Young Frankenstein: recensione del film

maxresdefaultYoung Frankenstein (Frankenstein Junior il titolo italiano) è un film di Mel Brooks uscito nel 1974 con Gene Wilder come protagonista. Per quanto mi riguarda, è una delle migliori commedie mai fatte e, probabilmente, anche il miglior film del regista statunitense che qui non sbaglia proprio niente con questa sua parodia di un film su Frankenstein che, a pensarci bene, è pure uno dei migliori film su Frankenstein mai fatti.

Partiamo dalla trama. Il dottor Frederick Frankenstein (un superlativo Gene Wilder che qui ha scritto pure la sceneggiatura insieme al regista) si reca al castello del padre per prendersi cura dei beni di famiglia dopo la morte di quest’ultimo. Non che vada fiero della sua famiglia, anzi! Di fatto, ci tiene che il suo cognome si pronunci “Frankenstin“… Dopo un ridicolo saluto della sua promessa sposa Elizabeth (Madeline Kahn) alla stazione del treno, arriva nella sperduta Transilvania dove ad accoglierlo trova Igor (Marty Feldman), che per deriderlo decide di farsi chiamare Eye-Gore (Àigor), in un intraducibile gioco di parole che si rifà sia alla storpiatura del nome del professore, sia agli occhi molto particolari dell’attore. Il professore fa anche conoscenza con la bella e bionda Inga (Teri Garr), assistente di laboratorio del defunto padre. E nel castello ecco arrivare anche Frau Büchler (Cloris Leachman), inserire qui l’obbligatorio nitrito di cavalli.

Ovviamente Frankenstin farà presto a dimenticare il suo odio per il padre e i suoi esperimenti quando vedrà che erano ben più di stupide fantasie, e adorerà la sua creatura (interpretata da Peter Boyle) pur se dotata di un cervello subnormale (o meglio, di tale A. B. Normal!) a causa di un errore di Igor.

Non voglio andare oltre con la trama per evitare spoiler per chi non abbia visto il film perché la sua forza è anche quella di raccontare una storia che usa bene il mostro di Frankenstein oltre ad essere una perfetta parodia del classico di Mary Shelley. Nonostante la quantità infinita di gag e battute che Mel Brooks ha infilato in questa ora e quarantacinque minuti di film, infatti, c’è una storia che viene sviluppata e realizzata in modo impeccabile. Non è un caso che il film sia considerato giustamente un cult e sia citato continuamente ovunque!

A volte è addirittura difficile capire se le citazioni si riferiscono a questo film o ai film della Universal Pictures usati come ispirazione da Brooks, cioè l’originale Frankenstein uscito nel 1931, il suo seguito Bride Of Frankenstein (La moglie di Frankenstein) del 1935, entrambi per la regia di James Whale, ed i successivi Son Of Frankenstein (Il figlio di Frankenstein, 1939) e The Ghost Of Frankenstein (Il terrore di Frankenstein, 1942). Per esempio, sia “It’s alive!“, in italiano “Si può fare!“, sia l’incontro della creatura con il vecchioeeremita cieco (Gene Hackman!) sono scene comuni ai primi Frankenstein e alla parodia, ma Mel Brooks cambiando un singolo elemento riesce a rendere il tutto irresistibilmente comico.

Dalla lezione universitaria col vecchietto usato crudelmente dal professor Frankenstein al viaggio in treno verso la Transilvania, dall’incontro con Igor e la sua gobba che cambia di posto a quello con l’ispettore Kemp (Kenneth Mars) che parla in maniera incomprensibile (e che è un drago delle freccette!), dalla scena con la bambina al finale in cui Frederick scambia la sua intelligenza con la sapienza nell’uso del suo, ehm, schwanzstucker… insomma, sono infiniti i momenti divertenti di questo film!

Il ritmo non cala mai dall’inizio alla fine, e che le scene siano comiche al 100% come quella della scoperta del passaggio segreto o del sedativo, o che abbiano solo un elemento comico (Igor che suona tre note per accompagnare il violino di Frederick sulle mura del castello), tutte funzionano alla perfezione. Il bianco e nero scelto da Brooks è stilisticamente in linea sia con la storia sia coi film a cui rende omaggio, anche se credo che Brooks abbia dovuto lottare per fare accettare una tale scelta ai produttori in una decade, gli anni Settanta, in cui era raro che qualcosa venisse girato in bianco e nero. E la colonna sonora di John Morris potrebbe benissimo stare in un film col mostro della Universal degli anni Trenta. Il fatto che fotografia e musiche non stonino con i film originali su Frankenstein rendono questo film oggettivamente bello da vedere ed allo stesso tempo ne aumentano il potenziale comico. Come spiegarmi? Un po’ come il fatto che Leslie Nielsen sia serissimo per tutto il tempo in Airplane! (L’aereo più pazzo del mondo, 1980), l’intuizione di Mel Brooks di girare il film come se fosse serio lo rende ancora più divertente!

Insomma, se non si fosse capito a me questo film fa proprio impazzire, ogni volta che lo riguardo ci rido tantissimo e, lo ammetto, qui i doppiatori italiani hanno fatto un gran lavoro riuscendo a mantenere la comicità di una versione originale con moltissimi giochi di parole assolutamente intraducibili (si pensi al “Werewolf? There. There, wolf. There, castle.” Tradotto con “Lupo ululà, castello ululì!“). Ciao!


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22 risposte a "Young Frankenstein: recensione del film"

  1. Sono felice di leggere finalmente la tua recensione su Young Frankenstein. È un’opera che tutt’ora fa ridere e divertire e la cosa geniale (cosa che dovrebbero fare molte parodie) è che basa la risata su cose che sarebbero potute accadere nella pellicola originale (tipo l’eremita che accende il sigaro al Mostro) e su battute molto intelligente. Ancor meglio la pellicola di Mel Brooks riprende le stesse tematiche sia del libro sia dei film creando un’opera che oltre a farti ridere ti fa anche riflettere. Ottima recensione e ottimo lavoro.

