28 Days Later: recensione del film

28-days-laterDanny Boyle è un regista che ho sempre apprezzato. Pur essendo un po’ discontinuo, ha diretto alcuni film davvero notevoli come quel Trainspotting che gli ha dato la notorietà nel 1996, e ha già vinto un Oscar col suo Slumdog Millionaire (2008) che in tutto si è aggiudicato ben otto statuette dell’Academy. Ma per me sul podio dei suoi tre migliori film, insieme naturalmente a Trainspotting, stanno il sottovalutatissimo Sunshine (2007) e il film di cui tratta questa recensione: 28 Days Later (28 giorni dopo, 2002).

28 Days Later è uno dei migliori film di zombie mai fatti, anche se tecnicamente non si tratta di zombie bensì di infetti. Un po’ come Assault on Precinct 13 (Distretto 13: le brigate della morte, 1976) di John Carpenter: non ci sono zombie, ma i membri delle gang si comportano come tali noncuranti della morte e si lanciano come un’orda di non morti contro gli asserragliati nel distretto. Gli infetti di Danny Boyle però somigliano pure a degli zombie visto che si nutrono di carne umana e sono sporchi di sangue dalla testa ai piedi. E corrono. E quanto corrono (come gli zombie de The Return of the Living Dead,  Il ritorno dei morti viventi di Dan O’Bannon)!

Un po’ di trama e poi parliamo del film: Jim (il grandissimo Cillian Murphy) si risveglia dal coma in un ospedale deserto e, sembra, abbandonato in fretta e furia. Esce e comincia a vagare in una Londra deserta in cui trova testimonianze di un disastro successo circa un mese prima, un’infezione di proporzioni immani. Non passa molto tempo prima che degli strani rumori allarmino il povero Jim, senza molte energie per i molti giorni passati a letto, e giusto quando delle creature assetate di sangue stanno per smembrarlo viene salvato da da Selena e Mark (Naomie Harris e Noah Huntley) che indossano delle specie di tenute antisommossa improvvisate. I due gli spiegano l’accaduto: un virus letale si è sparso rapidissimamente per il paese infettando la maggior parte della popolazione. Gli infetti sono ormai esseri privi di volontà che cercano solo di nutrirsi di carne viva e da cui bisogna stare alla larga.

Jim, incredulo, chiede di andare a casa dei suoi genitori e tristemente scopre che i due si sono suicidati. Nella notte, durante un attacco degli infetti, Mark viene ferito e Selena non ci pensa due volte a finirlo a colpi di machete: il virus agisce molto velocemente e presto Mark si sarebbe avventato su Selena e Jim per ucciderli! Il giorno dopo i due incontrano il buon Frank e la figlia Hannah (Brendan Gleeson e Megan Burns) e tutti insieme decidono di lasciare la città per andare ad una base militare presso Manchester che sta accogliendo sopravvissuti, secondo un messaggio radio captado da Frank. Una volta lì, però, le cose non vanno esattamente come previsto…

Questo film è una bomba. Chi dice che il genere zombie è rinato dopo quell’obbrobrio di remake di Dawn of the Dead (L’alba dei morti viventi) fatto dall’incompetente Zack Snyder nel 2004 si scorda del grande successo al botteghino di 28 Days Later due anni prina (85 milioni di dollari guadagnati a fronte di un budget di soli 8 milioni)! Danny Boyle fa di necessità virtù e gira questo horror a basso budget in digitale con una fotografia bruciatissima e per niente patinata con un uso massiccio di camera a mano. L’idea è quella di trattare lo spettatore come un sopravvissuto, farlo stare a fianco di Jim e compagni, privarlo della comodità del ruolo di osservatore passivo e facendolo invece entrare direttamente nell’azione. Operazione riuscita al 100%, il film ti mette una tensione addosso che rimane ben oltre la visione dei titoli di coda! E poi, Romero insegna, un film di zombie deve sembrare “sporco”, non patinato!

Ad aiutare non poco nella creazione della tensione è una colonna sonora (di John Murphy, che ha collaborato più volte con Boyle) a dir poco spettacolare, con un tema principale che va in crescendo ad un ritmo inarrestabile con cui è realmente impossibile restare calmi ed impassibili. Ma questo non deve togliere merito a Danny Boyle che già con le scene del risveglio di Jim in ospedale e col suo vagare nella Londra deserta, visto da una telecamera storta e anch’essa disorientata e confusa, definisce il mood del film sin dall’inizio. Il film è oscuro, teso e c’è poco spazio per la speranza o per i buoni sentimenti.

E se all’inizio dei buoni sentimenti si trovano, con Jim, Selena, Frank e Hannah che diventano rapidamente la famiglia che Jim ha perso così improvvisamente, all’arrivo dei militari guidati dal perfido Maggiore Henry West (Christopher Eccleston), le cose si fanno serie. I militari, infatti, sono di molto peggiori degli infetti, di cui almeno si può dire che siano solo guidati dall’istinto. Facendo proprio il messaggio del George Romero di Day of the Dead (Il giorno degli zombi, 1985), Boyle mostra i militari come esseri senza scrupoli che pensano solo a sé stessi e usano la violenza che conoscono così bene (si addestrano tutta la vita per usarla) solo ed esclusivamente per i propri scopi, il proprio benessere. Una volta crollata la società, sono loro a sentirsi in dovere di comandare per un’ipotetica legge del più forte. Boyle non tarda molto a farci capire cosa pensa di questa gente, visto lo splendido ultimo atto con la vendetta di Jim!

E se il finale lascia spazio ad un po’ di ottimismo, non bisogna scordare che inizialmente Jim non doveva sopravvivere, rendendo il film ancora più cattivo di quanto non sia attualmente (il finale alternativo è contenuto nell’edizione in DVD che posseggo , che tra l’altro include pure l’onesto seguito, 28 Weeks Later, 28 settimane dopo, diretto nel 2007 da Juan Carlos Fresnadillo). Questa scelta permette di sottolineare di nuovo, dopo lo sviluppo del rapporto tra Jim e Frank, il tema della famiglia e, più in generale, dell’importanza delle persone a noi vicine in una società piena di gente tutt’altro che amichevole che è sia quella post-contagio che quella pre-contagio. Insomma, come sempre un buon film di zombie altro non è che una scusa per parlare di umanità, aggressività, amicizia, affetto… tutt’altro che un film stupido! Ciao!


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17 risposte a "28 Days Later: recensione del film"

  1. Concordo appieno con te. Questo film è straordinario, uno zombie movie che ha saputo modificarsi veramente, a raccontare una storia emozionante e a creare dei personaggi realistici e ottimi. Una pellicola che riguardo di tanto in tanto e che in molti dovrebbero riscoprire.

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  2. Pingback: [Rec]: ganzo

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