Spaceballs: recensione del film

spaceballs_image_1Lo ammetto: sono un fondamentalista del doppiaggio originale dei film. Odio guardarne uno e notare che le labbra degli attori e delle attrici si muovono fuori sincrono rispetto alle parole pronunciate. Di conseguenza, guardo soltanto i film nella loro versione originale aiutandomi coi sottotitoli nel caso in cui non conosca la lingua parlata sullo schermo. Questa è la mia regola, e, come ogni regola che si rispetti, ha le sue eccezioni. Una di queste è Balle spaziali (Spaceballs), film del 1987 scritto e diretto da Mel Brooks.

Il doppiaggio italiano è semplicemente fenomenale e, anche se in molti casi non rispetta minimamente le intenzioni originali del regista, fa ridere un sacco, che in un film comico è essenziale. D’altronde il compito era arduo, essendo la maggioranza delle battute originali assolutamente incomprensibili per il pubblico italiano. Un esempio? Pizza The Hutt è un gioco di parole che ironizza su Jabba The Hutt, personaggio di Star Wars, e Pizza Hut, la catena di pizzerie sconosciuta in Italia trent’anni fa. Tradurlo quindi come Pizza Margherita lo si accetta, essendo il personaggio una pizza gigante, e magari non fa ridere né pensare al gioco di parole originale, ma può strappare un sorriso per la sua insensatezza. Un altro esempio è lo Sforzo, Schwartz in inglese. Pare che Schwartz fosse semplicemente il nome dell’ufficio legale di Brooks, quindi nel caso di diatribe legali sul film l’augurio sarebbe stato: “Che Schwartz sia con te“. Ma visto che si tratta di una parodia del “Che la Forza sia con te“, tradurlo come Sforzo funziona ancora meglio! Come questa, molte altre invenzioni dei doppiatori italiani funzionano alla grande come il nome del colonnello Nunziatella e la battuta “Io… Rutto!“, per esempio. Altre funzionano meno, come il robot della principessa che parla come Tina Pica, ma non pregiudicano minimamente la visione. Ma ho scritto abbastanza del doppiaggio, adesso parliamo del film!

Spaceballs è il film più costoso mai fatto da Mel Brooks, con un budget di 25 milioni di dollari di cui, si dice, cinque andarono direttamente a George Lucas e alla sua Industrial Light and Magic per la post-produzione. Intelligentemente, infatti, Mel Brooks chiese ed ottenne il beneplacito di Lucas prima di mettersi a lavorare sulla parodia dei suoi film più amati, cioè i primi Star Wars. L’unica condizione che Lucas gli impose fu il divieto di commercializzare gadget legati al film. Peccato, è da quando sono piccolo che desidero Spaceballs: il lanciafiamme, ma si sa che Lucas è uno che ci tiene al soldo e non voleva concorrenza.

Il protagonista è l’allora sconosciuto Bill Pullman (oggi ricordato da tutti per aver interpretato il presidente degli Stati Uniti in Independence Day, 1996) coadiuvato da un cast notevole: John Candy (The Blues Brothers, 1980), Rick Moranis (Ghostbusters, 1984), Daphne Zuniga (The Fly II – La mosca II, 1989)… E soprattutto anche uno stuolo di comici americani totalmente sconosciuti a noi italiani. Ma la forza del film sta nel fatto che la sua comicità va ben oltre il far riferimento a persone e programmi TV del tempo, altrimenti non staremmo qui a parlarne. Non solo Spaceballs funziona come parodia di Guerre stellari, con infiniti riferimenti ai film della trilogia originale, ma è anche un divertente film d’avventura pieno zeppo di battute fantastiche. Si ride si brutto, specialmente con i pezzi dell’impero con un Rick Moranis strepitoso nei panni di Casco Nero.

Il deserto passato al pettine (col dettaglio della ridicola uniforme beige di Casco Nero), la zona plaid e la cintura di sicurezza, le cassette istantanee, Mr Coffee e Mr Radar, il teletrasporto del presidente Scrocco (altra traduzione selvaggia ma efficace: è Skroob in originale, cioè l’anagramma di Brooks, che interpreta il personaggio), la marmellata di lamponi (in un intraducibile gioco di parole in cui la marmellata manda in tilt il radar, the jam jamming the radar), gli stronzi su questa nave (in originale gli assholes)… Sono infinite le battute divertentissime di questo film! Per non parlare dei riferimenti cinematografici come quello evidente ad Alien (1979) con John Hurt che muore (ancora!) a causa di un chestburster! E il teletrasporto non è l’unico collegamento a Star Trek, c’è pure Tim Russ (tra le altre cose è Tuvok in Star Trek: Voyager) nel deserto con Casco Nero!

Come tutte le parodie meglio riuscite, Spaceballs non solo diverte, ma omaggia il genere che prende in giro e ne diventa esso stesso una perla, essendo infatti un ottimo film di fantascienza/fantasy (anche a detta dello stesso George Lucas!), pur se mutuato direttamente da Star Wars, con la principessa Vespa (con la traduzione si perde il secondo significato di WASP, naturalmente), Stella Solitaria e Rutto a fare da controparti a Leia, Han Solo e a Chewbacca. Quando uscì fu criticato per essere arrivato troppo tardi, una decina d’anni dopo il primo film di Guerre stellari, ma sinceramente la trovo una critica priva di sostanza. Che dire allora di Young Frankenstein (Frankenstein Junior, 1974), uscito decadi dopo gli originali film della Universal eppure così ben riuscito? Spaceballs è senza dubbio una commedia brillante, ha lo status di cult movie, giustamente, ed è uno dei pochi film che riesco ad apprezzare non in lingua originale. Da vedere! Ciao!


