Million Dollar Baby: recensione del film

o4OSztAvDYNDXkn9PJGbaQAO8VGColpevolmente, arrivo a vedere Million Dollar Baby di Clint Eastwood ben 15 anni dopo dal suo arrivo alle sale (il film è del 2004). Alla fine della visione era come se Hillary Swank mi avesse colpito con uno dei suoi cazzotti allo stomaco: questo film mi ha impressionato, commosso, e pure fatto un po’ arrabbiare. Mi spiego qui sotto tentando di evitare spoiler come al solito, anche se in questo caso sarà un po’ difficile, temo!

A quanto pare, Million Dollar Baby arrivò al buon vecchio Eastwood dopo un po’ di anni passati per quello che comunemente si chiama development hell: la sceneggiatura è stata letta e scartata da moltissimi produttori e registi per anni, finché proprio Clint Eastwood non ha deciso di investire tutto sé stesso in questa storia. Così ecco l’allora 74enne Clint a fare da regista e da coprotagonista insieme a Hillary Swank e a Morgan Freeman dopo aver dichiarato che sì, era una storia molto triste, ma anche molto bella. E parliamone di questa storia!

Frankie Dunn (Clint Eastwood) è un vecchio allenatore di pugilato che gestisce una piccola palestra nella periferia di Los Angeles rifuggendo le luci della ribalta nonostante la sua bravura e i notevoli talenti che gli passano tra le mani. Lo aiuta Eddie Scrap-Iron Durbis (Morgan Freeman), un ex-pugile orbo che in quella palestra ci sta giorno e notte. Un giorno si segna in palestra Maggie Fitzgerald (Hillary Swank), una trentenne del Missouri con nessuna esperienza sportiva alle spalle ma con un grande potenziale. Una sorta di diamante grezzo, che però Frankie si nega ad aiutare. La sua perseveranza alla fine convincerà il vecchio Dunn che finalmente comincerà ad allenarla e a farle da manager. Sotto la sua ala protettiva, Maggie troverà un successo che mai si sarebbe aspettata nella vita.

Naturalmente la storia non finisce qui, questo film non è certo la versione stilosa e al femminile di The Karate Kid (1984) o Rocky (1976). In parte, Million Dollar Baby è una storia di rivincita sociale di una persona che viene dalla cosiddetta spazzatura bianca (white trash) della campagna statunitense e che vive il sogno americano di avere fama e successo grazie al sudore della propria fronte. Ma Million Dollar Baby ci racconta anche le storie di persone che invece a quel successo non arrivano mai, e che anzi vivono vite tristi, solitarie e maledette. Lo stesso narratore della storia, Eddie, è poverissimo e cieco da un occhio, e questo non è altro che la causa della tristezza e mancanza di gioia di vivere di Frankie che si sente colpevole di questo e di chissà quante altre cose (basti pensare al suo rapporto con la figlia).

E poi, inutile non dirlo, questo è un film sull’eutanasia. Il tema è delicatissimo e Eastwood lo affronta con un’intelligenza sopraffina, dimostrando un’ennesima volta di quanto sia più intelligente di quanto le sue uscite politiche non dimostrino. Il film è un continuo crescendo di emozioni e tensione fino al momento in cui dalla vetta si cade giù all’inferno di una situazione senza via d’uscita. E quella caduta lascia senza fiato, e senza fiato si rimane per tutta l’ultima parte del film in cui Frankie sarà chiamato a prendere una decisione durissima e in cui sarà inevitabile chiedersi: cosa faremmo noi al suo posto? Una domanda potente, una domanda che ci fa pensare alla natura della vita, a cosa vogliamo farne di essa, e a come convivere con le conseguenze delle nostre azioni. Mi vengono i brividi anche solo a scriverne di questo film, tanta è la sua forza!

A me Million Dollar Baby è piaciuto tantissimo: scuro dall’inizio alla fine, ci mostra un mondo opprimente (non troppo lontano da quello del precedente film di Eastwood, l’altrettanto bello Mystic River, 2003). Alcune cose mi hanno fatto un po’ storcere la bocca, come la voce narrante assolutamente ridondante del pur bravissimo Morgan Freeman: le splendide immagini del film rendono completamente inutili le parole pronunciate fuori campo da Durbis, e credo che una versione del film senza narratore risulterebbe ugualmente profonda e scorrerebbe anche meglio. Ma naturalmente questa è questione di gusti, e io tendo a preferire che le cose non mi vengano narrate o spiegate durante un film.

In ogni caso, Million Dollar Baby entra direttamente tra i migliori film diretti da Clint Eastwood e non vedo l’ora di rivederlo già, nonostante sappia che il finale (con la rivelazione del significato di Mo cuishle…) tornerà a commuovermi esattamente come la prima volta che l’ho visto. Ciao!


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5 risposte a "Million Dollar Baby: recensione del film"

    1. Boia, peggio di The 15:17 to Paris e American sniper??

      Il successo non lo comprendo neanche io, però mi è piaciuto. Tra i film di sport sicuramente lo metto tra i migliori (Rocky e The karate kid li ho messi proprio per evidenziare l’abisso di qualità rispetto a Million dollar baby…). Scrivine così capisco il tuo punto di vista! :–D

      Piace a 1 persona

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