The Lighthouse: recensione del film

hypnose_28schneider29The Lighthouse è un film che non poteva non conquistarmi. Adoro i passion project fatti bene, e questo film di Robert Eggers (lo stesso di The Witch, 2015) lo è senza ombra di dubbio. Scritto con cura e realizzato con maestria, per un’ora e cinquanta riesce nel suo intento di angustiare lo spettatore e fargli entrare l’umidità nelle ossa, e ha una profondità notevole che me lo fa apprezzare su più livelli. Dentro ci sono Lovecraft e il cinema tedesco degli anni venti, un film storico e uno fantasy/horror, ci sono Willem Defoe e Robert Pattinson in una forma smagliante, una fotografia in bianco e nero incredibile (in un inusuale 1.19:1 – il direttore della fotografia, da tenere d’occhio, è tale Jarin Blaschke) ottenuta girando su pellicola con lenti quasi dell’epoca in cui è ambientato il film (fine del XIX secolo), ci sono i miti di Proteo e Prometeo, c’è Pattinson che si masturba e c’è un enorme e fallico faro onnipresente, che sia sullo sfondo o in primo piano… Insomma, The Lighthouse è un film intelligente e ben fatto che vale davvero la pena di vedere!

La trama è semplice: al largo delle coste della Nova Scotia, Canada, due uomini cominciano un turno di quattro settimane come guardiani di un faro su quello che è poco più di uno scoglio. Uno (Defoe) è un vecchio lupo di mare che a causa di una gamba malandata non può più navigare, e l’altro è un giovane che invece è arrivato a questo lavoro quasi per caso, dopo esperienze che col mare non avevano niente a che fare. I due sono terribilmente soli, fa freddo, c’è sempre vento, il sole non si vede mai, e la loro casa è tutt’altro che accogliente. Cosa potrebbe andare storto?

Svariate ore dopo essere uscito dal cinema nelle mie orecchie risuonava ancora il suono del corno antinebbia annesso al faro, un suono profondo e capace di far impazzire chiunque se ci immaginiamo di doverlo sentire a pochi metri di distanza praticamente di continuo per settimane. La colonna sonora di Mark Korven, giustamente basata soprattutto sugli ottoni, è ugualmente cupa e tetra ed è perfetta per accompagnare lo spettatore in questa visione di un’altra epoca in cui l’isolamento e l’alcool non possono che portare conseguenze nefaste.

Ma non voglio rovinare a nessuno la visione con spoiler non richiesti: saltate questo paragrafo se non volete leggerne! Come detto si tratta di un film che funziona su più livelli, e come in The Witch gli elementi sovrannaturali potrebbero essere reali così come potrebbero non esserlo. Cosa c’è dentro la luce del faro di cui il vecchio guardiano è così geloso? E come si è rovinato quella gamba? E quanti giorni hanno passato nel faro i due? E come si chiama il personaggio di Pattinson? E a quali versioni delle storie dei due protagonisti dobbiamo credere? Il film non ci dà risposte, ma apre mille strade tutte suggestive per farci vedere la storia che più ci sembra appropriata. Vogliamo credere alla presenza di una sirena ammaliante? Oppure pensiamo che tutto sia il frutto dei deliri di un alcolista? E cosa attira i due verso la luce, cosa c’è lì dentro capace di elevare le loro esistenze oltre quelle derelitte di uomini soli che fanno un lavoro ingrato in un posto lontanissimo dalla civiltà? Forse niente, solo un ideale di bellezza e purezza o forse qualcosa di magico, un’energia sovrannaturale? La mia risposta è che ognuno si può dare la risposta che vuole, compresi i due protagonisti del film. E questa ambiguità è splendida perché ogni possibile versione della storia che possiamo immaginare funziona alla grande!

Io mi meraviglio di fronte alla bellezza di un film così: ogni immagine potrebbe essere una fotografia, ogni scena è recitata alla perfezione, ogni dialogo è suggestivo, la colonna sonora non sbaglia un colpo… Non posso che consigliare la visione di The Lighthouse a chiunque! Ciao!

PS: non c’è molto spazio per l’umorismo, ma la scena alla The Big Lebowski (Il grande Lebowski, 1998) in cui al giovane guardiano del faro tocca svuotare i secchi delle latrine contro vento mi ha fatto ridere molto!


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6 risposte a "The Lighthouse: recensione del film"

  1. Per fortuna non sono l’unico che ha pensato a “The Big Lebowski” 😉 L’immagine che hai usato in apertura al post è una delle opere d’arte che hanno fatto da ispirazione bravissimo per averla scelta! Cheers

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    1. Effettiamente, è un quadro di inizio Novecento di Schneider! L’ho già detto che adoro i passion project dove coinfluiscono tante idee che vengono tutte ben sviluppate? Questo Robert Eggers sta decisamente entrando nella lista dei miei registi in attività preferiti! :–)

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  2. mi hai fatto pensare al film Cold Skin, che poco tempo fa ero stato trasmesso su rai4; fotografia fredda e immagini di spaventose creature antropofaghe, avevo capito benissimo fosse un horror anche per colpa del paesaggio isolano e isolato. ovviamente appena mia mamma lo ha capito ( e prima di capirlo negava l’evidenza ) ha chiesto di cambiare xD

    io lo avevo capito dai titoli di testa che cosa fosse xD

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    1. E’ proprio una crociata contro il genere horror quella di casa tua!

      Prova a convincerli dicendo che è un genere nobile, che registi come Scorsese e Kubrick ci si sono cimentati, che è uno dei primi generi nati con la nascita del cinema… :–D

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