Darkness: recensione del film

ahttgmpnnqusenocfapxje8bcxiJaume Balagueró è un regista che ci tiene a far star male i suoi spettatori. Due suoi film sono tra quelli con cui più ho sofferto in assoluto: Mientras duermes (Bed Time per il mercato italiano, 2011) e il film a cui è dedicato questo post, Darkness (2002). Con un regista spagnolo ma con produzione e cast internazionali (e il leggendario Brian Yuzna a fare da produttore esecutivo), ecco tra i protagonisti Anna Paquin, Iain Glen e Giancarlo Giannini.

Ho adorato Darkness perché è uno dei film che più si avvicina ad un racconto di Lovecraft che abbia mai visto. È una storia sulla paura del buio, certo, e volendo sulla più classica delle case stregate, ma è anche molto di più! Non voglio spoilerare la trama perché suppongo che pochi abbiano visto questo film (e noto dal basso voto su Imdb che non è neanche piaciuto ai pochi che l’hanno visto). Scriverò giusto qualche parola sulla premessa.

Una famiglia formata da padre (Iain Glen), madre (Lena Olin), figlia (Anna Paquin) e figlio piccolo (Stephan Enquist) va a vivere in Spagna, luogo di origine del padre. 40 anni prima il padre stesso fu rapito insieme ad altri sei bambini e fu l’unico a salvarsi, mentre gli altri non furono mai ritrovati, e poco dopo l’arrivo nella loro nuova casa cominciano ad accadere fatti strani. Regina, la figlia, è l’unica che sembra in grado di capire che qualcosa non va, aiutata dal suo amico Carlos (Fele Martínez) e dal nonno (Giancarlo Giannini)…

Mi fermo qui. Il film fa davvero paura, un po’ con facili jump scare, ma non troppi, e un po’ con un’atmosfera davvero tremenda e con tanti elementi che si incastrano perfettamente nel corso della storia. Il finale mi ha lasciato di stucco, ha una forza incredibile, e sono tante le scene ben costruite e da ricordare.

Con questo non voglio dire che tutto funzioni perfettamente. Nell’ultima parte, per esempio, ci sono momenti in cui le azioni dei genitori sono un po’ forzate date le circostanze (al loro rientro dall’ospedale, in salotto c’è qualcosa di un po’ troppo strano per potersene andare tranquillamente a letto come se nulla fosse!), però si può pensare che sia l’influenza della casa a portare ad azioni avventate. E dal punto di vista registico ci sono momenti in cui Balagueró forse esagera un po’ coi movimenti di macchina da attacco epilettico, qualcosa che non mi va a genio per me che sono fan di John Carpenter e dei suoi classici dolly shot!

Però sono dettagli su cui sono disposto a passare sopra vista la potenza incredibile di un film che si basa su una storia spettacolare e in cui gli attori protagonisti, Anna Paquin su tutti, lavorano splendidamente. La cattiveria del regista sembra non avere fine e sarà per questo che il film non è piaciuto tanto. Per quanto mi riguarda è una ventata di freschezza nel panorama cinematografico odierno e dimostra una volta di più quanto il cinema spagnolo offra perle da non perdere a più non posso! Ciao!


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