Autumn in New York: recensione del film

14_midiAutumn in New York è un film del 2000 diretto da Joan Chen con Richard Gere e Winona Ryder come protagonisti. Rieccomi quindi alle prese con un film romantico, che tengo sempre a precisare non essere proprio il mio tipo di film preferito. Ci sono eccezioni a questa regola, naturalmente, come per esempio When Harry Met Sally (Harry to presento Sally, 1989) tra le commedie o Titanic (1997) tra i film drammatici. Posso affermare con certezza che Autumn in New York non rientra tra le mie eccezioni, per quanto mi riguarda.

La trama: Will (Richard Gere) è un ricco ristoratore di New York famoso don Giovanni, sempre con una ragazza differente ed incapace di avere una relazione stabile. Questo lo capiamo da un dialogo ridicolo tra lui e una ragazza a cui dice durante una passeggiata che la loro relazione non ha futuro perché lui sa come è fatto e punto (presumibilmente è ciò che dice a tutte). Gere ha una recitazione particolarmente legnosa in questo film, cosa che non aiuta la credibilità dei dialoghi già di per sé traballanti. Poi Will incontra la ventiduenne Charlotte (Winona Ryder, all’epoca ventinovenne), figlia di una sua ex morta in un incidente, e se ne invaghisce. Quando arriva a dirle che la loro relazione non ha futuro, ecco che per la prima volta viene sorpreso: “Certo che non ce l’ha, dice Charlotte, io ho pochi mesi di vita!

E quindi ecco che il buon Will si innamora davvero! Ma nessuno ha pensato a quanto sia stupida una cosa del genere? Will trova il vero amore quando incontra una persona con cui può continuare a fare quel che ha fatto tutta la vita, ovvero avere una relazione di pochi mesi e poi continuare con la sua vita! Ma tralasciando le implicaziono psicologiche della cosa, Will grazie a Charlotte non solo troverà l’amore ma diventerà anche una persona meglio (cit.) riavvicinandosi alla sua unica figlia (Vera Farmiga) che nemmeno sapeva di avere. Uff..

Quali sono i problemi di questo film? Dove cominciare… La trama è quanto di più scontato si possa immaginare: la fine è nota a pochi minuti dall’inizio. Certo, non che i film romantici si distinguano per complessità delle trame, ma almeno bisognerebbe provare un certo attaccamento emotivo ai personaggi. In Autumn in New York questo è difficilissimo: Will è semplicemente insopportabile (ma non insopportabile simpatico tipo il personaggio di Billy Crystal in When Harry Met Sally: proprio insopportabile insopportabile) e Charlotte non dice e non fa niente per farci simpatizzare realmente con la sua condizione di malata terminale. Poi perché dovrei provare simpatia per questi ricconi arroganti che girano per New York tra una festa e l’altra?

Come detto, i dialoghi non aiutano: recitare a memoria poesie di Edna St. Vincent Millay e frasi di Emily Dickinson come fanno i personaggi di questo film non è esattamente un’arma vincente per creare empatia con nessuno. Nemmeno le concitate scene finali col dottore (J.K. Simmons, preferisco ricordarti come il perfetto Jonah Jameson) che arriva in elicottero per salvare la povera ragazza con tanto di gesti di stizza girati al rallentatore riesce ad emozionare in questo film noioso, non originale, e pure inutilmente pretenzioso.

Almeno Central Park in versione autunnale non è niente male, ecco, questo si mi è piaciuto di Autumn in New York. Non molto, lo so, ma a me piace vedere il lato positivo delle cose! Ah, e la Chen ha smesso di dirigere film dopo questa sua splendida prova. Il cinema ringrazia. Ciao!


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15 risposte a "Autumn in New York: recensione del film"

  1. Per me si può riassumere in due sole parole: una cagata! Sti film li trovo decisamente insopportabili e ci sono solo poche eccezioni (come Harry ti presento Sally e pochi altri). Sulla stessa scia, più o meno, c’era un film con Keanu Reeves e Charlize Theron, Sweet November mi sa che si chiamava (o na roba simile): terribile…

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