Dirty Dancing: recensione del film

È possibile che io abbia visto per la prima volta a 39 anni, nel 2021, Dirty Dancing (Dirty Dancing – Balli proibiti), cult movie del 1987 di Emile Ardolino? Sì, è possibile. Pensavo erroneamente che fosse un musical, e di solito mi ci tengo alla larga, e non è che le commedie romantiche siano proprio il mio genere preferito. Ma siccome alla fine guardo di tutto, eccomi a scrivere di questo film che tutti tranne me conoscono da tempo.

1963. Baby (Jennifer Grey), sua sorella maggiore (Jane Bruckner) e i suoi genitori (Jerry Orbach e Kelly Bishop) vanno a passare l’estate in un resort per famiglie medio-alto borghesi. Lì si occupano dell’intrattenimento ballerini e artisti vari che fanno feste molto più divertenti di quelle organizzate per le famiglie, e su tutti spiccano Johnny (Patrick Swayze) e la sua partner di danza Penny (Cynthia Rhodes). Il primo si gode la sua popolarità tra le donne di tutte le età del resort, e la seconda… è fuori gioco tutta l’estate per un aborto illegale eseguito malamente. Sta a Baby sostituirla, e da lì all’amore con Johnny il passo è breve.

Che dire di Dirty Dancing? Personalmente ho trovato molto azzeccati i personaggi calati benissimo negli Stati Uniti del 1963, col loro ottimismo derivato dal boom economico e dal non essere ancora entrati ufficialmente e pienamente in crisi di valori con la guerra del Vietnam, gli omicidi di JFK e Martin Luther King, e tutto il resto.

Tutti erano allegri e felici, e il pregiudizio regnava sovrano, con le famiglie borghesi che godevano degli artisti ingaggiati per le attività sociali, ma che ne pensavano tutto il peggio possibile, fondamentalmente che fossero dei depravati privi di valori (qualcosa di simile si vede anche in Back to the Future, Ritorno al futuro, 1985, quando nel 1955 Biff evita di confrontarsi con quelli della band di Marvin Berry perché stavano fumando delle droghe!). E, come detto, l’aborto era illegale, si poteva far licenziare qualcuno semplicemente accusandolo di essere un ladro di fronte a tutti, e minori di età potevano avere relazioni con persone molto più grandi così, senza che ci si facesse delle domande.

Ma lasciando da parte quanto sia orribile la società di Dirty Dancing, parliamo delle cose positive del film. Fatte le dovute differenze, il personaggio di Patrick Swayze è simile in alcuni aspetti a quello di James Dean di Rebel Without a Cause (Gioventù bruciata, 1955): non sa bene cosa fare della propria vita, è impulsivo, si lascia andare a comportamenti irrazionali (danneggia pure la sua stessa auto, ad un certo punto), eppure, o forse proprio per questo, ha anche un fascino magnetico.

E devo dire che la storia tra Baby e Johnny è credibile, si sviluppa bene durante il film e i due attori dimostrano di avere parecchia chimica tra di loro. Il resto della trama risulta un po’ forzato, però, e molti dei suoi elementi sembrano incastrati malamente in una storia che non sa sviluppare nulla oltre alla relazione tra i due protagonisti e le loro caldissime sessioni di ballo. 

Ecco quindi personaggi assurdamente monodimensionali come il figlio del padrone del resort (Lonny Price) e forzature come l’assunzione del padre di Baby che Johnny sia il responsabile dell’aborto di Penny quando invece non c’entra niente. Anche Robbie Gould (Max Cantor), che alla fine è fondamentale per la storia in almeno due dei suoi snodi principali, è poco più di una comparsa e non sembra credibile che sia riuscito a farsi amare dalla bella e brava Penny

La cosa che mi è piaciuta di meno, comunque, è la canzone (I’ve Had) The Time of My Life di Bill Medley e Jennifer Warnes che è decisamente anni Ottanta e fuori ambientazione ma è usata in modo diegetico per l’ultimo ballo dei due protagonisti. È chiaro come ci fosse la consapevolezza di fare un torto all’ambientazione usandola, lo sottolinea pure una battuta di un personaggio (Jack Weston): “Do you have sheet music on this stuff?” (Avete gli spartiti di questa roba?). Ma visto che proprio questa canzone è diventata immortale grazie a questo film evidentemente fecero bene gli autori del film ad usarla, almeno dal punto di vista commerciale naturalmente.

