K19: The widowmaker: luci ed ombre

ezer3t9xqp4g0wykidlgxu69l4bK19 the widowmaker (in italiano uscito col semplice titolo K19) è un film diretto dalla mitica Kathryn Bigelow (regista di, tra le altre cose, Strange days, Near dark – Il buio si avvicina, e premio Oscar per The hurtlocker) uscito nel 2002 con Harrison Ford e Liam Neeson come protagonisti. Ambientato quasi del tutto negli angusti spazi di un sottomarino e con nessuna attrice sullo schermo per più di trenta secondi (con tanti saluti al Bechdel test), fu un fiasco bello grosso al botteghino: costò 100 milioni di dollari e ne incassò appena un terzo.

Ma si sa, le storie di sottomarini non hanno mai attratto folle oceaniche. E questo film avrebbe meritato un maggiore successo oppure è giusto che rimanga tra i film dimenticati della regista statunitense? Per me ci sono luci ed ombre in questo K19: in molti reparti eccelle, per esempio nelle scenografie, in alcune scene memorabili e nella regia sempre molto dinamica della Bigelow. D’altro canto la storia è un po’ troppo fantasiosa per risultare credibile, nonostante si basi vagamente su fatti reali, e, ammettiamolo, la recitazione di Harrison Ford rasenta il ridicolo. Per non so quale assurda ragione l’attore decise di recitare con un accento che secondo lui era russo ma che invece risulta solo… assurdo. Distrae tantissimo sentirlo parlare così, e ancora di più se comparato con Liam Neeson che, giustamente, parla col suo normale accento inglese!

Ma lasciatemi riassumere brevemente la trama. Nel 1961, in piena Guerra Fredda, l’Unione Sovietica lancia il suo primo sottomarino a propulsione nucleare, il K19. Solo che lo fa in fretta e furia quindi il vascello è in condizioni tutt’altro che ottimali. Riuscirà comunque a portare a termine la sua missione di dimostrare agli Stati Uniti di poter lanciare missili armati di testate nucleari dall’oceano, ma poi per un guasto al reattore sarà costretto a tornare anzitempo in acque amiche con non poche vicissitudini. E fin qui si tratta di fatti realmente avvenuti.

Quello che lo scrittore Louis Nowra e lo sceneggiatore Christopher Kyle si sono inventati (e pare che il grandissimo Tom Stoppard abbia lavorato ai dialoghi, ma non alla storia) è tutto il resto! Il conflitto tra il capitano Vostrikov (Ford) e il capitano Polenin (Neeson), l’ammutinamento del secondo ufficiale e del commissario politico, il susseguirsi di incidenti a bordo (sul vero K19 ci fu un incidente al reattore nel 1962 e un grosso incendio nel 1971, non accadde tutto nella stessa missione), e il comportamento quasi suicida del capitano che spinge ai limiti sia il sottomarino che l’equipaggio sin dal primo minuto… sono tutti eventi poco reali.

Io capisco che il conflitto tra ufficiali sia un facile espediente narrativo in un film del genere (usato infatti anche in The hunt for Red October – Caccia a Ottobre Rosso e Crimson tideAllarme rosso, per dire, o in Star Trek: The motion picture per sconfinare nella fantascienza), ma qui ce n’era davvero bisogno? Mi viene in mente il miglior film di sottomarini mai girato, Das boot (U-Boot 96 il titolo italiano) di Wolfgang Petersen (1981): lì la trama è sia credibile che avvincente, con il setting che offre mille spunti narrativi senza bisogno di inventarli di sana pianta. Il problema del conflitto è che crea tensione ma alla lunga stanca e non è sostenibile a rigor di logica: nessun capitano accetterebbe un tale livello di insubordinazione a bordo!

Ma lasciando perdere questo aspetto, cosa ci rimane di K19? Direi che la parte delle riparazioni al guasto nel reattore è certamente la più memorabile, anche perché drammaticamente vera. Vedere i membri dell’equipaggio che andarono incontro a morte certa per radiazioni per far sì che il resto dei compagni si potessero salvare è straziante e la Bigelow gira il tutti in maniera tale da non farcelo dimenticare mai più. Sicuramente sono queste le scene migliori del film, insieme a quelle dove si vede il reale sottomarino usato dalla Bigelow per ricreare le scene di navigazione in mare aperto (si usarono vari vascelli della flotta militare canadese). E Liam Neeson fa un figurone in questo film, ma forse solo perché di fronte alla prova penosa di Ford chiunque risulterebbe un grande attore…

Insomma, se vi piacciono i film di guerra questo è uno che va certamente visto, ma non aspettatevi niente di straordinario. La Bigelow ha fatto di meglio nella sua ormai lunga filmografia. Ciao!

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