Braveheart: recensione del film

7vEGen84FsZWfk318ul4bp03Ma6Nel 1995 Mel Gibson arrivò al cinema con il suo Braveheart, di cui era regista e pure attore principale. Visto che il suo debutto dietro la cinepresa era stato l’anonimo The Man Without a Face (L’uomo senza volto) uscito due anni prima, era difficile sapere cosa aspettarsi da un film epico sulla vita di William Wallace, uno degli eroi dell’indipendenza scozzese. E quale fu il risultato?

Beh, il risultato è che oggi tutti credono di sapere chi fosse William Wallace, e potrebbero giurare che morì torturato dagli inglesi e la sua ultima parola fu “Libertà” gridata a pieni polmoni prima di essere giustiziato. Braveheart è un film che è entrato nella cultura odierna, che tutti hanno visto, con una colonna sonora fantastica che tutti sono in grado di riconoscere. Avendolo rivisto di recente, mi chiedo: è una fama meritata? La mia risposta è sì, ma ci sono parecchie cose di questo film che mi hanno fatto storcere la bocca. Mi spiego qui sotto, e non mi preoccuperò troppo degli spoiler visto che questo film lo hanno visto davvero tutti!

La prima parte di Braveheart è devastante e praticamente senza difetti. Si comincia con il giovane William Wallace che assiste alla morte di un bel numero di capiclan scozzesi per mano del vile re d’Inghilterra, Edward I Longshanks, e subito dopo rimane orfano visto che il padre rimane ucciso nelle battaglie fatte subito dopo per provare, inutilmente, a vendicare il torto subito dal popolo scozzese. Cresciuto con lo zio Argyle (Brian Cox), William torna al suo villaggio natale con l’innocente intenzione di sposare il suo amore di quando era piccolo, la bella Murron (Catherine McCormack). Ma gli inglesi non lo vogliono lasciare in pace e la uccidono per aver resistito a un tentativo di stupro di uno dei soldati della guarnigione inglese di stanza nella regione scozzese dove vive William. E allora non resta che una cosa da fare: ribellarsi e fare strage di inglesi fino a che non se ne andranno dalla Scozia!

Wallace rapidamente ottiene il favore della popolazione, ma non quello di tutti i nobili scozzesi. Mentre alcuni lo aiutano inizialmente, per esempio nella battaglia di Stirling, Robert the Bruce (manovrato dal padre) gli si opporrà sempre, nonostante l’ammirazione provata per il coraggioso australi… ehm, scozzese purosangue William Wallace. E la serie di successi culminerà con la conquista di York (storicamente mai avvenuta, per quanto ne so io), seguita però dalla sconfitta di Falkirk. Ecco, fin qui il film è un’epica cavalcata emozionante e splendida da vedere: dalla sua questo film ha delle immagini splendide, una fotografia incredibile, una colonna sonora memorabile, degli attori tutti perfetti fisicamente e nell’interpretazione, e una capacità di Gibson di girare le scene d’azione davvero invidiabile (nell’interessantissimo commentario contenuto nel DVD che ho io, lo stesso Gibson parla delle varie tecniche usate, alcune prese dall’amico George Miller con cui aveva lavorato nei Mad Max). E sorprendentemente Gibson sfodera un accento scozzese molto credibile (anche a detta di alcuni miei amici scozzesi), studiato vivendo in un appartamento sopra un pub di Glascow per qualche settimana.

Le battaglie, in particolare, sono meravigliose, da storia del cinema. Migliaia di comparse, effetti speciali totalmente pratici (nessun cavallo si è realmente ferito per girare questo film, nonostante in alcuni casi la cosa sembri quasi impossibile), fango e sangue dappertutto… questa è vera epica!!!

E poi… la seconda parte purtroppo non ha nemmeno la metà della forza della prima. Dalla vendetta privata di Wallace nei confronti dei nobili scozzesi che lo avevano tradito alla storia d’amore con la principessa Isabelle (Sophie Marceau), sono poche le cose che funzionano. Le inesattezze storiche sono un po’ troppe per essere ignorate (anche nella prima parte ce ne sono: lo ius primae noctis in quel modo non è mai esistito, per esempio, ma non importa, è un buono spunto narrativo per far andare avanti la storia; e la battaglia di Stirling non andò come si vede nel film, ma che importa?), e la storia diventa praticamente pura fantasia con Robert the Bruce che addirittura difende in prima persona il re d’Inghilterra… fossi scozzese, mi arrabbierei un po’ per il trattamento riservato a colui che ha dato l’indipendenza alla Scozia nel 1328! E sì, la scena finale lo riscatta un po’, ma il personaggio non ne esce affatto bene da questo film!

Però il finale con la tortura straziante del nostro eroe, questa sì realmente avvenuta, e il suo FREEDOM gridato in punto di morte… hanno una forza devastante, io trovo impossibile non piangere con quella scena. Mel Gibson secondo me ha dimostrato di poter essere un gran regista con Braveheart, e la cosa mi impressiona ancora di più visto che ne era pure il protagonista! Insomma, è un film da vedere, pur con le sue inesattezze storiche e con la sua seconda parte molto più debole della prima. Sono quasi tre ore di film, ma vi assicuro che volano come fossero venti minuti! Ciao!


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6 risposte a "Braveheart: recensione del film"

  1. Sono d’accordo con te. E anzi, forse sono anche più entusiasta nei confronti di questo film, che non fu trattato bene dalla critica ma che ebbe grande successo di pubblico e tanti riconoscimenti. Come ben dici: chi non conosce Braveheart? Penso davvero in pochi e questo è uno dei biglietti da visita più importanti per un film mainstream, come del resto voleva essere…

    Piace a 1 persona

    1. Sì, ha avuto un’influenza incredibile sul cinema epico così come sulla cultura recente in generale! E in quel momento a tutti piaceva Mel Gibson! Ora le comparse nei film epici sono tutte fatte in CGI e Mel Gibson è stato esiliato da Hollywood (fino a due anni fa, almeno). Come cambiano le cose…

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