The silence of the lambs: rivoluzionario

The-Silence-of-the-Lambs-1Il silenzio degli innocenti (The silence of the lambs il titolo originale) uscì nel 1991 per la regia di Jonathan Demme e con Jodie Foster e Anthony Hopkins come protagonisti. Questo è un altro grande classico degli anni Novanta (come l’appena recensito Braveheart, 1995): tutti l’hanno visto, il personaggio di Hannibal Lecter interpretato da Hopkins lo conoscono tutti, ed è opinione diffusa che sia un capolavoro del cinema. Fama meritata? Beh, direi di sì. Non sarà un film perfetto, ma si tratta di un gran bel thriller realizzato estremamente bene e con Jodie Foster e Anthony Hopkins che ci regalano due personaggi, Clarice Starling e il dottor Lecter, ormai immortali, specialmente il secondo.

Di cosa parla il film? Lo sapranno anche i muri, ma ecco brevemente la trama (evitando spoiler per i pochi che ancora non abbiano avuto la gioia di guardarlo): per fermare un serial killer (soprannominato Buffalo Bill) che rapisce una ragazza dietro l’altra e ne fa ritrovare i cadaveri scuoiati, Jack Crawford (interpretato da Scott Glenn), un veterano agente dell’FBI, manda la giovane Clarice Starling a parlare con il carcerato Lecter per trovare qualche indizio. I due instaureranno un rapporto molto particolare, forte e pericoloso allo stesso tempo, e grazie alle rivelazioni di Lecter l’indagine comincerà ad andare sui binari giusti. Ma bisogna fare in fretta, perché il killer ha appena rapito la figlia di una senatrice…

Lasciatemelo dire sin da subito: il ritmo del film è forsennato, non c’è nemmeno un minuto di pausa per respirare, con eventi che si susseguono uno dietro l’altro riuscendo sempre a sorprendere lo spettatore. Tecnicamente siamo a livelli sopraffini: ottima regia di Demme, fotografia che trasmette addirittura l’umidità da quanto è scura e ben fatta, splendida colonna sonora di Howard Shore (lo stesso dei Lord of the rings, per dire), e attori tutti in palla. Basti pensare che Hopkins non era stato il primo Lecter sullo schermo: niente meno che Brian Cox l’aveva interpretato in Manhunter di Michael Mann nel 1986, ma chi si ricorda di quel film (che forse sta venendo rivalutato un po’ ultimamente)? Tutti ricordano il Lecter di Hopkins, naturalmente!

Uno dei punti di forza del film è certamente la relazione tra Starling e Lecter: il dottore la prende in simpatia, però è comunque una simpatia che viene da uno psicopatico con tendenze verso il cannibalismo, quindi c’è ben poco di simpatico! Per esempio quando un altro detenuto manca di rispetto a Clarice, il buon dottore lo convince a suicidarsi senza pensarci due volte. Però a voler essere cattivi la forza del personaggio dei Hannibal the cannibal è anche una debolezza del film: accecati dall’oscuro fascino di quel personaggio, l’investigazione della Starling resta quasi in secondo piano, così come l’assassino che l’FBI sta ricercando. Non è certo il personaggio interpretato da Ted Levine che uno si ricorda quando pensa a The silence of the lambs! Praticamente si può criticare il film per la stessa ragione per cui furono criticati il Batman di Tim Burton (1989) e The dark knight di Christopher Nolan (2008): il supposto protagonista viene oscurato da un altro personaggio (per i due esempi che ho fatto, il Joker fa la parte del leone rispetto a Batman).

Ma è davvero un grosso problema? Non per me. Non lo è mai stato nel caso dei Batman che ho menzionato, e non lo è nel caso di questo film di Jonathan Demme. Il personaggio di Lecter è più memorabile degli altri? Sì, sarebbe stupido negarlo, ma per me non diminuisce la qualità del film, anzi, tutt’altro! Lecter è diventato uno dei mostri moderni, così come Michael Myers di John Carpenter’s Halloween (1978) e Ghostface della saga di Scream di Wes Craven (1996-2011). E quindi tanto di cappello!

L’influenza che questo film ha avuto sul cinema moderna è notevole, assolutamente rivoluzionaria. La più ovvia sono i tre film successivi con dentro Hannibal (il più famoso è proprio Hannibal, uscito nel 2001 per la regia di Ridley Scott). E poi non è cosa da poco che il film sia uscito nel 1991: negli anni Ottanta non ne uscivano di thriller così! Qui abbiamo una protagonista donna e che non è presentata come una bomba sexy, due antagonisti, di cui uno con un rapporto ambiguo con la protagonista, una vittima, la figlia della senatrice, forte e combattiva… Non esattamente il classico thriller anni Ottanta con musica elettronica e protagonista tutto muscoli (o coppia di protagonisti uno agli opposti dell’altro – naturalmente c’era anche altro: Black rain di Ridley Scott è del 1989!). Poco senso dell’umorismo, tanta atmosfera, molta cattiveria, e un ritmo incredibile. Questo è The silence of the lambs, e non posso nemmeno immaginare cosa sia stato vederlo quando uscì nelle sale! Insomma, se abbiamo film come Se7en (1995) e The usual suspects (1995), probabilmente lo dobbiamo a Jonathan Demme e a questo suo grande film! Ciao!

PS: una cosa da tenere in mente leggendo la mia recensione è che non ho letto i romanzi di Thomas Harris su cui sono basati i vari film di questa saga, mi perdonerete!

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8 risposte a "The silence of the lambs: rivoluzionario"

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