Harry Potter and the Deathly Hallows: recensione del film

harry-potter-and-the-deathly-hallows-part-1-4fdb774a20ae6Non mi sono avvicinato all’ultimo film della saga di Harry Potter (diviso in due parti, una uscita nel 2010 e l’altra nel 2011) con grandi speranze per varie ragioni. Su tutte, due:

  • il settimo libro di J.K. Rowling è probabilmente il peggiore della serie con una prima parte davvero tediosa e che non porta da nessuna parte (qui la recensione su Suprasaturalanx);
  • David Yates non mi aveva impressionato come regista nei due film precedenti a questo a cui aveva lavorato.

Forse anche per questo sono rimasto piacevolmente sorpreso da Harry Potter and the Deathly Hallows (Harry Potter e i doni della morte) che ho trovato essere una degna chiusura della saga cinematografica del mago con la famosa cicatrice sulla fronte. La prima parte salva il salvabile dalla prima parte del libro che trovai difficile da digerire quando lo lessi ormai più di dieci anni fa. Senza la scuola di magia a far procedere le stagioni con gli studi, i nuovi professori e gli esami, il ritmo della storia di Harry, Hermione e Ron persi nei boschi è davvero singhiozzante. E quindi meglio metterselo alle spalle con due ore di film che non con sei o sette ore di lettura!

E il secondo film ci regala una gloriosa battaglia di Hogwarts che è giustamente memorabile, con molto tempo dedicato al confronto più importante, quello tra Voldemort e Harry. Gli effetti speciali sono grandiosi, i toni epici, la fotografia scura (troppo). E la sequenza animata sulla favola dei doni della morte è incredibilmente bella! Detto questo, ci sono un po’ di aspetti che, da amante dei libri di Harry, non mi sono piaciuti molto. Ammetto che in molti casi Yates è riuscito a mantenersi fedele al libro della Rowling, per esempio con il trattamento quasi casuale della morte di Lupin e Tonks, personaggi che ho adorato ma alla cui fine anche nel libro viene dedicato poco spazio. D’altronde la mattanza dell’intera generazione dei genitori di Harry alla fine risulta inevitabile (si pensi a Sirius Black, appunto Remus Lupin, ma anche Peter Pettigrew, naturalmente James e Lily, l’eroico Severus Snape e se vogliamo anche Bellatrix Lestrange!). Peccato che questa parte della storia, forse quella che mi ha più affascinato leggendo i libri (anche per vicinanza di età coi personaggi), non sia stata sviluppata benissimo nei film che per motivi di tempo si sono ovviamente concentrati su Harry e i suoi giovani amici.

Ma soprattutto la cosa che mi è piaciuta meno di Harry Potter and the Deathly Hallows è come sia stato ignorato Albus Dumbledore. Infatti ciò che più mi sorprese leggendo il libro è quanto Dumbledore fosse presente nonostante la sua morte alla fine di Harry Potter and the Half-Blood Prince. La sua storia personale viene sviluppata grandemente nel libro, mentre nel film viene a malapena menzionato. Che occasione sprecata! E come vittima collaterale di questa scelta ecco Severus Snape che emerge come un vero eroe nel settimo libro ma che nel film vive solo un breve momento di redenzione per gli spettatori che non rende giustizia a quello che forse è il personaggio più complesso dell’intera saga. Tutte le sue azioni degli ultimi sette anni vanno rivalutate alla luce della grande rivelazione della sua fedeltà a Dumbledore e, quindi, a Harry. Non so se questo messaggio arrivi adeguatamente con la sola visione del film…

Mi rendo conto che le mie critiche sono molto legate al (per me inevitabile) confronto tra il libro e il film. Astraendo per un attimo da questo, posso dire che il film funziona, sia nella prima parte (comunque più lenta e con poco senso della direzione) che nella seconda epica chiusura della saga. Gli attori dimostrano tutti una chimica incredibile costruita con anni di convivenza e lavoro congiunto che vengono dimostrati chiaramente sullo schermo. E, così come per il finale di Harry Potter and the Order of the Phoenix, anche questo finale funziona, è dinamico, ben girato, divertente, tragico… Insomma, chiude bene un’avventura durata anni e che, se vista in binge-watching, somma a quasi una ventina di ore filate di film!

