John Wick 3 – Parabellum

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Tick tock, Mr. Wick…

Il terzo capitolo delle avventure dell’ombroso assassino cinofilo interpretato da Keanu Reeves si apre esattamente dove le vicende si erano concluse nella pellicola precedente. Scomunicato, con una enorme taglia sulla testa, John ha solo un’ora di tempo per prepararsi alla maestosa caccia all’uomo che la Gran Tavola ha preparato per lui prima di immergersi di nuovo in una danza action di altissima qualità fatta di fughe, combattimenti, stuntmen, coltelli, cani, cavalli, moto, specchi e una valanga -una valanga- di headshots.

Il film è diretto da Chad Stahelski come i precedenti e, ancora una volta, il background da stunt coordinator del regista si vede tutto. Se la direzione delle scene di azione resta magistrale, con sequenze lunghe e campi ampi, qui si ritorna ai fasti del primo capitolo anche in termini di fantasia e ricerca. Già dal primo scontro a colpi di tomi antichi con il gigante nella New York Public Library si capisce dove si andrà a parare. E’ ritornato il Baba Yaga che uccide a colpi di Gun-fu e non solo decine di assassini e che continua a costruire la propria personale leggenda.

Da lì in avanti non ci si annoia mai, non c’è una sequenza di combattimento uguale alla precedente. John (cioè il buon Keanu, un atleta e stuntman eccellente nonostante i 54 anni suonati) usa tutto per eliminare gli assassini che gli si parano davanti: dai calci dei cavalli, ai libri, ai coltelli da lancio, e qualunque idea balorda è buona per creare una coreografia di prima qualità.

La fotografia è ottima, soprattutto nelle scene metropolitane (un po’ più di maniera nella parte in Marocco). Tutto il comparto tecnico degli stuntmen è superlativo dall’inizio alla fine, e conferisce un po’ di sano divertimento a una scrittura che altrimenti avrebbe potuto banalmente focalizzarsi su un soporifero plot di intrighi. Le scene di Casablanca sono esaltanti: i piani sequenza, le controscene con Halle Berry (che si è pure fratturata 3 coste durante le riprese) e l’utilizzo dei cani addestrati sono una cavalcata perfetta verso il finale. La squadra corazzata della Gran Tavola è un piacevole intermezzo per arrivare al climax dello scontro con i giapponesi nella sala degli specchi, che ha una struttura e scrittura talmente sopra le righe che va guardata ridendo di gusto. Si strizza l’occhio a tantissime altre pellicole, su tutti i notevolissimi The Raid: Redemption (2011) e The Raid 2 (2014) di Gareth Evans che a questo punto non possono non essere stati fondamentali ispirazioni per Stahelski. A proposito, da notare la fortunata scelta di inserire nel cast proprio di due dei migliori marzialisti di queste pellicole, Yayan Ruhian e Cecep Arif Rahman, adorati da chiunque abbia goduto dei film di Evans.

La sceneggiatura di Derek Kolstad è di certo la cosa più debole, ma questa considerazione può essere estesa a tutti i capitoli. Il primo era semplice allo sfinimento ma godibilissimo proprio per la sua genuinità e per l’aggiunta di piccole chicche divertenti come la volutamente poco credibile organizzazione di assassini e i terreni neutrali improbabili. Dal secondo film la volontà di voler spiegare più dettagliatamente questo mondo fa perdere un po’ di sospensione dell’incredulità e va al di là delle necessità dello spettatore e delle oggettive potenzialità di protagonista e vari comprimari. Nel terzo capitolo c’è lo stesso problema: non ci interessa poi tanto da dove venga Wick e che tipo di addestramento abbia avuto (sebbene la piccola parte di Anjelica Huston sia deliziosa), così come è ridondante il dialogo nel deserto e il plot twist risolutivo finale che getta un alone di incomprensibilità sulle azioni prima ribelli e poi sottomesse di Winston (Ian McShane).

Nonostante tutto, in John Wick 3 l’intreccio resta più sullo sfondo, la trama è -fortunatamente – meno invasiva rispetto al secondo episodio (il più debole dei tre da tutti i punti di vista) e si relega a semplice pretesto per permettere a John di venire menato a sangue e poi trapanare a colpi di pistola chiunque gli si pari davanti.

John Wick 3 è un film da vedere assolutamente per gli amanti dell’azione pura, ben girato e fotografato, con alcune delle sequenze di inseguimento e botte più divertenti degli ultimi anni.

Resta ovviamente il problema-non-problema della serialità di ogni prodotto di successo e, come accadeva anche per il suo predecessore, il film ci lascia con un cliffhanger finale degno di una serie TV. Con queste premesse non è che mi dispiaccia troppo aspettare un JW4, sia chiaro, mi resta però un po’ di amaro in bocca da vecchio nostalgico che continuerebbe a voler vedere in ogni lungometraggio un’opera a se stante.

Ah, mi raccomando, se ci tenete alla vita, lasciate stare i cani.


6 risposte a "John Wick 3 – Parabellum"

  1. Bella recensione! Questo film me lo voglio godere, ma dopo essermi perso il secondo al cinema (non c’è passato dal mio cinema di fiducia che manda tutto in versione originale e Keanu che parla spagnolo preferisco evitarlo) aspetto di comprarmi un bel cofanetto trilogia di DVD o Bluray per spararmeli in casa uno dietro l’altro! Il primo mi era veramente garbato un casino!!!

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    1. Ti pupperai Scamarcio che recita in inglese!
      Anch’io il secondo l’ho visto in home video. Il terzo è più ispirato. Sono comunque entrambi divertenti. Detto questo, secondo me anche fermandosi al primo avrebbero comunque già detto tutto quello che c’era da dire…

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      1. Ma infatti io storsi la bocca quando annunciarono il seguito. Se però entrambi i seguiti non sono male, perché no? :–)

        Scamarcio in inglese? Imperdibile! O___O

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  2. Ah mi sono dimenticato di scrivere che il doppiaggio è a tratti imbarazzante, eccezion fatta per Luca Ward che ha una voce che fa sempre piacere sentire e che -doppiando il silenzioso Keanu- aveva ben poco lavoro da fare.

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