Due occhi diabolici: recensione del film

due-occhi-diabolici-1990-dario-argento-george-a-romero-009Due occhi diabolici (Two Evil Eyes) è una collaborazione del 1990 tra Dario Argento e George Romero, due maestri del genere horror. Si tratta di un film composto da due episodi separati, Fatti nella vita del signor Valdemar diretto da Romero con protagonista Adrienne Barbeau (The Fog, Escape from New York), e Il gatto nero diretto da Argento con protagonista Harvey Keitel (Taxi Driver, Pulp Fiction). Con gli effetti speciali del grande Tom Savini, si tratta di un gioiellino del cinema horror che omaggia Edgar Allan Poe, visto che le storie, pur se ambientate in epoca cobtemporanea, prendono spunto da due racconti omonimi dello scrittore statunitense dell’Ottocento.

Apre il film l’episodio di Romero. Il vecchio riccone Valdemar (Bingo O’Malley) sta morendo e la sua giovane compagna Jessica (Adrienne Barbeau) sta facendo di tutto per ottenere più denaro possibile prima di rischiare di perderlo in dispute legali coi legittimi eredi della famiglia di Valdemar. Ad aiutarla ecco un dottore senza scrupoli, Robert Hoffman (Ramy Zada) che attraverso l’ipnosi usa il vecchio e malconcio Valdemar come una marionetta. Le cose si complicano quando il vecchio muore prima che i due abbiano portato a termine i loro piani, e soprattutto quando il cadavere comincerà a parlare…

Questo episodio è davvero ben fatto. Non solo rispetta ed amplia l’idea di Poe della morte sotto ipnosi, ma la inserisce in un contesto credibile (ogni giorno si leggono notizie di nonni messi in congelatore per continuare a riscuoterne le pensioni) creando dei personaggi spregevoli quanto realistici. Sia Jessica che il dottore sono infatti soltanto interessati al denaro e sarà questa loro avidità a determinarne la morte, una morte orribile quanto meritata, o almeno questo sembra voler dire il buon Romero. E il tutto nonostante sappiamo che il vecchio Valdemar stesso fosse una persona spregevole! Non si salva nessuno in questa storia sordida di ricerca della ricchezza, perché anche il dottore che sembra farla franca alla fine cade vittima della sua stessa ipnosi. Il finale, tra l’altro, ricorda molto quello di The Fog in cui Blake e la sua ciurma tornano a reclamare la vita di padre Malone, cioè un altro film con protagonista la Barbeau, ma per la regia di John Carpenter (che al tempo era pure suo marito).

Ne Il gatto nero invece seguiamo il fotografo Rod Usher (Harvey Keitel) che per lavoro bazzica le scene dei delitti più orribili della città. Convive con la giovane Annabel (Madeleine Potter) che un giorno porta a casa un gatto nero. Evidentemente lavorare tutto il tempo con cadaveri non fa bene a Rod che alla ricerca di ispirazione comincia a fotografare il gatto per poi ucciderlo in un impeto di rabbia. Annabel si accorge che qualcosa non va ma dopo qualche giorno, proprio sul punto di fuggire dalla casa dove Rod è diventato sempre più violento, viene da lui brutalmente assassinata in una scena davvero spaventosa. Ma il gatto nero tornerà a tormentarlo…

Secondo me questo episodio funziona meno del primo, un po’ a causa della recitazione degli attori non protagonisti (tutti tranne Keitel, fondamentalmente), e un po’ per alcune forzature di trama non all’altezza di un film del genere ma più degne di commedie come Weekend con il morto (Weekend at Bernie’s, 1989). Nonostante questo, anche qui il messaggio arriva forte e chiaro: il fotografo alla ricerca di soldi e successo che non si ferma davanti a niente non ottiene ciò che vuole, anzi a trionfare sono gli innocenti e giovani amici musicisti di Annabel che la cercano solo per l’affetto che la legava a loro.

Per concludere, Due occhi diabolici è un godibile omaggio a Poe che funziona soprattutto con la sua prima parte, quella girata da George Romero. La seconda parte, forse più thriller che horror, è comunque godibile (interessante ma non memorabile la scena del sogno, per esempio) e alla fine non posso che non raccomandare la visione di questo interessante incontro tra due grandissimi maestri del cinema di genere. Ciao!


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8 risposte a "Due occhi diabolici: recensione del film"

  1. Argento ci mette del solido mestiere (perlomeno erano tempi in cui ancora ne era capace), d’accordo, ma è Romero a vincere in terrificante fascino, e quindi condivido: George vs Dario 1-0 😉

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    1. Si, Argento al tempo sapeva ancora lavorare! D’altronde adesso ha una certa età, non si possono pretendere grandi film (magari invece di fare Dracula 3D potrebbe smettere di farne, ecco!)…

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