As Good as It Gets: recensione del film

mejor_imposible-822326855-largeQualcosa è cambiato (fantasiosa quanto fuorviante, vedi sotto, traduzione dell’originale As Good as It Gets) è una commedia del 1997 diretta da James L. Brooks con Jack Nicholson e Helen Hunt protagonisti. Fu un successo al botteghino statunitense e entrambi gli attori protagonisti vinsero un Oscar per le loro interpretazioni nel film, cosa che non accade così spesso (di fatto è non è ancora risuccesso, e siamo al 2020!). Insomma, qui parliamo di un film blasonato e che per molti è intoccabile, un classico della commedia romantica.

Ecco, per me non lo è (credo… forse…). Non nego che abbia degli aspetti davvero riusciti, ci mancherebbe! Parto dalla trama e poi ci arrivo. Melvin Udall (Jack Nicholson) è uno scrittore di successo misantropo, razzista, antisemita, omofobo ed ossessivo compulsivo. Va tutti i giorni a mangiare nello stesso ristorante dove si siede sempre al stesso tavolo e pretende di essere servito sempre dalla stessa cameriera, Carol (Helen Hunt). È anche vicino di casa di un artista omosessuale, Simon (Greg Kinnear), che viene aggredito e ridotto parecchio male da tre delinquenti (due di loro li avevamo visti tre anni prima in Scream: Skeet Ulrich e Jamie Kennedy), e per questa ragione deve tenergli il cane per qualche settimana (convinto da un amico di Simon interpretato da Cuba Gooding Jr.).

Melvin odia pure i cani, naturalmente, ma a questo su affeziona e comincia quindi a cambiare… O meglio, questo è quello che i canoni della commedia romantica (e il titolo italiano) vorrebbero farci credere, ma in realtà Melvin rimane lo stesso egoista, misantropo razzista che era all’inizio del film. Solo che comincia a costruire un’amicizia con Simon che poco a poco sta recuperando le forze e la vitalità dopo l’aggressione e soprattutto si innamora di Carol. Ma è talmente incapace di stabilire le relazioni interpersonali che è tanto bravo ad inventare nei suoi libri che fa di tutto per sabotare questa storia d’amore che per misteriosi motivi Carol persegue con tutte le sue forze.

La forza del film sta tutta in Jack Nicholson, questo mi sembra innegabile. A sessanta anni aveva ancora un carisma eccezionale e la sua bravura l’aveva già dimostrata più e più volte nel corso di una carriera cominciata alla fine degli anni Cinquanta (uno dei suoi primi lavori fu con Roger Corman in The Little Shop of Horrors, La piccola bottega degli orrori, del 1960). In questo film può dare libero sfogo al Joker che è in lui e ogni sua battuta acida funziona alla grandissima. Ma se il suo personaggio è perfetto per fare risate a denti stretti (visto lo humour nero e affatto politically correct), lo è molto meno per creare empatia con il pubblico e farlo arrivare a parteggiare per lui nella storia d’amore con Carol! In altre parole, alla fine del film, nella classica scena in cui lei non vuole più vederlo e allora lui va a casa di lei e vissero per sempre felici e contenti (il 99% delle commedie romantiche finisce con questo cliché), io mi domandavo perché il personaggio di Helen Hunt volesse cominciare una relazione tossica con questa persona spregevole la cui unica qualità recentemente acquisita era quella di essersi affezionato ad un cane.

C’è da dire una cosa: il titolo inglese è As Good as It Gets, traducibile come Il massimo a cui si può arrivare, ed è molto più onesto di quello italiano! In quest’ottica, il film è, appunto, onesto: non idealizza i rapporti tra i personaggi, ma presenta una storia d’amore tra una donna disperata (con un figlio malato, Jesse James, per cui non può pagare le cure necessarie, pochi soldi che la costringono a vivere in un appartamento minuscolo con la mamma…) e un uomo disgustoso ma ricco che la conquista pagandole delle cure serie per il figlio. Ehi, ma vuoi vedere che invece il film è più intelligente di quanto non mi fosse sembrato? Va a finire che è un ritratto realistico di un’umanità che si accontenta di quel che ha e che accetta compromessi di dubbia moralità per tirare avanti!

Senza parlare dell’ottimo cast che oltre ai tre protagonisti vanta Harold Ramis, Shane Black (attore, sceneggiatore, regista, ogni tanto durante la sua vita assurda è apparso in ruoli casuali come questo dell’avventore del ristorante che caccia Melvin con le maniere forti), Cuba Gooding Jr., i due di Scream menzionati prima… E il regista è uno dei creatori dei Simpson! Mmh, che faccio, riscrivo tutta la recensione dall’inizio? No, no, non ce n’è bisogno.

Concludo invece dicendo che come commedia il film funziona, come commedia romantica secondo me no ma forse è semplicemente un’intelligente rielaborazione in chiave ironica (cioè al rovescio) della classica commedia romantica in cui il burbero/antipatico/egoista cambia per conquistare l’amata. Ecco, qui lui non cambia ma la conquista lo stesso e lo fa usando i soldi e sfruttando la debolezza di lei. W il sogno americano! Ciao!

PS: da europeo, fa impressione la scena in cui Melvin manda il dottore a casa di Carol e le fa toccare con mano che avere i soldi vuol dire comprarsi la salute del figlio. Davvero impressionante!


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6 risposte a "As Good as It Gets: recensione del film"

  1. Effettivamente non è chissà poi quanto originale. Però loro due funzionano insieme e sì, la cosa “carina” di un film che comunque non mi sembra da ricordare negli annali della commedia romantica, è che lui non è che cambi chissà quanto. Infatti il titolo originale è molto più azzeccato (come sempre tra l’altro).

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    1. Infatti più ci penso più mi sembra brillante, con la cosa che lui non cambia, rimane un essere umano orrendo, eppure lei vuole che la storia d’amore funzioni forse solo per curare il figlio… Mi ha sempre tratto in inganno il titolo italiano, l’ho guardato con aspettative sbagliate, ma a ripensarci è probabilmente un film brillante!

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