What We Left Behind: recensione del film documentario su Star Trek: DS9

DS9_3Uscito nel 2019, fortemente voluto da Ira Steven Behr e girato (proprio da lui stesso insieme a David Zappone) e prodotto nel corso di vari anni, sono finalmente riuscito a guardare What We Left Behind (forse distribuito anche in Italia, vedi link in fondo, e traducibile come Ciò che ci siamo lasciati alle spalle), il documentario su Star Trek: Deep Space Nine! Il titolo riprende quello dell’ultimo episodio della settima stagione, What We Leave Behind, tradotto in italiano con Quel che si lascia.

Il documentario è strutturato in maniera interessante e si basa su un’idea brillante. La costruzione di un ipotetico primo episodio di un’ipotetica ottava stagione a 20 anni di distanza dal finale della settima, ad opera di Ira Steven Behr (che fu showrunner e produttore esecutivo di DS9) e del team di sceneggiatori della serie riunito per l’occasione, viene intervallata da una serie di interviste ai protagonisti della serie stessa, a coloro che ci lavorarono dietro le quinte e a vari appassionati intervistati durante una convention.

Ma l’inizio è di quelli che fanno male, con la lettura di una serie che sembra infinita di lettere di odio che arrivavano alla Paramount durante la messa in onda di DS9 scritte da fan di Star Trek che pensavano che la serie tradisse gli ideali di Roddenberry e che andasse contro lo standard di esplorazione spaziale a cui erano abituati: invece di una nave in giro per l’Universo, qui tutto si svolgeva su una stazione statica! Certo, è divertente che le leggano gli attori (povero Rene Auberjoinois, deceduto da poco, mi ha fatto un certo effetto vederlo qui), ma comunque mette tristezza che la migliore serie di Star Trek (eh sì, per me non ci sono dubbi) sia stata attaccata così tanto negli anni Novanta!

Poi dopo un giusto tributo alle grandi doti di Avery Brooks, protagonista della serie in quanto capitano della stazione, ecco l’inizio dell’ipotetico primo episodio. Si comincia con il capitano Nog al comando della USS Defiant, cosa che mi ha fatto davvero venire i brividi vista la triste sorte di Aaron Eisenberg scomparso proprio nell’anno di uscita di questo documentario… Il povero Aaron è sì presente nel documentario, ma non in queste scene immaginate da Behr e colleghi che invece sono mostrate con delle splendide animazioni.

DS9_4E poi i segmenti che si alternano ai vari atti dell’episodio si concentrano su tutto ciò che DS9 ha fatto. Si parla della forza dei personaggi femminili Kira (Nana Visitor) e Jadzia (e tutte le altre)! Tra parentesi, Terry Farrell è ancora splendida come quando aveva 28 anni… e visto che parliamo di invecchiamento, James Darren (che interpretava Vic Fontaine) è ufficialmente un immortale e mostrarsi alle telecamere nelle stesse condizioni di venti anni prima ne è una prova inconfutabile. Marc Alaimo (che apprezzavamo nei panni del perfido Gul Dukat) è del 1942 e si vede, ma quanta energia! E nessuno lo apprezzava, lol! Ah, e Max Grodenchik (Rom) Armin Shimerman (Quark), Jeffrey Combs (cento personaggi), e Casey Biggs (Damar) sanno cantare per davvero!

Ma tornando ai contenuti, ho riso molto sul momento Rashomon riferito agli aneddoti divertenti per lo più legati al make up che per qualcuno era un vero incubo! E poi gli episodi doppi, tripli e più… anche questo è stata un’innovazione nel mondo di Star Trek e delle serie televisive tutte! DS9 è senza dubbio lo Star Trek più seriale, pur non rinunciando a storie che si sviluppavano e terminavano all’interno di singoli episodi, e la serialità fu inserita contro il volere della Paramount. Incredibile, se pensiamo al panorama delle serie odierno!

D’altronde l’idea della stazione era perfetta per la serializzazione della storia e per lo sviluppo approfondito dei personaggi. E in fondo quello era il viaggio di DS9, un viaggio di caratterizzazione più che di esplorazione di pianeti sconosciuti! Basta pensare a Kira che era in tutto e per tutto una terrorista (o una combattente per la libertà), con la sua religione, la storia d’amore con Odo, il rapporto conflittuale con Gul Dukat… Oppure pensiamo al personaggio più bello della serie: Garak (Andrew Robinson). Devo aggiungere altro? Ma anche Nog, Damar, Lita (Chase Masterson)… Tutti i personaggi hanno un arco narrativo! Tutti!

