Se7en: recensione del film

0bjkesw6_6kadmn12Se7en è un film del 1995 diretto da David Fincher con protagonisti Morgan Freeman e Brad Pitt (ma nello stellare cast ecco anche Gwyneth Paltrow e Kevin Spacey). Mi viene da definirlo uno dei film del periodo buio di Fincher, così come The Game (The Game – Nessuna regola, 1997): visto da Bluray appena comprato, qualità dell’immagine ineccepibile, ho la sensazione di aver guardato lo schermo nero per un’ora e quaranta di film, film che dura due ore e sette minuti! Tutti vivono in posti senza luce, vanno in bar senza luce, il tempo fa sempre schifo, e pure la centrale di polizia è buia! Ma lasciamo stare questo dettaglio, se così lo possiamo definire, e partiamo da un accenno di trama.

David Mills (Brad Pitt) è nuovo in città. È un detective della squadra omicidi, e, diciamo la verità, è un po’ un cretinone ignorante a cui piace fare battute per sdrammatizzare tutto il tempo e che si sente più intelligente di quello che è. William Somerset (Morgan Freeman) è il detective riflessivo e colto a cui mancano pochi giorni alla pensione (il cliché più usato da Hollywood) a cui viene affiancato il giovane Mills. I due ovviamente non si sopportano, vista la chiara incompatibilità a tutti i livelli. Saranno però costretti a collaborare quando cominceranno ad apparire una dopo l’altra le vittime di un serial killer che uccide seguendo i sette peccati capitali. E qui mi fermo per evitare spoiler ad eventuali alieni arrivati or ora da Saturno che non abbiano visto questo film.

Il film secondo me è una bomba: ha un ritmo indiavolato, gli omicidi sono molto originali (e gli effetti speciali contano su uno dei migliori nel suo campo, Rob Bottin, che tra le altre cose lavorò a The Thing, La cosa, nel 1982), le indagini sono appassionanti e i colpi di scena tutti scioccanti senza essere colpi bassi all’intelligenza dello spettatore. La colonna sonora di Howard Shore è ottima (aveva composto pure quella di un film a cui Se7en deve molto: The Silence of the Lambs, Il silenzio degli innocenti, 1991) e può godere anche della presenza di un po’ di Nine Inch Nails che non guastano mai. Questo è un film che mi riguardo sempre volentieri e non mi stanca mai!

Ma proprio per il fatto di averlo visto molte volte ora mi saltano sempre all’occhio due o tre difettucci che si sarebbero potuti evitare benissimo (e da qui in avanti ci sono spoiler, mi perdonerete). Per esempio, dopo l’inseguimento del sospettato numero uno, un ferito Mills e Somerset tornano alla porta del suo appartamento, presumibilmente camminando dieci, quindici minuti. Eppure solo lì discutono se si possa sfondare la porta oppure no! E allora che ci sono tornati a fare? Poi mi fa sempre ridere che l’insanguinatissimo John Doe (Kevin Spacey) arrivi alla centrale di polizia con un taxi. Chi l’ha caricato, Travis Bickle, che non si faceva problemi con nessuno?

Piccoli difettucci a parte, Se7en per me rimane un gran film. Il finale è devastante, cupissimo, e la contrapposizione tra il disilluso Somerset e il giovane Mills aperto alla possibilità di un futuro migliore si chiude nel peggiore dei modi. C’ha ragione Somerset! Il film è fatto da un Fincher pessimista (così come lo sceneggiatore Andrew Kevin Walker, che fa pure un cameo come cadavere nella prima scena del crimine), cupo, che non apre alla speranza, anzi, quando sembra farlo col personaggio di Gwyneth Paltrow, è solo per poi poter deflagrare quella stessa speranza nel modo più doloroso possibile. Mi sa che la delusione di Alien 3 di tre anni prima faceva ancora male (curioso che in Se7en troviamo Leland Orser che poi lavorerà in Alien: Resurrection, Alien – La clonazione, nel 1997)!

Chiudo dicendo solo che Se7en è un classico degli anni Novanta, un film poliziesco cattivo e oscuro come ce ne sono pochi, fatto benissimo e indimenticabile. Sicuramente da non perdere, ciao!


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19 risposte a "Se7en: recensione del film"

  1. Appena arrivò su Tele+ io e i miei genitori eravamo schierati lì, davanti allo schermo, raggelati dalla potenza del film. Avevo visto nascere Fincher seguendo da vicino “Alien 3” e non potevo che apprezzare la sua crescita. In famiglia avevamo appena visto “I soliti sospetti”: non conoscevamo il nome di Spacey ma la sua faccia sì, quindi abbiamo gustato il film fino in fondo. Davvero spettacolare: costruire un’intera scena finale con solo due uomini e una scatola… è puro genio!

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    1. Eh sì, Seven dimostra un talento incredibile e ci mangiamo le mani ancora oggi per cosa sarebbe potuto essere Alien 3 e non fu a causa di ingerenze varie… la versione più vicina alla visione di Fincher (anche se lui non la considera comunque sua) a me piace molto più di quella legalmente in circolazione, per dire!

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      1. Il problema è che non c’è proprio il girato: non può esistere un vero “director’s cut” viste le condizioni assurde in cui è nato il film. Comunque fra il film visto al cinema e quello alternativo presente nei cofanetti, abbiamo almeno una bella collezione di inquadrature spettacolari che dimostrano quanto fosse geniale il giovane Fincher. 😉

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  2. Anche a me piace tantissimo Seven, quando uscì ne fui proprio folgorata! Forse oggi di serial killer ne abbiamo visti anche troppi, ma all’epoca lo trovai affascinante, inquietante, filosofico addirittura, con un gran cast e ottima sceneggiatura. Ora però mi sto immaginando il viaggio in taxi di Kevin Spacey (che qualunque cosa si possa dire resta un grandissimo attore) seduto dietro a Travis Bickle! 😀

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    1. Sarebbe un film niente male Seven / Taxi Driver! Pieno di gente matta! X–D

      Comunque hai detto che Se7en è filosofico e lo è senza ombra di dubbio, si scontrano le filosofie di vita dei due protagonisti e alla fine risulta che aveva ragione il più pessimista dei due, purtroppo per l’altro…

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    1. È vero. Però diciamo che era andato parecchio sul sicuro Spacey portandogli la testa mozzata della moglie, ecco. Conoscendo il tipo, è visto come si era arrabbiato per un fotografo per le scale (lo stesso Spacey), era difficile che mantenesse la calma!

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