La trinchera infinita: recensione del film

la_trinchera_infinita_san_sebastic3a1n_2019_mcLa trinchera infinita (traducibile come La trincea infinita), film del 2019 diretto da Aitor Arregi, Jon Garaño e Jose Mari Goneaga, è la storia di un cosiddetto “topo”, ovvero una di quelle persone che durante e soprattutto dopo la guerra civile spagnola (1936-39) vissero nascosti in stanze segrete nelle loro case o in case di amici o familiari per paura di rappresaglie da parte dei fascisti e falangisti usciti vittoriosi dal conflitto. Può sembrare incredibile ma ci furono persone che vissero in questo modo più di trent’anni, spesso gente che semplicemente aveva aveva ricoperto incarichi pubblici sotto la Repubblica e che nemmeno aveva preso parte ad azioni violente. Come bisasimarli? Durante la guerra e negli anni immediatamente successivi, la colpa di essere stato consigliere comunale o sindaco portava a fucilazioni sommarie, furono migliaia le vittime di quest’assurda violenza.

In La trinchera infinita, Antonio De la Torre interpreta proprio un ex-consigliere comunale di un piccolo villaggio andaluso (la maggior parte degli esterni del film è stata girata a Higuera de la Sierra) che aiutato dalla moglie (Belén Cuesta) rimane segregato in casa fino al 1969, anno dell’amnistia voluta dal dittatore Francisco Franco per i reati commessi prima del 1939. Impossibile uscire dal cinema senza una forte sensazione di claustrofobia visto che i tre registi per quasi tutto il tempo attaccano la telecamera al viso di De la Torre e ci mostrano la disperazione di vivere decadi intere in quattro o cinque metri quadrati. Non che la moglie e il figlio che i due riescono ad avere non trasmettano pure loro un notevole senso di disperazione e tristezza! Il film è molto duro, come è normale visto il tema trattato, e le sue due ore e venti di durata (certamente eccessiva) non sono facili d digerire.

Da ricordare sono ovviamente l’interpretazione di Cuesta e De la Torre, con quest’ultimo che per rendere credibile l’invecchiamento del personaggio ha anche messo su vari chili (non è nuovo a questo tipo di trasformazioni, l’aveva già fatto in Gordos nel 2009, per esempio), il valore di memoria storica visto che la storia si ispira a fatti realmente avvenuti e si appoggia a moltissimi documenti d’epoca come registrazioni radiofoniche e televisive usate per marcare il passaggio del tempo, e la credibile ricostruzione della vita di un piccolo villaggio rurale.

In particolare ho trovato davvero ben pensato che a trent’anni dalla guerra rimanesse soltanto l’odioso vicino Gonzalo (Vicente Vergara) a tentare di scovare il povero repubblicano recluso. E mi ha messo molta malinconia la totale perdita degli ideali del protagonista, pur se comprensibile: al giovane antifranchista negli anni sessanta il protagonista suggerisce di sposarsi, fare figli e giocarci insieme per strada invece di rovinarsi la vita dietro a delle idee politiche, idee che lo hanno portato a vivere in una prigione per trent’anni e più.

Che altro? Il film, lo ammetto, mi è sembrato un po’ pesante, lento, con una ripetizione fin troppo didascalica delle sofferenze subite dalla famiglia del protagonista a causa della sua peculiare situazione. Insomma, io avrei tagliato una mezz’ora buona, ma non l’episodio col soldato franchista ben interpretato da José Manuel Poga che invece movimenta un po’ la storia nella prima metà (magari avrei tagliato gli incubi del protagonista, girati in maniera poco fantasiosa e che aggiungono poco e niente alla storia).

Per concludere, dopo Mientras dure la guerra (2019), ecco uscire nello stesso anno un altro film su temi legati alla guerra civile e meritevole di essere visto (per non parlare della coincidenza dell’uscita nello stesso anno anche del film Gisaengchung, Parasite, di Bong Joon Ho, pure quello con gente chiusa in stanze segrete). Bravi gli attori, buona la ricostruzione storica, buoni gli effetti speciali, belle le musiche, interessante la storia… Insomma, da vedere! Ciao!


Link esterni:


Una risposta a "La trinchera infinita: recensione del film"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...