il prodotto è mirato a chi conosce un minino i concetti e le situazioni parodizzate e forse potrebbe funzionare meno su chi non ha idea o non ha mai visto con assiduità uno shonen di schiaffi. Se però siete appassionati di anime vi consiglio caldamente la visione di questa serie che è entrata di prepotenza tra le mie preferite di sempre.

Vi metto la sigla di apertura che è una figata. 

Addio!

 


Una risposta a "One Punch Man"

  1. Concordo, divertentissimo e tecnicamente fantastico. Speriamo rimanga una vaccata pressochè priva di trama. Se proseguendo si intravedesse un tentativo di coerenza o di cercare di chiudere archi narrativi, diventerebbe una roba pallosissima e auto-perculeggiante.

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