The Descent: recensione del film

2wjhjzdrwljcxhcfynpbdsninsgThe Descent (in Italia uscito col titolo: The Descent – Discesa nelle tenebre) è un film britannico del 2005 diretto da Neil Marshall con un gruppo di sei protagoniste femminili: Shauna MacDonald, Natalie Mendoza, Alex Reid, Saskia Mulder, MyAnna Buring e Nora-Jane Noone. Per me questo è uno dei migliori film horror usciti negli ultimi venti anni e adoro Neil Marshall come regista (ha fatto anche Dog Soldiers, 2002, Doomsday, 2008, e Centurion, 2010, prima di scomparire dai grandi schermi per lavorare su serie televisive, purtroppo). Trovo che sia un peccato che The Descent lo conoscano in pochi, è un film che meriterebbe molto di più: non solo è fatto divinamente, ma è scritto intelligentemente, lascia spazio almeno ad un paio di interpretazioni entrambe credibili e ognuna a suo modo scioccante, fa paura… e ha un cast tutto femminile prima che diventasse la nuova moda a Hollywood (si pensi all’orrido remake di Ghostbusters uscito nel 2016).

Qual’è la storia di The Descent? A un anno da un tragico incidente automobilistico in cui hanno perso la vita il marito e la figlia di Sarah (Shauna MacDonald), lei si ritrova col suo gruppo di amiche con cui amava fare sport estremi per andare a visitare una grotta in un parco nazionale. E qui cominciamo coi riferimenti cinematografici: il Chatooga National Park non esiste, ma il fiume Chatooga sì ed è dove fu girato Deliverance (Un tranquillo weekend di paura, 1972) di John Boorman, uno dei film che ha ispirato Marshall per The Descent. A guidare il gruppo c’è Juno (Natalie Mendoza), la più entusiasta e sportiva di tutte, e inizialmente tutto sembra andare per il meglio: le amiche raggiungono l’entrata della grotta, entrano, e cominciano l’esplorazione. Sarah però ha subito dei problemi: un attacco di panico in un tunnel molto stretto che viene seguito da una frana che ostruisce la via da cui il gruppo è entrato nella grotta. Come uscire? Facile: ci dovrebbero essere ben tre diverse uscite di questa grotta. Purtroppo, però, Juno ha portato le sue amiche in un sistema inesplorato con l’intenzione di nominarlo in loro onore una volta uscite… ma adesso la cosa si è trasformata in una corsa per sopravvivere alla ricerca di un’uscita che non si sa nemmeno se ci sia o meno!

Marshall fa un lavoro strepitoso in fase di scrittura, oltre che di regia: assistiamo a come l’amicizia tra le sei ragazze si sfalda piano piano, come i rapporti si fanno più tesi mentre loro si addentrano sempre di più nelle viscere della terra… E qui è impossibile non pensare al capolavoro del 1982 di John Carpenter, The Thing (La cosa), certamente altra fonte di ispirazione di questo film. Le cose cominciano a peggiorare seriamente quando Holly (Nora-Jane Noone) cade e si rompe una gamba. E poi… mi fermo! Se non avete visto il film, per favore recuperatelo e guardatelo quanto prima, non ve ne pentirete. In ogni caso, sappiate che dal prossimo paragrafo inevitabilmente arrivano degli spoiler.

Dicevo: e poi… quando le cose sembrano non poter andare peggio, ecco spuntare delle creature umanoidi che vivono in questo sistema di caverne e che si nutrono esclusivamente di carne. Per loro le sei amiche non sono altro che un pasto! Non crediate che Marshall sprechi la carta “mostro” senza un’adeguata introduzione: prima di tutto i crawler (così li chiama Marshall nelle interviste sul film) arrivano solo nell’ultimo terzo di film. Ma soprattutto prima ne vediamo delle ombre, dei movimenti in lontananza, sottili segnali che contribuiscono ad aumentare la tensione e l’effetto scenografico una volta rivelate le fattezze delle creature stesse. Ed essendo un film molto oscuro, data l’ambientazione, fa davvero paura vedere lampi di queste creature vampiresche muoversi velocissimamente per le pareti della caverna! L’ultima parte è concitata, emozionante, e porta ad un finale a dir poco strepitoso. Sto parlando di quello uscito in Europa: negli Stati Uniti il film finisce con Sarah nel 4X4, mentre da noi si capisce che è solo una fantasia e Sarah resta intrappolata nella grotta sola e nell’oscurità più totale. E…

Questo dà adito ad un’interpretazione intrigante del film: nella scena finale Sarah non è circondata dalle creature, è completamente sola. E se quelle creature non fossero che un’invenzione della sua mente? E se fosse stata lei ad uccidere le sue amiche dopo aver perso la testa, soprattutto dopo aver scoperto che il marito la tradiva con Juno? In un periodo in cui si osanna Todd Phillips per Joker in cui si ipotizza che tutto ciò che vediamo non sia altro che un racconto di Arthur Fleck dall’ospedale psichiatrico (ma se così fosse non funzionerebbe mezzo film!), ecco che con The Descent Neil Marshall ci regala un film aperto a due interpretazioni che si reggono entrambe in piedi e danno una profondità incredibile al film. Da una parte, i crawler sono costruiti in maniera credibile: creature che si sono adattate all’assenza di luce e che mangiano animali presumibilmente attirandoli in trappole per farli cadere nelle loro grotte. Dall’altra, Sarah prende psicofarmaci, non ha ancora superato la perdita della famiglia, e ha attacchi di panico appena entrata nella grotta (ed è lei a vedere per prima una delle creature). La discesa del titolo può essere interpretata sia letteralmente, sia come discesa verso la follia della protagonista.

Insomma, questo per me è un filmone. Tra l’altro tecnicamente è impressionante: girato tutto in studio, sembra incredibile che non sia stato girato in una vera grotta! Bellissime le musiche, bravissime le attrici, fantastiche la regia e la fotografia… io a Marshall farei fare un film all’anno se potessi! Ciao!


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13 risposte a "The Descent: recensione del film"

  1. uno dei film più ansiogeni che abbia mai visto! inquadrature vicine, cunicoli strettissimi e ‘na stronza egocentrica che le porta in culo al mondo XD
    molto bello, preferisco la parte della sola grotta perke qualche giorno prima ero andato pure io a fare speleogia nel Montello, una collina delle mie parti

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      1. Nel buio completo… Ricordo che quando visitai le Jenolan caves nelle Blue Mountains (Australia) la guida a un certo punto ci fece chiudere gli occhi. Poi ce li fece riaprire dopo che aveva spento le luci e non c’era differenza tra avere gli occhi aperti o chiusi. Una sensazione davvero bestiale (per me che di speleologia non so assolutamente niente)!

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  2. Non temevo gli spoiler, avendolo già visto. E, appunto, avendolo già visto non posso che concordare sul filmone (peccato che le pause cinematografiche di Mashall siano così lunghe) 😉

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  3. Gioia! Questo è uno dei miei horror preferiti degli ultimi anni. E’ una pellicola che riesce a creare ansia come pochi e ti fa provare uan vera e propria paura degli spazi stretti. Spero tanto che Marshall torni a fare nuovi film dopo il nuovo Hellboy (diretto molto bene ma con una sceneggiatura che poteva essere fatta molto meglio).

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      1. In realtà quando c’è lui alla regia si vede eccome. È diretto bene e ha dei personaggi interessanti. Però la sceneggiatura è tremenda. Troppa carne sul fuoco che non ti permette di respirare. Non è così orrendo come lo descrivono ma purtroppo è la sua opera peggiore per il momento.

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