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21 risposte a "Spaceballs: recensione del film"

    1. Moranis è fondamentalmente in pensione, e si è ritirato presto dalle scene per stare con la famiglia…

      Un aneddoto: la mia ragazza ha conosciuto suo figlio, anzi, gli ha insegnato spagnolo in una sua visita in Spagna! Dice che era simpatico e molto simile al padre! :–D

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      1. Si dice che abbia trovato poco spazio, negli anni ’90, quando si cominciava a pretendere attori che recitassero “parola per parola” le battute del copione, anche nel repertorio comico; e lui, autentico commediante ’80s, era invece abituato o a improvvisare, o a riscrivere le sue battute/gag! — Pare stia rifiutando tutti i suoi possibili rientri (in un mercato hollywoodiano che vive del riciclo degli anni ’80) proprio per questo…

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      2. Anche io avevo letto di riavvicinamenti a Moranis ultimamente! Comunque ha 66 anni: non è estremamente vecchio, ma non è nemmeno più un giovanotto, magari non ha tanta voglia di tornare a lavorare (per di più in un ambiente che non lo attira troppo)!

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      1. Young Frankenstein (Frankenstein Junior) lo conosci già! Potresti dare una possibilità all’esordio di Brooks, The Producers, e anche a Blazing Saddles (Mezzogiorno e mezzo di fuoco) che tanto successo ha avuto negli States!

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  1. Secondo me è l’ultimo grande film di Mel Brooks: gli ultimi 3 (Life Stinks, Robin Hood e Dracula), pur tra alti e bassi (alcune scene di Robin Hood sono divertenti), hanno il fiato corto… — sul doppiaggio, generalmente, si ritiene che Brooks abbia avuto 4 edizioni italiane al top: 1) Frankenstein Junior (Mario Maldesi), 2) Mezzogiorno e mezzo di fuoco (Manlio De Angelis [si presume]), 3) Balle Spaziali (Manlio De Angelis [certificato]), 4) Robin Hood (Manlio De Angelis [certificato])… — nell’immaginario collettivo, Maldesi è quello che ha fatto il lavoro migliore (anche se io, mosca bianca, non trovo così geniale il «Lupo ululà» di Wilder/Lionello in una battuta che, in italiano, secondo me non ha senso, anche se innesca la ridancianeria del «Castello ululì» di Feldman/Bonagura), ma, come si vede, è stato De Angelis ad aver avuto a che fare con Brooks più volte, e, a mio avviso, con risultati molto più compatti (ultimamente ho sentito un addetto ai lavori elogiarmi l’adattamento di Robin Hood; non so come mai nessuno mi cita mai Balle Spaziali che, anch’io, ritengo un doppiaggio top, avulso dall’originale, ma top) — senza nulla togliere a Maldesi (senz’altro un grande per tante altre cose italiote, da Woody Allen a Guerre Stellari [per tanti discutibile], a Ghostbusters, a tanti film “storici” ecc. ecc. ecc.), idolatrato a mille, io, farei una petizione della blogosfera doppiaggesca (che speso ritiene il miglior doppiatore del mondo quello che doppiò Goku per la Fininvest: pover’uomo, bravissimo, come no, ma non so se è così tanto meglio di Robert De Niro come lo ritengono certi nostalgici: e da queste cose si vede quali sono i veri prodotti della nostalgia!) per tributare maggiori meriti all’invece troppo misconosciuto Manlio De Angelis!

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  2. “Ma tu chi sei?”
    “Sono un can-uomo: metá cane, metà uomo… In pratica, sono il miglior amico di me stesso!” 😄
    Doppiaggi azzeccati come non se ne fanno più, nonché un Mel Brooks spumeggiante come da qui in poi non è più davvero riuscito ad essere (Dracula – Morto e contento lo salvo principalmente per il compianto Leslie Nielsen)…

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  3. Quando le parodie erano veri omaggi sentiti al cinema, ma soprattutto così ben fatte, da superare in popolarità l’originale. Vedere “Guerre Stellari” dopo “Space Balls” non è mai più stato lo stesso, anzi, preferisco mille volte questa capolavoro a tanti capitoli della saga ufficiale 😉 Cheers

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  4. Capolavoro! Capolavoro, due volte per chi è appassionato di Star Wars. Pensa è piaciuto anche a mia moglie che sta a Star Wars come il Papa a Stalin. Il tema del doppiaggio è controverso: ammetto che i nostri doppiatori sono davvero straordinari, ma sempre più spesso non riesco a vedere un film in italiano se l’ho già visto in originale. Non vale per tuttti, ma un paio di esempi di ottimi doppiaggi che in originale ne guadagnano: Moulin Rouge e The Wolf of New York. L’originale è immensamente migliore per cogliere sfumature che nel doppiaggio spariscono o vengono filtrate.

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    1. Anche io non guardo un film straniero doppiato in italiano da anni e anni, per me tutti i film ne guadagnano in originale, tranne pochissimi. E devo ammettere che le commedie di Mel Brooks degli anni 70 e 80 furono doppiate, pur se selvaggiamente, in maniera molto efficace!

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