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    1. Grazie mille! Concordo naturalmente con te, una parodia deve usare bene le tematiche della fonte che sta prendendo in giro, non semplicemente fare dei semplici riferimenti vuoti come molti registi odierni fanno con risultati del tutto squallidi. Sono anni, se non decenni, che non esce una commedia / parodia ben fatta!

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      1. Ironicamente delle parodie belle che rispettano lo spirito dell’opera originale le trovo su YouTube o simili. Mi viene in mente Dragon ball Abridged, fatta da dei fan e con dei riferimenti e battute fatte bene. Ed è fatta a livello amatoriale. Mi piacerebbe tanto vedere una parodia fatta bene anche al cinema ma almeno sono contento che ci sia qualcuno non giro capace di crearle.

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  2. Film indimenticabile
    Mel Brooks avrebbe potuto affiancarsi ai più grandi registi della storia (Allen, Kubrick, Welles, Wilder…) se fosse sempre stato a questi livelli. Purtroppo è scivolato molto in basso negli anni 80 e 90…

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    1. Eh sì, se avesse sfornato altri capolavori come questo lo considereremmo certamente tra i maestri della commedia! Purtroppo invece, a parte un paio di altri film buoni, Brooks non ci ha regalato troppe perle…

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    1. Autentico capolavoro Brooksiano… Parodia horror perfetta per trama, soggetto, sceneggiatura, personaggi, tempi comici, TUTTO insomma! 😀
      “Se la sfortuna ti arride e mancato t’è il successo…” e il resto lo sai (ottimo doppiaggio tra l’altro, davvero, lontano anni luce dalla maggior parte di quelli attuali) 😉

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    2. Senza dubbio ti consiglio Spaceballs (Balle spaziali, 1987), che mi fa sempre ridere un sacco! Poi direi The Producers, l’esordio di Mel Brooks nel 1967, che è pure un musical super famoso e merita di essere visto.

      Purtroppo non me la sento di aggiungere altri consigli. Negli Stati Uniti il suo Blazing Saddles (Mezzogiorno e mezzo di fuoco, 1974) è considerato un capolavoro, ma non sono mai riuscito a farmelo piacere.

      Eviterei i suoi due ultimi film su Dracula e Robin Hood, poco ispirati. Gli altri (History of the World: Part 1, Silent Movie…) hanno momenti divertenti, ma non raggiungono le vette di Young Frankenstein!

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      1. Eh, in effetti questa è stata la dannazione di molti registi: quando fai il film della vita troppo presto, poi è dannatamente difficile non deludere le aspettative del tuo pubblico. Ci sono rimasti sotto anche dei registi quotatissimi come Robert Zemeckis, e infatti il suo Benvenuti a Marwen è stato un superflop. Colgo l’occasione per dirti che ho appena sfornato un nuovo post, dedicato a un mito della mia adolescenza… spero che ti piaccia! 🙂

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      2. Letto con interesse e risposto! Sono d’accordo sui registi che partono in quarta e poi deludono il resto della loro carriera. Sta succedendo anche al mio amato Blomkamp, i cui film successivi a District 9 non stanno piacendo al pubblico (a me sì, ma il mio peso è nullo)!

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      3. Io Blazing Saddles lo metterei nel gruppo (al limite ha avuto la sfortuna, se così si può dire, di essere contemporaneo a Frankenstein Junior… Ed era difficile poter stare proprio allo stesso livello) 😉

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  3. Capolavoro imprescindibile, graziato da una traduzione e doppiaggio di stratosferica qualità. Ogni volta che lo guardo, cerco di immaginarmi lo sconforto dei traduttori di fronte all’improbo compito di rendere l’efficacia comica nella nostra lingua senza perdervi di sagacia, finezza, ironia. Un compito da fare rizzare i capelli e tutti i peli del corpo!
    Anche io sono tra chi ha apprezzato Blazing Saddles. La scena del benvenuto allo sceriffo è da antologia e da mostrare a scuola quando si affronta il tema del razzismo. Senza contare il saluto non proprio cordiale della vecchia che attraversa la strada come secondo benvenuto al nostro sceriffo. Non conserva lo stesso livello di ironia e comicità per tutta la durata del film, questo è vero; tuttavia è per me il secondo film di Mel da consigliare.

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    1. Effettivamente il compito no era facile, ma i traduttori non avrebbero potuto portarlo a termine in maniera migliore!

      Su Blazing Saddles… che dire, non mi arriva. L’ho pure visto due volte e niente, non mi strappa neanche una risata. Infatti ho specificato nel commento che comunque è un film ben considerato, dev’essere una cosa mia! :–)

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  4. Frankenstein Junior è un capolavoro e concordo su tutto, l’ho visto un’infinità di volte ma tutte le volte mi fa ridere.
    Mi permetto però di citare un altro film di Mel Brooks che amo moltissimo: Silent Movie. E’ un film, appunto, muto (beh, quasi, ma non farò spoiler) che parla di un regista (lo stesso Mel Brooks) che deve girare un film muto e parte alla ricerca di stelle di Hollywood che accettino di interpretarlo. Una vera chicca! Non bisogna farsi spaventare dal fatto che sia davvero un film muto, perché anche qui si ride a crepapelle.

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    1. È nella mia lista di film da vedere, hai fatto bene a ricordarmelo! Che sia un film mito non lo spaventa, così come non mi spaventava che Young Frankenstein fosse un film in bianco e nero!

      Grazie per la lettura e il commento!

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