En la ciudad: quanto ottimismo!

fic1Cesc Gay dev’essere una persona interessante, o almeno dev’essere un gran conoscitore di umanità, almeno a giudicare da come scrive i personaggi e i dialoghi dei suoi film. E forse non ha troppa fiducia in quella stessa umanità che sa riproporre così bene sul grande schermo! Lo dico dopo aver appena finito di vedere En la ciudad (2003), ma di Gay ho visto anche Una pistola en cada mano (2012), Truman (2015), e pure la commedia teatrale Los vecinos de arriba.

E quindi parliamo di En la ciudad. Il film narra le storie di quattro coppie di amici, ognuna con svariati problemi. La coppia formata da Eduard Fernández e Vicenta Ndongo è alle prese con un tradimento di uno dei due. Miranda Makaroff è l’amante minorenne del suo professore di musica interpretato da Alex Brendemühl. Chisco Amado è sposato ed ha una figlia con Mónica López che vediamo molto apatica. E María Pujalte è una bugiarda compulsiva che ad un certo punto inizia una relazione con Jordi Sánchez più per noia che per altro.

Come si sarà intuito, nessuna di queste storie è particolarmente positiva: tutt’altro! E nonostante il film abbia un gran ritmo, l’atmosfera è malinconica per quasi tutto il tempo. Si tratta infatti di un dramma con un tocco di romanticismo, anche se il messaggio finale è ben distante dall’amore che trionfa su tutto. Di leggerezza non c’è traccia, in nessun momento si ride o si sorride, qualcosa di sorprendente visto che Gay ha dimostrato di avere un certo talento comico, anche se ha deciso di farlo con la sua prima (e per adesso unica) opera teatrale più che con i suoi film.

E da regista si diletta in questo film in piani sequenza come se non ci fosse un domani, d’altronde si sa che piacciono un sacco a Gay. Inoltre in un film che salta di continuo da una storia all’altra l’utilizzo massiccio dei piani sequenza aiuta a dare stabilità alla narrazione e rende la storia molto fluida (come fluidi sono i movimenti di macchina) nonostante l’inevitabile frammentazione della narrazione. Questo denota anche una grande preparazione del rodaggio, visto che tipicamente un piano sequenza va provato e riprovato, molto più di una scena girata in maniera standard. L’attenzione si nota anche nelle scenografie, che in realtà sono veri e propri appartamenti e luoghi reali di Barcellona (si riconosce, per esempio, una grande libreria in Passeig de Gracia). Ogni appartamento è stato scelto per riflettere le personalità dei personaggi che nel film ci vivono dentro: caotico e povero quello del professore di scuola, arredato con gusto e moderno quello dell’architetto, accogliente quello della famiglia con bambino piccolo…

Insomma, per me questo En la ciudad fa il paio con Una pistola en cada mano e offre uno spaccato della vita di coppia a Barcellona, uno spaccato abbastanza deprimente ma anche molto realistico. A me Gay fa venire in mente il Woody Allen di Manhattan (1979) ma in versione catalana e meno borghese, almeno in quanto a sceneggiatura. Se si supera il senso di disorientamento iniziale dovuto alla quantità di personaggi, è facile farsi prendere dalle storie che si intrecciano in questa trama romantica ma lontana dai toni delle più quotate commedie romantiche hollywoodiane. Ciao!

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