E poi l’idea più rivoluzionaria (insieme alla creazione della Section 31): il Dominio coi Jem’Hadar, i Vorta e i mutaforma! Il quadrante Gamma era davvero diverso dall’Alpha! E la forza del messaggio antirazzista di DS9 con tutti i suoi personaggi di colore e la puntata girata da Avery Brooks Far Beyond the Stars (Lontano, oltre le stelle) ambientata nel 1953 e girata poco dopo la rivolta di Los Angeles e con la polizia che continuava e continua tuttora ad uccidere afroamericani per la strada. E la religione? E l’omosessualità (l’episodio con Jadzia e la Trill del suo passato)? E il commentario sociale (Past Tense, Tempi Passati)? Insomma… tutti i fan di questa serie dovrebbero vedere questo splendido documentario pieno zeppo di interviste fantastiche (non mancano Colm Meaney, Alexander Siddig, Cirroc Lofton e una marea di altri attori ed attrici!), con un inizio bomba di un’ottava stagione che non vedremo mai, e con moltissimi momenti da brividi o addirittura lacrime. Nostalgia canaglia! Ciao!

PS: Splendidi anche i bonus features contenuti nel DVD col poker, immancabile, e col mitico Jonathan Frakes! E Iggy Pop (forse)! E ora ho voglia di riguardare tutta DS9… Ma il momento più da brividi (oltre alla carrellata di immagini delle persone decedute tra la fine della serie e la creazione del documentario) per me è certamente stato Aaron Eisenberg che si emoziona pensando ai sette anni passati lavorando su DS9… Poverino…


Link esterni:

 


4 risposte a "What We Left Behind: recensione del film documentario su Star Trek: DS9"

  1. Ottima, appassionata recensione per un grande e attesissimo documentario (che, al momento, devo ancora capire esattamente come venga distribuito qua in Italia)! 😉
    Riguardo all’inizio, sì, ricordo bene la questione dell’ondata di proteste circa il presunto tradimento degli ideali di Roddenberry da parte della serie: molto probabilmente, però, i suddetti fan (forse gli stessi che lo accusavano di aver vincolato le prime stagioni di TNG a un’ottica ancora troppo anni ’60) non erano al corrente di quanto Gene fosse del tutto consapevole e consenziente del fatto che, dopo di lui, altri avrebbero proseguito il suo lavoro allargandone e modificandone ulteriormente gli orizzonti… “infinite diversità in infinite combinazioni”, come ogni fan che si definisca tale dovrebbe ricordare, e DS9 ne è una prova a tutti gli effetti.
    P.S. James Darren lo ricordo nella serie (contemporanea alla TOS, anche se molto più breve) Kronos – Sfida al passato/The Time Tunnel, dove viaggiava avanti e indietro nel tempo: probabile sia quello il suo segreto per non invecchiare! 😉

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    1. Dagli articoli che ho trovato sembra sia uscito in Italia, o almeno ne hanno annunciato l’uscita, ma io l’ho trovato solo comprandolo dagli Stati Uniti (e quindi lo posso vedere solo sul pc perché il DVD è region locked).
      Quei fan non c’avevano visto lungo per niente! Non si può riproporre sempre la stessa formula, e DS9 è un eccellente evoluzione di Star Trek perfettamente in linea con le sue idee fondamentali e allo stesso tempo capace di esplorarne di nuove!
      Certo, poi mi si potrebbe dire che Discovery è la stessa cosa, un’altra evoluzione, ma lì entriamo in un discorso spinoso visto che secondo me non dovrebbe nemmeno chiamarsi Star Trek, mi pare proprio un prodotto completamente diverso.

      Ma quindi se James Darren è riuscito ad ottenere l’immortalità, ce l’ha fatta anche Scott Bakula? X–D

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      1. Beh, adesso che mi ci fai pensare, in Enterprise non sembrava invecchiato di un solo giorno dalla fine di Quantum Leap e quindi… mi sa proprio di sì! 😆

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