A Fistful of Fingers: recensione del film

18 aprile 2021. Edgar Wright compie 47 anni, e vengonofuoridallefottutepareti lo festeggia così…

A Fistful of Fingers (traducibile con Per un pugno di dita, 1995) è il primo lungometraggio scritto e diretto da Edgar Wright. Lo si potrebbe considerare il suo esordio cinematografico solo se facessimo lo stesso con John Carpenter e il suo Dark Star (1974). In realtà è semplicemente un prodotto amatoriale ma fatto da una persona di enorme talento, prontamente dimostrato coi suoi film propriamente realizzati e prodotti.

Wright fece interpretare A Fistful of Fingers ai suoi amici, tutti giovanissimi come l’allora VENTUNENNE regista inglese. In quanto a budget, non so nemmeno se si possa parlare di un vero e proprio budget: il tutto è girato tra un boschetto, una spiaggia, un muro con addossate delle assi di legno, e un paio di interni.

Essendo consapevole dei limiti imposti dalla mancanza di mezzi, Wright la butta sulla parodia sin da subito. Nessun intento di prendersi sul serio, quindi, ma ecco il vecchio trucco di infilare un personaggio serissimo in un mondo insensato, in pieno stile ZAZ (un esempio su tutti, Airplane!, L’aereo più pazzo del mondo, 1980). In questo caso ecco l’Uomo senza nome (Graham Low), un cacciatore di taglie che si muove e parla come il Clint Eastwood di Sergio Leone, che si scontra con The Squint (Oliver Evans).

Ma non c’è una vera e propria trama, in realtà, essendo il tutto una mera acusa per creare sketch basati sui film western più famosi (viene addirittura menzionato esplicitamente Butch Cassidy and the Sundance Kid, solo Butch Cassidy per l’Italia, del 1969). Ecco quindi duelli con pistole dai colpi infiniti, epiche cavalcate con cavalli di pezza, saloon con pubblicità della Coca Cola… Più altre trovate degne del miglior cinema demenziale che rompono del tutto l’atmosfera (volutamente inesistente) per strappare una risata (appaiono ciak, flauti traversi, cartelli che delimitano l’inquadratura, automobili moderne, una moviola calcistica durante una sparatoria… per non parlare del finale!).

E poi io ho trovato divertenti anche i nativi americani che parlano che parlano Star Warsese e i pun più stupidi a cui si possa pensare (“Nun shall pass“, invece di “None shall pass“, quindi solo le suore possono passare).

Insomma, un’ora e un quarto di parodia western che per quanto mi riguarda supera il blasonato Blazing Saddles (Mezzogiorno e mezzo di fuoco, 1974) di Mel Brooks in quanto a divertimento. E non rinuncia nemmeno a un po’ di dark humour con il gioco Shoot the peasant nella fiera delle armi sponsorizzata da Guns ‘R’ US! Da vedere! Ciao! 

PS: possibile che in un dialogo ci sia un omaggio a Die Laughing dei Therapy?? L’ho chiesto a Wright su Twitter ma non mi ha risposto… 


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11 risposte a "A Fistful of Fingers: recensione del film"

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