Conan the Barbarian: recensione del film

30 luglio 2021, Arnold Schwarzenegger compie 74 anni. Poteva non festeggiarlo vengonofuoridallefottutepareti? Eccoci qua, quindi (insieme a Cassidy de La bara volante)!

Conan the Barbarian (Conan il barbaro) è un film del 1982 scritto e diretto da John Milius (la sceneggiatura è attribuita anche a Oliver Stone perché fu sua la prima stesura in una vera e propria odissea  produttiva, ma Milius la cambiò quasi interamente). È il film che lanciò Arnold Schwarzenegger nell’Olimpo degli attori più famosi di Hollywood visto che fu il suo primo film da protagonista e, diciamolo, la sua prova è ineccepibile. Molto fisica, coi dialoghi ai minimi termini, dette vita ad un personaggio memorabile.

Ma andiamo con ordine, visto che di cose memorabili questo film è pieno zeppo! Molti anni prima della nascita di Cristo, eccoci in un villaggio dove Conan è un ragazzino (interpretato dallo spagnolo Jorge Sanz: il film fu girato in Spagna) a cui il padre (William Smith) insegna che l’unica cosa a cui può credere nella vita è l’acciaio della sua spada. E olé, dopo aver aperto il film con una citazione di Nietzsche, Milius continua con le sue idee di individualismo estremo (non a caso aveva scritto, tra le altre cose, la sceneggiatura di Dirty Harry, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, 1971) da cui emerge anche il suo amore per le armi (come Charlton Heston, anche Milius è stato uno dei nomi di punta della National Rifle Association, NRA).

Ma sto già divagando! Il villaggio di Conan viene messo a ferro e fuoco da dei cavalieri per motivi ignoti. Gli adulti vengono tutti uccisi mentre i bambini vengono deportati per essere messi a girare un’enorme ruota in mezzo al deserto. Particolarmente scioccante come il leader dei cavalieri, James Earl Jones, decapiti la madre di Conan (Nadiuska) con lui lì presente. Dopo vari anni Conan (Arnold Schwarzenegger) rimane l’unico a girare quella ruota e finalmente viene venduto ad un mercante (Luis Barboo) che lo fa addestrare e lo fa combattere in arene dove rapidamente diventa imbattibile.

Dopo qualche tempo lo libera e Conan decide di vendicare la morte dei suoi genitori insieme ai due compagni di avventura Subotai (Gerry Lopez) e Valeria (Sandahl Bergman). Valeria è in realtà qualcosa di più di una compagna di avventure, visto che tra lei e Conan sboccia l’amore, pur se con un finale tragico…

Che dire di Conan the Barbarian? Potrei semplicemente definirlo un capolavoro dell’epica assolutamente inarrivabile e chiuderla qui, ma preferisco spiegarmi un po’ meglio. Epico, quindi: sicuramente sì, e pure fantasy visto che non mancano maghi e streghe nella storia. In un pout-pourri di epoche e luoghi che spaziano dal decadente impero romano alla Mongolia di Gengis KhanConan the Barbarian costruisce un suo mondo basato sui racconti pulp di Robert E. Howard degli anni Trenta e poi ripresi decadi più tardi da autori vari ma in cui comunque Milius si prese molte libertà rispetto al personaggio originale.

Il senso dell’epica lo danno il classico viaggio dell’eroe archetipo (quello descritto da Joseph Campbell in The Hero with a Thousand Faces, L’eroe dai mille volti, pubblicato nel 1949), una colonna sonora a dir poco incredibile di Basil Poledouris, e una serie di location e set che dipingono un vero e proprio mondo di cui si intuiscono storie, leggende e istituzioni (in stile Terra di Mezzo di Tolkien).

Poi Milius non ne sbaglia una: Schwarzenegger è nato per fare il protagonista di questo film. Di poche parole, con un fisico da non credere, si buttò anima e corpo nell’impresa facendo i suoi stessi stunt e tentando di migliorare in ogni modo sia la sua pronuncia inglese che soffriva del suo caratteristico accento austriaco, sia le sue doti recitative (e pare che Max von Sydow, che interpreta re Osric, lo aiutò non poco in questa seconda impresa).

