Back to the Future Part II: recensione del film

14 maggio 2021, Robert Zemeckis compie 69 anni, ed ecco che vengonofuoridallefottutepareti lo festeggia con un’umile recensione di uno dei suoi film più famosi.

Back to the Future Part II (Ritorno al futuro – Parte II, 1989) riprende esattamente da dove terminò il primo capitolo girato quattro anni prima. Anzi, si apre con un rifacimento dell’ultima scena in cui Doc (Christopher Lloyd) arriva apparentemente dal futuro per mettere in guardia Marty (Michael J. Fox) riguardo a qualcosa che succederà alla sua famiglia. E se prendiamo per buone le parole di Robert Zemeckis e Bob Gale, quel finale altro non era che una battuta, non era costruito su un’idea per un intero film! Bisogna quindi riconoscere ad entrambi il merito di aver usato quella battuta benissimo, inventando un gran sequel, anzi, una delle migliori trilogie mai viste al cinema!

E qui apro un’altra parentesi di ammirazione per i due Robert che nel 1989 fecero qualcosa di mai provato fino ad allora: con grande lungimiranza, girarono il secondo e il terzo capitolo della saga contemporaneamente, cosa che ora è pratica comune per i film appartenenti alle lunghe saghe cinematografiche ma che più di trent’anni fa fu decisamente rivoluzionario. Andò anche benissimo perché tutti i film della trilogia furono un successo al botteghino mantenendo pure degli ottimi standard qualitativi, cosa non semplice vista la fattura già pregevolissima del primo capitolo.

E ora parliamo un po’ di Back to the Future: Part II. Marty e la sua fidanzata Jennifer (Elisabeth Shue) vengono trasportati trent’anni nel futuro da Doc Brown preoccupato di salvare la loro famiglia da grossi guai giudiziari (quel futuro, il 2015, è per noi già passato e ancora non ho visto nessuna macchina volante da queste parti, sfortunatamente). Doc addormenta subito Jennifer per evitare che combini guai, e manda Marty ad impersonare suo figlio per far sì che dica di no ad una proposta losca del figlio di Biff (Thomas F. Wilson).

Le cose non vanno proprio come sperato dallo scienziato, ma più o meno la situazione si aggiusta. Solo che nel frattempo Jennifer è stata trovata dalla polizia e portata alla casa della futura Jennifer… E mentre Doc e Marty tentano di mettere a posto anche quello, il vecchio Biff ruba la macchina del tempo per dare al giovane sé stesso un almanacco coi risultati sportivi degli ultimi trenta anni per fargli fare fortuna a suon di scommesse e cambiare il futuro!

E qui ecco l’unica pecca di questo film altrimenti perfetto: viene tradita la logica dei viaggi nel tempo che era invece stata rispettata alla perfezione nel primo film. Infatti il vecchio Biff va indietro nel tempo e dà l’almanacco al giovane Biff del 1955, e subito dopo torna avanti nel tempo al 2015… Allo stesso futuro da cui era arrivato! Secondo la logica del film, sarebbe dovuto arrivare nel futuro da lui modificato, ma naturalmente sarebbe finito il film quindi evidentemente Zemeckis ha preferito forzare leggermente la trama e sviluppare così una storia che, comunque, è divertentissima e riesce ad intrattenere alla grande dall’inizio alla fine. 

La trovata di mostrare gli Stati Uniti decadenti e corrotti governati da un orribile riccone dai capelli rossi, ovvero gli Stati Uniti dell’era Trump, si è dimostrata a dir poco geniale. Biff presidente plasmato sulla figura di Trump era un incubo che nel 2016 si è trasformato in realtà, ed è incredibile vedere come pure la famiglia del Biff presidente nel film non sia così lontana da quella del vero presidente degli USA con la moglie che non gli si vuole nemmeno avvicinare e che, suppongo, abbia fatto uso di chirurgia estetica come la Lorraine interpretata da Lea Thompson.

