Hereditary: recensione del film

hereditary-6Come sempre arrivo tardi alla festa e ho appena visto Hereditary di Ari Aster del 2018 (per l’Italia: Hereditary – Le radici del male). L’ho trovato di una bellezza sconvolgente e per me entra direttamente nella lista dei migliori film horror degli ultimi dieci anni insieme ai vari The Babadook (2014), The Witch (2015), The Lighthouse (2019), It Follows (2014), Get Out (2017), Don’t Breathe (2016) e The Cabin in the Woods (2011). Non voglio scriverne una recensione con spoiler per non rovinare la visione a nessuno, questo è un film che merita di essere visto senza nessuna informazione, come ho fatto io. Quindi proverò ad evitare rivelazioni di trama, avvertirò nel caso non ci riesca, ma consiglio a chi non abbia visto il film di farlo prima di continuare a leggere.

Hereditary è un film finemente cesellato che parla del tema della perdita familiare in maniera molto profonda. La sceneggiatura non ha una sbavatura, ogni dialogo si incastra alla perfezione coi temi del film (anche quelli delle lezioni di filosofia), e ogni dettaglio anche apparentemente insignificante contribuisce a creare l’intreccio della trama.

Giusto per cominciare un minimo di analisi, ecco cosa succede nei primi due minuti di film: conosciamo Annie (Toni Collette) e Steve (Gabriel Byrne), i genitori di Peter (Alex Wolff) e Charlie (Milly Shapiro), al funerale della madre di Annie. Durante la cerimonia, lei stessa dice chiaramente che sua madre non era stata una mamma amorevole ed era una persona difficile (di fatto si stupisce di vedere tante persone sconosciute in sala e ipotizza che alla defunta la cosa non sarebbe piaciuta), ma comunque capiamo che in famiglia la perdita ha lasciato un segno.

Ecco, in questa parte di recensione priva di veri spoiler (fino ad ora ci sono riuscito!) voglio aggiungere che Hereditary riesce a far riflettere molto sulla perdita, su come affrontare il dolore da essa causato, e su come e quanto conoscessimo persone della nostra famiglia venute a mancare e con cui magari non avevamo rapporti idilliaci. Ma (inevitabili spoiler, comunque non esagerati, a partire da ora)…

… Allo stesso tempo Hereditary è pure un film dell’orrore riuscitissimo che fa davvero paura (e dico davvero, e non sto parlando di stupidi jump scare) e che ha un’atmosfera incredibile. Lo potrei paragonare ad un capolavoro come Rosemary’s Baby (Nastro rosso a New York, 1968) di Polanski, per dirne uno che ci si avvicina anche in quanto a villain (ma pure lo stesso The Witch che avevo già menzionato sopra).

Ci sono almeno un paio di colpi di scena inaspettati e dirompenti che lasciano senza fiato. Da spettatore, mi sono trovato a tentare di indovinare cosa stesse succedendo più volte prima del finale, riuscendoci solo parzialmente, ma non mi sono sentito ingannato quando ho finalmente capito: gli elementi erano sotto il mio naso, Hereditary non prende in giro lo spettatore, e quando mi si è rivelata la storia non ho potuto fare altro che apprezzare il film ancora di più!

Splendida la colonna sonora di Colin Stetson, bravissimi tutti gli attori (la Collette l’avevo già apprezzata in Little Miss Sunshine, Byrne è sempre un piacere ritrovarlo, e i due ragazzi lavorano ottimamente), e una menzione speciale va alle scenografie ottimamente realizzate e ad una regia (e si tratta del debutto per Ari Aster) che le valorizza moltissimo con questo effetto casa delle bambole che comincia esplicitamente dalla prima scena ma che continua per tutto il film trasmettendo la sensazione che tutti coloro che seguiamo non siano altro che miniature in mano a qualcuno di più grande di loro. Questa sensazione permea l’intera vicenda e si realizza pienamente nel finale raggelante. E sapere che i personaggi avevano un destino già scritto rende la storia più o meno tragica, per parafrasare il professore che parla di Sofocle?

Per concludere, Hereditary è un film eccezionale, che vale la pena rivedere nonostante la sua durezza, e rappresenta un debutto coi fiocchi per Ari Aster che nel 2019 ha già diretto il suo secondo film, Midsommar, di cui si è parlato molto ma che, naturalmente, non ho ancora visto. Ciao!


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11 risposte a "Hereditary: recensione del film"

  1. Bellissimo, purtroppo qui in Italia è uscito piuttosto in sordina d’estate, mi sembra, e lo vidi in una sala quasi vuota; sono contento che abbia generato un seguito di fan perché l’ho trovato straordinario.
    Tra tutto, forse la sequenza dell’incidente (you know what I mean…) è quella che mi è rimasta appiccicata addosso per più tempo: l’inquadratura fissa sul primo piano del ragazzo, sul suo sguardo pieno di shock, e poi l’attesa di essere scoperto… credo di aver trattenuto il fiato per tutto il tempo!
    E la scena a tavola, con il litigio tra lui e Toni Collette; da brividi, e recitato perfettamente!
    Credo di essere l’unico al mondo ad aver preferito questo a Midsommar, che a me non ha generato alcun tipo di ansia o inquietudine.
    Dopo averli visti entrambi, però, converrai con me che Ari Aster ha qualcosa di freudianamente irrisolto con le teste!

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    1. Mi piace scrivere la recensione e poi leggerne altre per vedere se ci sono aspetti che mi sono sfuggiti (succede sempre) e opinioni interessanti. Per esempio non sapevo del finale tanto criticato e l’ho scoperto leggendoti!

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    1. Ho visto che il finale è stato tanto criticato. Anche io non lo comprendo il motivo. Ridere, poi! Credo che seguendo il film ed entrando nella sua atmosfera sia impossibile non rimanere di sasso col finale, altro che ridere!

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