Doomsday: recensione del film

Film Title: DOOMSDAYDoomsday (Doomsday – Il giorno del giudizio in Italia) è un film di Neil Marshall, che per quanto mi riguarda non ne ha sbagliata una nella sua cinematografia (ma è vero che non ho visto il suo Hellboy del 2019 di cui non si parla granché bene). Questo è il suo terzo film e lo fece nel 2008, sei anni dopo Dog Soldiers e tre anni dopo The Descent, un trittico che fa davvero impressione se comparato alla produzione di un qualsiasi altro regista contemporaneo.

Doomsday, quindi. A causa di un virus letale (chiamato Reaper, cioè Mietitore), il governo britannico decide di mettere in quarantena tutta la Scozia. Dopo venticinque anni si scoprono infetti di quello stesso virus a Londra e il governo presieduto da John Hatcher (interpretato da Alexander Siddig, cioè il dottor Bashir di Deep Space Nine) decide di mandare una squadra di soldati (e due scienziati interpretati da Sean Pertwee e Darren Morfitt) in Scozia a cercare una cura. La ragione è semplice: delle immagini satellitari hanno rivelato sopravvissuti nelle città più grandi, e il laboratorio più importante che ricercava una cura per l’infezione si trovava lì, sotto la guida del dottor Kane (il leggendario Malcolm McDowell che narra l’introduzione del film).

A guidare la squadra c’è la bella Eden Sinclair (Rhona Mitra), che nel prologo scopriamo essere nata in Scozia. Quando aveva pochi anni e durante le ultime ore prima della chiusura dei confini scozzesi, la mamma la affidò, gravemente ferita, ad alcuni tra gli ultimi soldati britannici durante l’evacuazione. Una volta entrati in Scozia, la Sinclair e gli altri scopriranno che c’è ben più di qualche sparuto sopravvissuto al di là del muro… E qui mi fermo per non fare spoiler!

Perché considero Doomsday un gran film? Perché ha tutti i riferimenti giusti, omaggia un certo tipo di cinema d’azione e fantascienza in voga principalmente negli anni Ottanta e riesce a diventarne un degno esponente. C’è John Carpenter col protagonista (anzi, in questo caso la protqgonista) con la benda su un occhio che ha poche ore per entrare in una zona isolata per trovare qualcosa e portarla fuori (poco importa che sia la cura per un virus o una registrazione in mano al presidente come in Escape from New York, 1997 Fuga da New York, 1981). E uno della squadra che la accompagna si chiama proprio Carpenter, ma guarda un po’ (interpretato dall’attore Leslie Simpson)!

C’è 28 Days Later (28 giorni dopo, 2002) di Danny Boyle con gli infetti e con la colonna sonora che strizza l’occhio a quella di quel film in almeno un paio di punti. Ci sono i Mad Max di George Miller nello scenario post apocalittico coi punk su moto e veicoli motorizzati vari. C’è James Cameron col suo Aliens (1985) con i marines che entrano nella città sotto la pioggia coi veicoli corazzati e con una protagonista femminile forte in stile Ellen Ripley. C’è The Warriors (I guerrieri della notte, 1979) di Walter Hill con le bande che si fanno la guerra in un territorio oscuro e semideserto. Ci sono così tanti riferimenti a film e registi giusti che è impossibile non amare Doomsday!

E già che c’era, Marshall c’ha infilato pure un po’ di Excalibur di John Boorman (1981) col sangue che sprizza dalle armature perforate dalle armi a punta medievali in uno scenario che ricorda pure il Sam Raimi di Army of Darkness (L’armata delle tenebre, 1992)!

Ma, come detto, Doomsday non è solo un contenitore vuoto di citazioni e riferimenti! È anche un film in cui Neil Marshall sembra dirci che la società, che sia quella medievale, quella odierna, o quella post apocalittica del futuro, è sempre in pessime condizioni. Anche se passa il tempo siamo sempre qui a scannarci tra di noi (metaforicamente o meno) per il beneficio di pochi potenti. Tra l’altro è incredibile come tanto di questo film si possa rivedere nella gestione della crisi del coronavirus col governo inglese che è più preoccupato di perdere milioni di sterline che milioni di cittadini a causa del coronavirus, almeno stando alle dichiarazioni del primo ministro Boris Johnson ad inizio marzo 2020!

Insomma, secondo me ci sono mille motivi per vedere e rivedere Doomsday, ve lo consiglio caldamente! Ciao!


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8 risposte a "Doomsday: recensione del film"

    1. Decisamente un film che non cerca l’originalità, quasi il contrario con tutti gli omaggi al cinema passato! Però davvero davvero divertente, secondo me! :–)

      Grazie per essere passato di qua e aver lasciato un commento!

      Piace a 1 persona

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