Ma, tornando al film, nel finale naturalmente Marty e Doc devono rimettere le cose a posto quindi viaggiano indietro fino al 1955 per evitare che Biff riceva l’almanacco. Scontato che ci riescano, ma il film riserva un’altra sorpresa: in un incidente, Doc viene spedito nel vecchio West, nel 1885… E il film termina con quello che è il vero e proprio trailer del seguente capitolo che, come detto, era stato girato in contemporanea a questo.

Che dire quindi del secondo Ritorno al futuro? Buco di trama a parte, siamo di nuovo di fronte ad un film realizzato in maniera impeccabile. La Hill Valley del futuro è splendida con la sua tecnologia iperavanzata e gli ovvi riferimenti a quella vista nel 1985 e nel 1955 (per esempio la torre dell’orologio è ancora fuori uso!). La sceneggiatura ancora una volta gioca sul ripetersi delle cose a distanza di anni, coi figli che sono uguali ai genitori e con le persone che non apprendono dai propri errori. Per essere una commedia, ci si possono far su delle riflessioni non banali!

Ma sicuramente è il futuro distopico con Biff presidente a risultare l’elemento più incredibilmente attuale del film, visto quello che sta succedendo in questi anni! Per concludere, la seconda parte della trilogia di Ritorno al futuro non delude, anzi, è un gran film che contiene molta della genialità del primo filma anche se probabilmente non arriva alle stesse vette qualitative. In ogni caso è un film che non stanca mai e che rimane godibile anche alla quindicesima visione! Ciao!

PS: c’è un piccolo Elijah Wood che gioca ad un arcade game nel 2015!


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12 risposte a "Back to the Future Part II: recensione del film"

  1. il 2015 immaginato 30 anni fa è molto simile a quello che abbiamo visto coi nostri occhi
    non ci sono autovolanti (abbiamo auto elettriche e auto che si guidano da sole, in compenso) ma c’è Trump quasi onnipotente e, in mancanza di boss giapponesi, abbiamo una Cina supercapitalista
    notevole il tributo agli spaghetti western di Sergio Leone: nel film 2 Biff si diverte moltissimo a vedere (a mollo nell’idromassaggio) la furbata di Clint, ma nel film 3 la furbata di Clint la copia il suo nemico e lui, il sadico pistolero del 1885, quel film non poteva averlo visto!

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    1. Zemeckis era fissato col western, lo metteva dappertutto! Interessante che il seguito di un suo film, The Jewel of the Nile, cominci con una parte western che c’entra poco e nulla col resto del film. Chissà se fu Zemeckis a suggerirlo… X–D

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  2. “Una Pepsi perfetta, un Pepsi” (cit.) penso che sia il film che ha spiegato i paradossi temporali ad un paio di generazioni, come fare fantascienza così calata in una dimensione pop da renderla vera e propria cultura popolare, per altro un seguito arrivato molti anni dopo il primo film, eppure quasi non si nota, una vera macchina del tempo 😉 Cheers

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    1. Verissimo, di fatto la scena iniziale è praticamente indistinguibile da quella finale del primo film!

      Grazie a Zemeckis tutti hanno un’infarinatura in Viaggio nel tempo, così è un gioco da ragazzi capire tutti quei film di Star Trek dove capitani vari vanno indietro nel tempo a creare paradossi! :–D

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  3. Condivido pienamente, un riuscito seguito del primo film. Peccato per quel buco di trama che risulta un po’ forzato*, ma per esigenze di sceneggiatura credo fosse la soluzione migliore (forse Martin e Doc a forza di viaggiare nel tempo hanno sviluppato una sorta di “magnetismo temporale” che li rende più resistenti ai cambiamenti della traccia temporale).

    Comunque io un po’ rimango deluso per il fatto che il 2015 non sia stato come quello immaginato nel film (siamo riusciti solo a copiare la parte peggiore del film).

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    1. Effettivamente sarebbe stato meglio copiare le macchine volanti invece che Trump! X–D

      È un buco di trama che comunque non impedisce di divertirsi ed apprezzare il film che rimane uno dei migliori sequel mai fatti nella storia del cinema senza ombra di dubbio! :–)

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