Concludo dicendo che Dirty Dancing mi è sembrato migliore di quanto avessi immaginato, ma mi è parso comunque un film abbastanza mediocre che ha ottenuto un successo enorme grazie alle sue musiche e alle doti artistiche dei suoi due giovani protagonisti (non così giovani come i personaggi che interpretano!) che hanno fatto sognare tanti e tante adolescenti che con questo film sono cresciuti. Da vedere per sapere di che si tratta, quanto meno. Ciao! 


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17 risposte a "Dirty Dancing: recensione del film"

  1. Pensa che io non l’ho mai visto tutto intero, perchè anch’io mi tengo alla larga dai musical. Qualche scena qua e là, quando è passato in televisione, ma non mi è mai venuta voglia di vederlo tutto.

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  2. In casa mia è un cult, mia mamma e mia sorella lo guardano ogni volta che passa in televisione, e anche io lo rivedo con piacere. E’ un film senza tante pretese, però ha il pregio di farti stare bene e secondo me è già un merito sufficiente.

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    1. Farti stare bene si, da un certo punto di vista, ma mi ha pure inquietato un po’, la società USA apparentemente perfetta dei primi anni sessanta nasconde dei lati oscuri notevoli!

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  3. Dirty Dancing è il film che, se lo trovo in tv girando i canali, non posso fare a meno di guardare, è più forte di me! Razionalmente gli riconosco tutti i difetti che tu hai giustamente sottolineato, ma per me resta un classico che conosco a memoria, che cito a sproposito (la mia battuta preferita è “Ho portato un cocomero”) e di cui canto e ricanto le canzoni (il balletto potrei farlo, per come lo conosco a memoria, ma non senza un Patrick Swayze che mi prenda al volo). E’ sempre bello sentirne parlare (di questo, del remake invece meglio tacere) quindi grazie!

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    1. Guardandolo si capisce perfettamente il perché del suo status di film di culto. Però Swayze io continuo a preferirlo in Point Break mentre rapina banche, fa surf e si butta col paracadute da un aeroplano! :–D

      (il remake non sapevo nemmeno esistesse, ma me ne terrò alla larga come faccio di solito coi remake)

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  4. Anche io pensavo di assistere a una tortura, e invece è “medio” nel suo sviluppo del tutto classico. Tantissime però le scene cult, praticamente ogni ballo tra loro è iconico e il film è abbastanza pacchiano da essere apprezzato e citato un po’ ovunque a scopo comico, infatti ci è tornato in mente e lo abbiamo visto grazie a una citazione in how i met your mother. Comunque è chiaro che può essere il guilty pleasure quintessenziale, soprattutto per le fan del compianto Patrick.

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    1. Io ormai sono zen, dico sì a tutte le proposte di film e cerco di trovare elementi di interesse in tutto. Spesso ci riesco, a volte no, ma Dirty Dancing ha sorpreso pure me. Diciamo che sibcapisce perché sia un cult movie, anche se secondo me la scena più famosa con la canzone più famosa del film è anche il suo momento peggiore! X–D

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  5. Sam Simon! Non ci provare! Non toccarmi Dirty Dancing! “Nessuno può mettere Baby in un angolo!” 😀
    Ho ancora la musicassetta con la colonna sonora, vicino a “Stars” dei Simply Red, alle Greatest Hits dei Police e alle due The Very Best Of Elton John, dio quanto sono vecchia…
    Non solo esiste un remake, ma c’è anche un seguito, leggermente più guardabile del remake, ma l’originale è inarrivabile, grazie anche a Patrick Swayze. Attore completo, riusciva ad credibile in qualsiasi ruolo, è lui che canta “She’s like the wind”, e manca tantissimo.

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    1. Figurati! Ma spero che si capisca che in realtà la visione mi ha sorpreso positivamente, c’ho trovato parecchi elementi di interesse! Swayze era fantastico, e mi perdonerai (spero) se lo preferisco in Point Break! :–D

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      1. Ti perdono per stavolta, dai! 😛
        Non dirlo a nessuno, ma anch’io lo preferisco in “Point Break” (di cui sono sicurissima che non esista un remake)…shhh

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