La messa in scena è perfetta: il mondo di Conan è duro, polveroso nel deserto e freddissimo sulle montagne, il sangue scorre a fiumi nelle battaglie e nelle lotte nell’arena (e vari aneddoti raccontano di come quel sangue finto fosse fatto con la vodka che le comparse gradivano non poco), e anche se a volte qualche scenografia sembra un po’ posticcia gli effetti speciali pratici come il serpente gigantesco o l’estrema fisicità dei combattimenti salvano tutto a livello visivo.

La colonna sonora, come detto, è fenomenale, memorabile, potentissima (e a quanto pare fu la prima nella storia di Hollywood ad essere sistematicamente sincronizzata con l’azione sullo schermo con un apposito software). Il compositore confermerà il suo talento lavorando a Robocop (1987) e Starship Troopers (Starship Troopers – Fanteria dello spazio, 1997), giusto per nominarne un paio, ma basta ascoltare Riddle of Steel / Riders of Doom per immaginarsi orde di cavalieri e battaglie epiche. Barocchissimo (pure coi cori in finto latino in stile Carmina Burana), certo, ma perfetto nell’evocare quella grandiosità di cui un personaggio come Conan aveva bisogno.

Si nota che l’intento fosse quello di creare una vera e propria saga epica, ma gli incassi non particolarmente stellari portarono soltanto a realizzare il seguito due anni dopo, Conan the Destroyer (Conan il distruttore), e poi ad abbandonare la cosa. E non sarà certamente il remake del 2011 diretto da quell’inetto di Marcus Nispel a ridare vita al progetto!

Ma non è importante perché il film di Milius è una gioia per gli occhi e per le orecchie e si lascia guardare e riguardare che è un piacere. Personalmente, ogni uno o due anni me lo riguardo e ogni volta è un’esperienza esaltante e per giorni poi mi canticchio i temi principali della colonna sonora… Insomma, più consigliato di così non si può! Ciao! 


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14 risposte a "Conan the Barbarian: recensione del film"

  1. Non sono riuscito a mandarti il link per motivi (dis)organizzativi, ma sono pronto per la festa anzi, aggiungo questo tuo post alla fine del mio. Del film cosa ti devo dire, Arnold sembra uscito dalle illustrazioni di Frank Frazetta, Milius è uno dei più grandi e i primi venti minuti di questo film, sono qualcosa che andrebbe studiato e poi conservato in un museo per quanto sono perfetti, mi hai fatto venire voglia di andare a rivederlo… Auguri Arnold! 😉 Cheers

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  2. Bel film, anche se ci sono troppi pellicciotti.
    Milius come carattere è piuttosto vicino alla filosofia di Howard, però essendo io un amante dei fumetti di Roy Thomas, forse sono in qualche modo più affezionato al secondo film, che di solito tutti disprezzano.
    Il remake semplicemente non esiste. Persino il film sull’A-team mi è piaciuto di più. Fino a qualche anno fa si poteva ancora sperare che Arnie interpretasse l’anziano King Conan, ma ormai…

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    1. Roy Thomas l’ho menzionato giusto ieri scrivendo di Fire and Ice di Bakshi! Il secondo film di Conan mi piace meno, ma lungi da me disprezzarlo! Prima o poi ne scriverò…

      Sul remake siamo d’accordo: non esiste. :–)

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      1. Ma perché, ne è stato fatto un remake? Per me Nispel non esiste nemmeno, figurati se può aver girato un remake di Conan (si ride per esorcizzare dolorosi ricordi)! 😜
        Parlando poi di “Conan the Destroyer” è evidente quanto rispetto al predecessore prenda una strada diversa (Thomas non è Milius, ovvio, e nemmeno deve imitarne lo stile), com’è altrettanto evidente che il risultato finale non sia affatto da disprezzare, anzi: tutt’al più si può osservare la sua tendenza a sostituire l’epicità e la crudezza del primo film con un tono più leggero e scanzonato, da non intendersi però in senso negativo…
        Alla tua puntuale e del tutto condivisibile recensione aggiungo solo una piccola curiosità: il nostro Cimmero preferito, oltre ad Arnie, ha avuto un altro interprete teutonico nel corso degli anni… sto parlando del collega bodybuilder Ralf Moeller, il Conan della serie televisiva (di scarso successo, peraltro) che ti linko qui sotto 😉
        https://en.wikipedia.org/wiki/Conan_the_Adventurer_(1997_TV_series)

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      2. Non conoscevo la serie, lo ammetto, ma non sono ferrato in tema televisivo (salvo eccezioni star trekkose, per lo più)! Concordo sul secondo film, e credo che ne scriverò prima o poi! :–)

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