Moving Pictures: recensione del libro

Moving Pictures (Stelle cadenti è il pessimo titolo italiano) è il decimo libro del Discworld ed è normalmente catalogato tra quelli della rivoluzione industriale anche se, secondo il mio modestissimo parere, è più un libro a sé stante dove hanno un ruolo di rilievo i maghi dell’Unseen University. Insieme a loro, come spesso accade con i maghi e Rincewind in particolare, ecco anche i mostri delle Dungeon Dimensions (Dimensioni sotterranee in italiano, mi dice Wikipedia), e quindi un tocco di Lovecraft, che non fa mai male. Personalmente non lo considero parte della rivoluzione industriale semplicemente perché l’innovazione di cui tratta, al contrario del servizio postale di Going Postal o della banca di Making Money,  non entra a far parte del mondo nei libri successivi.

Ma parliamo, quindi, di Moving Pictures. Presso Ankh Morpork, a Holy Wood, fiorisce una nuova industria quando diventa possibile girare dei veri e propri film grazie ad una nuova tecnologia (che usa dei demoni che catturano le immagini, un po’ come accadeva con la macchina fotografica di Twoflower in The Colour of Magic). Ne seguiamo due giovani stelle, Victor e Ginger, accompagnate dal cane parlante Gaspode1, ed ha un ruolo prominente, da produttore, anche il noto Cut-Me-Own-Throat Dibbler (accompagnato da un Detritus ancora non arruolato nella Watch, succederà in Men at Arms). Inizialmente tutto va a meraviglia, ma poi tutta questa attività creativa comincia a distorcere la realtà e attira l’attenzione delle creature delle Dungeon Dimensions

Siamo onesti: adoro il cinema e vado matto per il Discworld, poteva forse non piacermi questo libro? No, appunto. Ed infatti lo adoro in ogni suo più piccolo particolare. Sicuramente mi sono sfuggite alcune citazioni, ma ho apprezzato tutti i riferimenti a Gone with the Wind (Via col vento), King Kong (con l’immancabile bibliotecario orango tango dell’Università), Lassie (il cane intelligentissimo, diciamo così), Casablanca, Snowwhite (Biancaneve e i sette nani)… Pratchett ha voluto omaggiare il periodo d’oro di Hollywood ed è riuscito a farlo in un libro pienissimo di umorismo2. E non lo ha fatto in modo ingenuo, visto che non manca una critica sottile ad un sistema in cui le ragazze valgono solo se risultano belle alla telecamera e alle ragioni dei produttori che poco hanno a che vedere con l’arte pur producendo opere artistiche.

Quindi se pensate che l’intero libro sia solo battute e parodie3, vi sbagliate di grosso. Per esempio, il tema del successo effimero e del credere nelle proprie possibilità fa scrivere a Pratchett alcuni dei suoi passaggi più poetici ed evocativi4. Altro tema sviscerato in Moving Pictures è quello della fede che ancora una volta gioca un ruolo fondamentale nel Discworld, cosa che sapevamo già da Small Gods: se si crede in qualcosa, si dà potere a quel qualcosa5. Con la realtà che viene distorta dall’attività di Holy Wood, la percezione delle cose (e le aspettative su come queste cose dovrebbero essere) diventa di fondamentale importanza, più che le cose stesse. Qui c’è addirittura la ricostruzione di Ankh-Morpork che appare più reale di Ankh-Morpork stessa! Gaspode, personaggio a dir poco strabiliante, ha un sacco di battute ciniche su questo, cosa che fa pensare molto oltre a far ridere in più occasioni6, e non è un caso che Pratchett lo abbia riutilizzato in Men at Arms

Infine, i maghi qui sono usati benissimo, e come sempre (almeno secondo me) funzionano meglio come personaggi secondari che come protagonisti. Da notare la prima apparizione di Mustrum Ridcully, Archchancellor che resterà in carica per tutto il resto della saga, e poi c’è pure Ponder Stibbons, deus ex machina dell’Università e anche lui destinato a restare in giro per parecchio tempo.

Chiudo qui, anche se essendo questo uno dei libri che più amo del Discworld potrei parlarne per giorni e giorni. Profondo, divertente, e con un tema che non potrei amare di più, Moving Pictures è assolutamente un must, da leggere a tutti i costi! Ciao! 


1. Ma non è l’unico animale che parla in questo libro. Invece, non parla nessun cammello: “Camels are far too intelligent to admit to being intelligent” (i cammelli sono troppo intelligenti per ammettere di esserlo).

2. Ci sono anche riferimenti a personaggi importanti dell’epoca come Sam Goldwyn, per esempio, ma soprattutto…. C’è pure Predator! E Star Trek! No, non me lo sono immaginato io, giudicate voi: “This is space. It’s sometimes called the final frontier. (Except that of course you can’t have a final frontier, because there’d be nothing for it to be a frontier to, but as frontiers go, it’s pretty penultimate…)“, cioè “Questo è lo spazio. A volte è chiamato l’ultima frontiera. (Salvo che non può esistere un’ultima frontiera, perché non ci sarebbe nulla con cui avere una frontiera, ma, in quanto a frontiere, è abbastanza penultima…)“.

3. Di battute ce ne sono eccome. Un esempio? “Inside every old person is a young person wondering what happened” (In ogni persona anziana c’è una persona giovane che si chiede cosa sia successo).

4. “You know what the greatest tragedy is in the whole world?… It’s all the people who never find out what it is they really want to do or what it is they’re really good at. It’s all the sons who become blacksmiths because their fathers were blacksmiths. It’s all the people who could be really fantastic flute players who grow old and die without ever seeing a musical instrument, so they become bad plowmen instead. It’s all the people with talents who never even find out. Maybe they are never even born in a time when it’s even possible to find out. It’s all the people who never get to know what it is that they can really be. It’s all the wasted chances.” (Non mi metto a tradurlo letteralmente, ne rovinerei la poetica, ma tutto il discorso verte sul vivere vite senza sviluppare i propri veri talenti per colpa di circostanze fuori dal nostro controllo).

5. “Believe it. That was the way. Never stop believing. Fool the eye, fool the brain.” (Credici. Così si fa. Non smettere mai di crederci. Inganni l’occhio, inganni il cervello). E anche: “What was it they said about the gods? They wouldn’t exist if there weren’t people to believe in them? And that applied to everything. Reality was what went on inside people’s heads.” (Cos’`e che dicevano degli dèi? Non esisterebbero se la gente non ci credesse? E questo è vero per tutto. La realtà è ciò che accade nella testa delle persone).

6. Per esempio, Laddie è considerato un cane intelligentissimo perché fa tutto ciò che la gente crede debba fare un cane intelligentissimo: Gaspode no, ma in realtà è un genio rispetto a Laddie!


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