Campeones: recensione del film

pelicula-campeones-fesser-2018-imagen-06.jpg.pagespeed.ce_.jj3ehtozqjCirca una settimana fa, a inizio febbraio 2019, sono stati consegnati i premi Goya per il 2018, cioè gli Oscar spagnoli. Mi sono guardato la piacevole serata e sono rimasto sorpreso dal fatto che molti premi siano andati a film che avevo apprezzato come La sombra de la ley di Dani De la Torre (tre Goya), The man who killed Don Quixote di Terry Gilliam (due Goya) e, seppur in maniera minore, El reino di Rodrigo Sorogoyen (sette Goya). Ma il Goya più importante, quello per miglior film, è andato a Campeones (titolo italiano: Non ci resta che vincere), il film spagnolo più di successo dell’anno, diretto da Javier Fesser. Vi ricordate di Camino? No? Meglio. Ne ho scritto qui, se siete curiosi.

Il film è fatto con tutte le migliori intenzioni e in una cosa riesce perfettamente: tutti i portatori di handicap che lavorano nel film lo fanno in maniera spettacolare, sono davvero bravissimi e si nota come si siano divertiti ma allo stesso tempo siano davvero riusciti a recitare. Per questo va certamente dato credito a Fesser che ha saputo dirigerli e agli altri attori che hanno avuto a che fare con loro, su tutti il sempre bravo Javier Gutiérrez.

Per il resto… la storia è la classica trama della persona arrogante e poco rispettosa, in questo caso l’allenatore di basket Marco Montes (Javier Gutiérrez), che viene costretta a passare tre mesi proprio con le persone che tanto disprezza, in questo caso dei giocatori disabili. Naturalmente capirà che sono persone meravigliose e diventerà una persona migliore grazie a loro. Si tratta di una commedia per famiglie, quindi non c’è niente di male in una trama semplice e già vista, ed inoltre è una commedia che ha sbancato al botteghino quindi chi sono io per criticarla? Nessuno, ma lo farò lo stesso.

Come si fa a raccontare male una storia tanto semplice? Beh, Javier Fesser ci riesce! La maggior parte dei personaggi è soltanto abbozzata, tanto che non si capisce cosa facciano o perché reagiscano nei modi in cui reagiscono alle situazioni surreali che si susseguono nel film. Per esempio, il collega di Marco che vuole fregargli la moglie Sonia (Athenea Mata) o la mamma di Marco (Luisa Gavasa) li vediamo in alcune scene ma non capiamo che fanno e non hanno nessuna importanza per lo svolgersi della trama. E, ancora più importante, le relazioni tra i personaggi sono scritte malissimo. Prendiamo per esempio la relazione tra Marco e Sonia. Li troviamo in crisi, con Marco che se ne va di casa e non risponde alle chiamate di lei. Poi parlano e litigano. Poi a lui serve che lei porti in giro la squadra col camper e allora amici come prima, tutti felici. Poi parlano e litigano. Nella scena dopo di nuovo tutti allegri. Poi lui le dice che non vuole fare figli e lo vediamo di nuovo in casa della mamma, non sapendo se nel frattempo erano tornati a vivere insieme. Che sta succedendo??? E questo è il protagonista del film!

Poi la colonna sonora è a dir poco irritante. Onnipresente e a volume insensatamente alto, sembra presa da un sito di colonne sonore gratuite generiche, è tremenda da ascoltare. Non sto parlando della canzone di Coque Malla che ha pure vinto un Goya (Este es el momento), ma della colonna sonora vera e propria. E la regia… da mettersi le mani nei capelli. Nella scena del dialogo tra Marco e Sonia nel club, Fesser fa almeno quindici scavalcamenti di campo senza nessuna ragione, e ne fa altri nella scena dell’autobus e in mille altre occasioni. Io non capisco come si possano fare errori del genere in una semplice commedia, mica stiamo parlando di un film complicato!

Cosa resta quindi di questo film? Una sola cosa: i ragazzi disabili che c’hanno lavorato, che si sono divertiti, che hanno passato una serata di gala ai Goya in cui si sono pure tolti la soddisfazione di invadere il palco a fine serata per ritirare il premio più importante, senza scordare che il discorso più amato dell’intera serata è stato quello di Jesús Vidal quando ha ritirato il Goya come miglior attore rivelazione! Per il resto, Fesser si conferma un regista che non incontra proprio i miei gusti, usando un eufemismo. E sì, lo nomino spesso perché non solo qui è regista, ma è anche co-sceneggiatore e pure montatore! E nessuna di queste cose gli è riuscita bene! Ciao!

PS: impressionante la storia della nazionale spagnola di basket alle Paraolimpiadi di Sidney 2000!


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