E che dire dell’intera saga? Il primo film è una bella favoletta per bimbi dove l’obiettivo è il puro divertimento. Columbus ha lavorato bene ed è riuscito a creare un mondo unico ed indimenticabile, poi sviluppato notevolmente nei film successivi, incluso il suo secondo film che già assumeva un tono più serio. Cuarón col suo prigioniero di Azkaban ci ha regalato probabilmente il film migliore di tutti, prima del declino cominciato con il calice di fuoco di Newell e poi, soprattutto, con i lavori di Yates: l’ordine della fenice, il principe mezzosangue e i doni della morte, con quest’ultimo un gradino sopra ai due precedenti. Ma al di là dei giudizi sui singoli film, questa saga è davvero significativa nella recente storia del cinema. Prima di tutto è una saga europea in un mercato normalmente dominato dalle grandi produzioni hollywoodiane. Poi, ne sono usciti almeno due buoni attori, Emma Watson e Daniel Radcliffe, che tra l’altro stanno anche facendo scelte coraggiose in termini di film indipendenti a cui decidono di partecipare (il povero Rupert Grint per adesso non è ancora riuscito a scrollarsi di dosso il personaggio di Ron Weasley). E che dire delle musiche di Williams così belle e facilmente riconoscibili? Lo stesso vale per Hogwarts, il cui profilo è certamente al livello della torre di Sauron di Peter Jackson: unico e riconoscibilissimo.

Sono anche contento del fatto che, almeno per adesso, si sia dimostrato un certo rispetto verso questo materiale che per ora ha evitato remake e reboot vari come sta succedendo a quasi tutto (ma non sono passati molti anni dalla fine della saga, va detto).

Insomma, io provo un certo affetto verso i film di Harry Potter, li riguardo sempre volentieri, sono contento del mio cofanetto che li contiene tutti in DVD (prima o poi farò l’upgrade al Bluray, lo so) e non posso che raccomandarne la visione (ma se non avete letto i libri, partite da quelli, sono notevolmente superiori!). Ciao!


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7 risposte a "Harry Potter and the Deathly Hallows: recensione del film"

  1. Bel bilancio!
    Anche se non sono affatto d’accordo sul considerarla una saga cinematograficamente europea: il marchio Warner Bros. mi pesa molto di più dell’ambientazione inglese (e anche l’Inghilterra non sarà più Europa, sniff)…
    E neanche sul ritenerla libera da sfruttamenti di remake e reboot: gli Animali Fantastici sono lì a dare una continuità idiotamente coerente (come quella di Rogue One con A New Hope) quasi come una seconda saga pedissequamente uguale (un po’ come Star Wars I, II, III)

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    1. Grazie! Gli Animali Fantastici effettivamente sono un tentativo di sfruttamento del brand che non ha molto senso, soprattutto pensando al materiale di base che era un libriccino scritto quasi a perdita di tempo dalla Rowling (un po’ tipo Quidditch Through the Ages, che mi sono pure letto). Forse visto il mio interesse nullo verso la nuova saga con il mio arcinemico Eddie Redmayne sono stato troppo sbrigativo nel rallegrarmi della mancanza di remake e reboot!

      Però dài, anche se è Warner si vede che non è un'”americanata”, se non fosse stato fatto in Gran Bretagna da moltissime persone britanniche secondo me sarebbe uscita fuori una baracconata insopportabile (tipo le saghe statunitensi da cui siamo sommersi oggigiorno)! :–)

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      1. Mi fa piacere tu la veda così!
        Io invece ho sempre avuto un po’ di problemi con la resa visiva “potteriana”…
        Mi spiego: girare blockbuster in Inghilterra è prassi millenaria per Hollywood (Lucas, Spielberg, Burton hanno sempre girato lì, tra Pinewood e studi di Borehamwood), e questo ha dato alle maestranze scenografiche britanniche un know how incredibile, che, però, se non è giustamente calibrato, sfocia nel “parcogiochesco”…
        A mio avviso nessuno dei registi di Harry Potter (forse hanno fatto un po’ meglio Cuarón e Newell) si è smarcato dal problema di rendere “vero” quello che è un parco giochi… e non solo: girando anche scene di esterni in studio, gli ultimi film di Yates proprio non ne vogliono sapere di renderle (con adeguata luce) più “esterno”, finendo per estendere il parco giochi a ogni cosa: le foreste, negli ultimi film, sembrano finte (come effettivamente sono) anch’esse!
        Sicché, confrontando Harry Potter con i disastri successivi dei Live Action Disney (girati in USA) vedo in Harry Potter sì una maggiore sapienza nell’amalgamare movimenti di macchina e SFX, ma in quanto a resa scenografica, mi sembrano il medesimo parco a tema “plasticoso” filmato…

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      2. Su quest’ultimo punto hai ragione da vendere, secondo me questo del plasticoso e dello studios/esterni in digitale è uno dei problemi più grossi dei film di Yates, quando veramente hanno cominciato a girare pochissimo in location esterne!
        Columbus invece secondo me ha cercato il parco giochi per dare un’atmosfera fiabesca ai suoi due film, al contrario di Cuarón e Newell come giustamente hai notato!

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  2. A me il quinto é piaciuto come il sesto. Molto meglio del quarto e pari merito col terzo. Più adulti e magici.
    .
    Una pecca del film è la morte di voldemort: nel film evapora, nel libro come un comune uomo si accascia da cadavere

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